L’impatto della terapia insulinica nel paziente con diabete. Questo l’argomento affrontato da Roberto Trevisan, professore associato di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca e direttore del dipartimento di Malattie Endocrine e Diabetologia presso l’Asl Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Nonostante l’introduzione di nuovi farmaci come i SGLT-2 e i GLP1-agonisti, circa il 20% dei diabetici di tipo 2 necessita di terapie insuliniche nel corso della loro malattia, ha spiegato Trevisan. «Purtroppo», ha detto, «l’inizio della terapia insulinica è spesso percepito dal paziente come un netto peggioramento non solo della sua malattia, ma anche della sua qualità di vita». Ha proseguito ricordando che i pazienti devono programmare quotidianamente la somministrazione sottocutanea dell’insulina e aumentare i controlli della glicemia per raggiungere la dose corretta. Questo può portare a ritardi od omissioni nella titolazione della dose, con conseguente scadente controllo glicemico.
«Un diverso regime di somministrazione potrebbe rivelarsi più efficace e sicuro» ha suggerito Trevisan. «Con l’insulina settimanale si passa da 365 a 52 iniezioni l’anno. Questo dato da solo rappresenta una rivoluzione nella vita dei malati di diabete». Ha poi parlato della nuova insulina settimanale, Icodec, che è stata valutata in sei studi clinici denominati Onwards. «In tutti questi studi, nel diabete di tipo 2, l’insulina Icodec si è dimostrata efficace come insulina giornaliera nel migliorare il controllo glicemico senza aumentare significativamente il rischio di ipoglicemia» ha affermato. Infine, il professore ha sottolineato l’importanza dell’educazione dei medici sui nuovi dosaggi settimanali e su un’adeguata titolazione più semplice. «È un cambio di paradigma, una rivoluzione. Quel che fino ad oggi sembrava impensabile, domani sarà la norma e faciliterà la vita dei pazienti, favorendo l’ambiente, perché si ridurrà il consumo, per esempio, di penne e di aghetti. Sarà un beneficio per tutta la nostra società.”
Aggiungendo ulteriori dettagli, Trevisan ha sottolineato come l’insulina settimanale possa rappresentare un cambiamento significativo per i pazienti diabetici, soprattutto per quelli anziani o affetti da altre patologie che richiedono l’assunzione di molte altre terapie ogni giorno. «Per la prima volta il paziente non deve pianificare sempre le singole giornate in base alla terapia. In sostanza un netto miglioramento della qualità di vita». Inoltre, la nuova insulina settimanale può contribuire a ridurre le complicanze legate al diabete a lungo termine, mantenendo una maggiore stabilità della glicemia durante il giorno. «Questo significa che la nuova insulina mantiene una maggiore stabilità della glicemia durante il giorno e questo nel lungo termine contribuirà a ridurre le complicanze legate al diabete». Un altro vantaggio di questa formulazione settimanale, ha aggiunto, sarà la possibilità di ridurre l’impegno richiesto dagli operatori sanitari o dai familiari che si occupano dei diabetici fragili che necessitano di terapia con insulina basale. «Invece di dover somministrare l’insulina ogni giorno alla stessa ora basterà una sola volta alla settimana e non c’è nessun problema con l’orario di somministrazione». Concludendo, Trevisan ha sottolineato come, a più di 100 anni dalla scoperta dell’insulina, la possibilità di ridurre drasticamente il numero di somministrazioni offre una grande opportunità di semplificazione e anche di miglioramento della terapia insulinica in molti diabetici di tipo 2. «Un’educazione adeguata dei medici sui nuovi dosaggi settimanali e su un’adeguata titolazione più semplice sarà cruciale per il successo di questa nuova molecola».