All’origine del diabete di tipo 2 (T2D) fu il tessuto adiposo disfunzionale. Per molti anni rispetto a questa malattia si sono succedute numerose ipotesi sulle cause della sua insorgenza. Attualmente però quella che trova il maggior consenso dei clinici è che l’insulina resistenza non sia un difetto primario, bensì si sviluppi a seguito dell’aumento della massa grassa, tanto da proporre la definizione di “diabete basato sull’adiposità”.
Questo uno dei temi emersi nell’ambito dei simposi che si sono tenuti durante il 30° Congresso nazionale di diabetologia, organizzato dalla Società italiana di diabetologia (SID). La visione classica del diabete del T2D, nata sulle basi di una semplice interazione tra resistenza all’insulina e carenza di insulina, è per gli esperti destinata ad andare in soffitta per sempre. Le attuali conoscenze cliniche rivelano infatti il ruolo cruciale che riveste il tessuto adiposo che, come evidenzia il Prof. Paolo Sbraccia Direttore della UOC di Medicina Interna e Centro Obesità del Policlinico Tor Vergata,: “Credo che sia tempo che si passi ad utilizzare una classificazione patogenetica piuttosto che continuare ad utilizzare l’indeterminatezza di un numero (tipo 2). In inglese già si usa la definizione Adiposity-Based Diabetes (ABD), in italiano potremmo quindi utilizzare il termine di diabete adiposo o diabete lipotossico. Certo è che le prove a favore di un’origine legata alla incapacità di immagazzinare appropriatamente l’eccesso calorico sono davvero soverchianti”.
Per troppo tempo, secondo i clinici, la ricerca per scoprire i meccanismi alla base della resistenza all’insulina ha lasciato indietro lo studio del tessuto adiposo. A risolvere il dualismo tra le due diverse ipotesi è però intervenuta la genetica individuando non solo loci associati a fenotipi di resistenza all'insulina, ma 53 geni con una capacità limitata di immagazzinare il grasso in modo sano, rinforzando la tesi dell'insulina resistenza come un segno secondario di un tessuto adiposo disfunzionale.
Anche lo studio epidemiologico EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition) ha permesso di dimostrare che i fattori modificabili come l'obesità superavano il rischio genetico nel conferire il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 con un impatto più elevato. Per i ricercatori l’aumento dell’obesità è pertanto da ritenersi parallelo alla prevalenza del T2D, mentre con la chirurgia bariatrica sono riusciti a svelare dei cambiamenti metabolici, in quanto post intervento nelle persone operate si presenta la remissione del diabete.
Questo, secondo gli specialisti, evidenzia il ruolo fondamentale rivestito dal tessuto adiposo nel meccanismo della malattia. Un simposio che, all’interno del Congresso SID, ha quindi riacceso i riflettori su un tema cruciale per la comprensione e la gestione del diabete di tipo 2: le evidenze presentate dai clinici sottolineano quanto sia fondamentale ripensare il diabete non solo come una malattia del metabolismo del glucosio, ma come un disturbo profondamente legato alla disfunzione del tessuto adiposo. In tal senso il T2D è stato ridefinito dagli esperti come un disturbo multifattoriale che coinvolge la disfunzione del tessuto adiposo.
Il ruolo della distribuzione del grasso, che non si verifica in maniera uniforme in tutti i soggetti, fa sì che ci siano soggetti normopeso ma ‘metabolicamente obesi’ e individui obesi ‘metabolicamente sani’. I primi vedono un BMI inferiore a 25 ma con una percentuale di grasso corporeo aumentata e un aumento della circonferenza della vita con depositi di grasso viscerale che li rende maggiormente suscettibili allo sviluppo della malattia. Non a caso l’obesità è associata ad un aumento della secrezione di insulina anche in assenza di insulino-resistenza.
Le nuove evidenze scientifiche rafforzano il concetto del buon controllo dell’eccesso di grasso attraverso uno stile di vita sano in prevenzione e anche attraverso una nuova generazione di farmaci sempre più efficaci per il controllo del peso nel trattamento. Per i clinici dare priorità alla salute del tessuto adiposo, rispetto alla resistenza all’insulina, sia nella prevenzione che nel trattamento può portare a una remissione del T2D per tutta la vita o alla gestione dell’ABD.
Beatrice Curci