Professione medica
Sciopero
20/11/2024

Sciopero nazionale, medici e infermieri in piazza. A rischio il futuro della sanità pubblica

L’obiettivo della protesta è chiaro: chiedere un intervento urgente da parte del Governo in risposta alle difficoltà del settore

sciopero_medici

Ad un anno dall'ultima manifestazione e dallo sciopero nazionale, medici e infermieri sono tornati in piazza per difendere la sanità pubblica, un settore ormai al collasso. L'iniziativa, organizzata dai sindacati Anaao-Assomed, Cimo-Fesmed e Nursing Up, ha visto migliaia di camici bianchi unirsi in un corteo e in una manifestazione in piazza SS Apostoli, con slogan, cori e bandiere a ribadire la loro richiesta di “rispetto e risorse” per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). L’obiettivo della protesta è chiaro: chiedere un intervento urgente da parte del Governo in risposta alle difficoltà del settore. In particolare, i professionisti sanitari puntano il dito contro le risorse insufficienti previste dalla Legge di Bilancio, che, secondo i sindacati, non affrontano adeguatamente la grave carenza di personale e la necessità di adeguamenti salariali.

Le voci dei sindacati e dei professionisti

Pierino Di Silvestro, segretario nazionale di Anaao Assomed, ha lanciato un appello alla Premier Meloni, sollecitando un incontro diretto con il Governo per discutere le necessarie riforme per la sanità. “Siamo vittime tanto quanto i cittadini per il mancato accesso alle cure. Non siamo i carnefici”, ha dichiarato Di Silvestro, sottolineando che sono gli stessi medici e infermieri a dover affrontare ogni giorno le difficoltà di un sistema sanitario sempre più sotto pressione. Anche Antonio De Palma, presidente del Nursing Up, ha criticato gli aumenti salariali previsti dalla Legge di Bilancio, definiti “risibili” rispetto alle esigenze reali. “La risposta del Governo alla carenza di infermieri? Aumenti di 7 euro sono una beffa per chi lavora instancabilmente ogni giorno per i pazienti”, ha detto De Palma, evidenziando anche la necessità di misure concrete per fermare l'esodo di infermieri verso l'estero. Tra i manifestanti, anche giovani medici che, purtroppo, vedono la loro professione svanire sotto il peso di condizioni di lavoro difficili. Carmelo Cusmano e Francesco Leoforte, giovani medici siciliani, hanno partecipato allo sciopero per difendere un futuro che oggi sembra incerto. “Il privato è più sicuro e allettante, e molti di noi sono costretti ad emigrare all'estero”, hanno dichiarato, chiedendo un contratto che tuteli i medici specializzandi e un miglioramento delle condizioni lavorative. Il supporto alla protesta non è arrivato solo dai sindacati italiani, ma anche da associazioni di medici di origine straniera. Foad Aodi, presidente dell'Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), ha espresso pieno sostegno alla mobilitazione, avvertendo che “la sanità è il cuore pulsante del nostro Paese, ma oggi quel cuore rischia di spezzarsi”. Aodi ha evidenziato la fuga di medici e infermieri all'estero, l’aumento delle aggressioni al personale sanitario e la mancanza di risposte concrete dalla politica come le principali problematiche da affrontare.

Le richieste del settore sanitario

Le richieste sono chiare e urgenti: più risorse per la sanità pubblica, la depenalizzazione dell'atto medico per ridurre la medicina difensiva, il miglioramento delle condizioni lavorative, e l'assunzione di personale per far fronte alla carenza crescente. Inoltre, si sollecita l’introduzione di misure per attrarre e trattenere i professionisti sanitari, offrendo salari adeguati e condizioni di lavoro dignitose. Nonostante il forte impatto della protesta, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso) ha comunicato che i disagi nei servizi ospedalieri sono stati limitati. “Le aziende sanitarie si sono organizzate per ridurre al minimo i disservizi e garantire l’emergenza-urgenza”, ha dichiarato Giovanni Migliore, presidente di Fiaso. Se le richieste non dovessero essere accolte, le forze sindacali minacciano di intensificare la protesta con le dimissioni di massa, una mossa che potrebbe mettere ulteriormente in crisi il Sistema Sanitario Nazionale. Di Silvestro ha infatti avvertito che “se il Governo non ascolta, andremo avanti con lo sciopero e, se necessario, con le dimissioni di massa. Non possiamo più accettare di lavorare in queste condizioni”.

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