La guerra a Gaza continua a colpire duramente la popolazione civile e, con essa, il sistema sanitario. A preoccupare in modo crescente la comunità medica internazionale non è solo la portata della crisi umanitaria, ma il sistematico attacco contro ospedali, personale sanitario e strutture di cura, che viola apertamente le Convenzioni di Ginevra. Da Fnomceo all’Oms, dagli psicologi Cnop fino all’Isde, la voce delle istituzioni sanitarie si leva compatta per denunciare la tragedia in corso e chiedere misure immediate per proteggere i civili, i pazienti e chi li assiste.
In Italia, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) ha espresso “sgomento” per l’uccisione dei figli della dottoressa al-Najjar a seguito della distruzione della sua abitazione, mentre lei era in servizio. “Hanno ucciso i nostri figli”, ha detto il presidente Filippo Anelli, sottolineando che “alle bombe si aggiunge la fame e alla mancanza di cibo si aggiunge la carenza di farmaci”. Fnomceo ha chiesto l’attivazione immediata di un corridoio umanitario per garantire la sicurezza degli operatori sanitari e la continuità delle cure, denunciando ogni attacco agli ospedali come “una violazione delle convenzioni internazionali” e ribadendo l’inviolabilità degli ospedali civili prevista dalla IV Convenzione di Ginevra.
Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un appello accorato. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante l’intervento all’Assemblea mondiale della sanità, ha chiesto a Israele di “avere pietà”, condannando l’uso del cibo e delle forniture mediche come armi di guerra. La distruzione delle strutture sanitarie è stata definita “sistematica” e le condizioni in cui lavorano i pochi ospedali ancora attivi nella Striscia come “impossibili”. Secondo l’Oms, il 94% degli ospedali a Gaza è danneggiato o distrutto, e restano disponibili solo 2.000 posti letto per oltre due milioni di persone.
Un allarme condiviso anche dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (Cnop), che ha diffuso una presa di posizione forte e partecipata, sottolineando la portata devastante del trauma collettivo che la popolazione di Gaza sta subendo. “Non possiamo abituarci alla morte come se fosse una routine”, si legge nel comunicato, che denuncia l’effetto profondo e transgenerazionale dei traumi e invoca un impegno politico per la costruzione della pace. Gli psicologi impegnati nella Striscia lavorano al fianco di chi ha perso tutto, in condizioni di dolore estremo e insicurezza assoluta.
Anche l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (Isde) ha lanciato un appello alla Fnomceo e agli Ordini dei medici italiani per una condanna pubblica degli attacchi al sistema sanitario palestinese. Isde parla di “uso deliberato della fame, della sete e della distruzione della sanità pubblica come strumenti di guerra” e definiscono la situazione “un genocidio aggravato dall’inerzia della comunità internazionale”. La richiesta è quella di una presa di posizione chiara e condivisa per il cessate il fuoco e la fine dei massacri.