Il virus respiratorio sinciziale (Rsv) rappresenta un obiettivo sempre più rilevante per le strategie di immunizzazione, particolarmente per le popolazioni vulnerabili come gli anziani e i neonati. Nel corso dell’Annual Meeting & Exposition 2025 dell’American Pharmacists Association (APhA) tenutosi a Nashville, Tennessee, Jeff A. Goad, professore di pratica farmaceutica presso la Chapman University School of Pharmacy di Irvine, California (Stati Uniti), ha illustrato lo stato attuale delle linee guida sui vaccini Rsv, soffermandosi sulle opzioni disponibili, le raccomandazioni per la somministrazione e le considerazioni chiave relative ai vaccini attualmente approvati.
L’Rsv è un virus a RNA a filamento negativo della famiglia Pneumoviridae che colpisce principalmente il sistema respiratorio, risultando tra le principali cause di ospedalizzazione nei neonati e negli anziani. Il componente cruciale per lo sviluppo dei vaccini è la proteina di fusione (F), che facilita l’ingresso del virus nelle cellule ospiti. I vaccini oggi disponibili si concentrano sulla conformazione prefusionale di questa proteina, designata comunemente con il termine «PreF», una scelta che incrementa la risposta immunitaria e l’efficacia vaccinale.
Ad oggi sono disponibili tre vaccini anti-RSV: RSVPreF3 (un vaccino a base proteica adiuvato), RSVpreF (un vaccino a base proteica bivalente non adiuvato) e mRNA-1345 (un vaccino a base di RNA messaggero). Le indicazioni e le raccomandazioni relative a ciascun vaccino, fornite dalla FDA e dal CDC, presentano differenze significative. Ad esempio, la FDA approva l’uso di RSVPreF3 per tutti gli individui sopra i 60 anni, mentre RSVpreF è indicato per gli adulti tra i 18 e i 59 anni a rischio di malattie delle basse vie respiratorie e per le donne in gravidanza tra la 32ª e la 36ª settimana gestazionale, al fine di proteggere i neonati. Tuttavia, attualmente non esistono raccomandazioni del CDC per persone al di sotto dei 60 anni, fatta eccezione per le donne in gravidanza.
Negli adulti anziani, le raccomandazioni sono state recentemente aggiornate: gli individui di età pari o superiore ai 75 anni dovrebbero ricevere il vaccino anti-RSV. Per quelli tra i 60 e i 74 anni, la vaccinazione è consigliata in base a condizioni di salute preesistenti che aumentano il rischio di malattia grave, come malattie cardiovascolari croniche, patologie renali in stadio avanzato o compromissione immunitaria moderata o grave. Per i neonati, la strategia vaccinale si basa sull’immunizzazione materna tra la 32ª e la 36ª settimana di gestazione, che garantisce un’immunità passiva al neonato, oppure sull’uso di anticorpi monoclonali come il nirsevimab, dato che i vaccini anti-RSV non vengono somministrati direttamente ai neonati.
Le raccomandazioni del CDC prevedono la somministrazione dei vaccini anti-RSV tra agosto e ottobre, in vista del picco stagionale che si registra tra dicembre e febbraio. Questa tempistica ottimizza la protezione nel momento di massima trasmissione del virus, tenendo conto che l’immunità vaccinale tende a decrescere con il tempo. Per quanto riguarda la sicurezza, è stato rilevato un possibile aumento del rischio di sindrome di Guillain-Barré associato ai vaccini proteici, ma le autorità sanitarie continuano a monitorare rigorosamente questo segnale.
Un aspetto cruciale riguarda la co-somministrazione dei vaccini anti-RSV con quelli antinfluenzali e anti-COVID-19, pratica incoraggiata per ampliare la protezione contro le malattie prevenibili. Alcuni studi dimostrano che la co-somministrazione non interferisce con la risposta immunitaria, rappresentando un vantaggio soprattutto per gli anziani che spesso ricevono più vaccinazioni durante l’autunno. La maggior parte dei vaccini anti-RSV viene somministrata in farmacie comunitarie, confermando il ruolo centrale dei farmacisti nel promuovere l’adesione vaccinale. L’efficacia dei vaccini anti-RSV è stata documentata sia in studi clinici randomizzati, con percentuali di protezione tra il 67% e l’86%, sia in contesti reali, con un’efficacia riportata tra il 72% e l’83%. Tuttavia, la durata della protezione resta un punto interrogativo, e ulteriori dati saranno necessari per stabilire se saranno richieste dosi aggiuntive in futuro.
A.Z.