Professione medica
Medicina estetica
16/05/2025

Medicina estetica, Bartoletti (Sime): serve registro nazionale dei medici. Troppi rischi da non professionisti

La medicina estetica non è ancora una specializzazione riconosciuta, e viene praticata da tantissimi medici e purtroppo anche da non medici

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In un contesto sempre più affollato di offerte estetiche, spesso proposte in modo opaco e da mani non qualificate, la medicina estetica si trova oggi davanti a un bivio: essere riconosciuta, regolamentata e tutelata, oppure continuare a navigare in acque pericolose per i cittadini. È questo l’allarme lanciato da Emanuele Bartoletti, presidente della Società Italiana di Medicina Estetica (SIME), in apertura del 46° Congresso Nazionale che si svolge a Roma presso il Convention Center "La Nuvola". “Il messaggio che voglio mandare è chiaro: la medicina estetica ha bisogno delle istituzioni – dichiara Bartoletti –. Non è ancora una specializzazione riconosciuta, e viene praticata da tantissimi medici e purtroppo anche da non medici. La domanda è enorme, ma l’offerta di bassa qualità non è da meno”. Un mix pericoloso, in cui proliferano trattamenti estetici improvvisati, eseguiti in ambienti non sanitari, con materiali non idonei, quando non addirittura scaduti. Una pratica che mette a rischio la salute di chi cerca un semplice “ritocco” e che, in alcuni casi recenti, ha avuto esiti tragici.

Serve una svolta normativa. “Chiediamo alle istituzioni di definire ufficialmente cosa sia la medicina estetica, di stabilire un percorso formativo riconosciuto e di istituire un registro nazionale dei medici estetici, accessibile a tutti i cittadini, magari sul sito della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (FNOMCeO)”, propone Bartoletti. Per riconoscere un professionista serio, innanzitutto, deve essere un laureato in Medicina e Chirurgia, requisito spesso trascurato. “Chi fa medicina estetica a tutto tondo non può che essere un medico. Non basta un corso di un weekend per imparare a fare acido ialuronico sulle labbra: quella non è medicina estetica”, chiarisce il presidente. Eppure, secondo i dati della SIME, solo 12 Ordini provinciali su oltre 100 hanno istituito un registro locale dei medici estetici. In questi casi, il cittadino può verificare sul sito dell’Ordine se il professionista ha seguito una scuola quadriennale o un master universitario, oppure se è uno specialista (ad esempio in chirurgia plastica o dermatologia) con una formazione documentata in medicina estetica. Ma per Bartoletti questo non basta più: “Non possiamo aspettare un’altra tragedia per intervenire. Serve un sistema unico, nazionale, trasparente”.

Non è solo la qualità dei professionisti a preoccupare. Sempre più giovani si affidano ai social media e ai tutorial online per cercare soluzioni estetiche rapide, spesso cadendo nella rete di influencer senza competenze sanitarie. A peggiorare la situazione è il fenomeno del “beauty burnout”, una vera e propria forma di esaurimento da pressione estetica. “Parliamo di uno stress esistenziale legato alla necessità di essere belli sempre – spiega Nadia Fraone, consigliere SIME –. Un’ossessione amplificata dai social, che porta alla percezione distorta di sé e a un bisogno continuo di cambiamento”. Una ricerca della società Telpress ha fotografato il fenomeno: nei primi quattro mesi del 2025, la medicina estetica ha generato quasi 8.000 citazioni online, per un totale di 23 milioni di impression e oltre 450.000 interazioni. Nonostante il 66% dei contenuti abbia un tono positivo, il 12% è legato a sentimenti negativi o di preoccupazione, spesso legati a effetti collaterali o esperienze fallimentari. Un altro rischio è l’omologazione dei risultati: visi tutti uguali, trattamenti fotocopia, estetica da algoritmo. “I trattamenti devono essere personalizzati – ribadisce Bartoletti –. Per fortuna, la fase dei ‘volti patetici’ sembra in calo. Ma non possiamo abbassare la guardia. Serve un Osservatorio che monitori le pubblicità online e sui social, per fermare chi specula sulla bellezza e sulla fragilità delle persone”, conclude Bartoletti.

Anna Capasso

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