«La recente approvazione dell'insulina settimanale da parte dell'Agenzia europea sul farmaco (Ema) è molto importante perché di fatto cambia la storia dell'insulina, una delle storie più affascinanti della medicina che ha messo a disposizione delle persone che vivono con il diabete un farmaco in grado di salvare decine di milioni di vite. Nonostante gli sviluppi incredibili della qualità della molecola, però, la terapia doveva essere somministrata quotidianamente o addirittura più volte nel corso della stessa giornata. Oggi lo scenario cambia perché, quantomeno per le persone che iniettano insulina basale una sola volta al giorno, con questa nuova insulina (Icodec) sarà possibile passare a una somministrazione a settimana». Lo afferma il prof. Paolo Di Bartolo, dell’Unità Ospedaliera di Diabetologia di Ravenna e responsabile del programma di assistenza diabetologica dell'Ausl Romagna.
«L’Ema, oltre ad approvare Icodec a livello europeo, ha raccomandato alle agenzie nazionali [tra cui Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco] di procedere all'approvazione e alla messa a disposizione delle persone con diabete di questa rilevante innovazione. È ovvio» sottolinea Di Bartolo «che l’auspicio di tutti è che Aifa accolga l’invito di Ema in tempi possibilmente brevi».
Questa novità farmaceutica, aggiunge Di Bartolo, ha in particolare un aspetto importante per le persone in terapia insulinica: quello della maneggevolezza del trattamento. «L’aderenza alla terapia è uno degli elementi più importanti per garantire il raggiungimento e il mantenimento del buon controllo della glicemia e noi sappiamo che se i nostri pazienti raggiungono e mantengono un ottimo controllo della glicemia sono ovviamente in condizioni di prevenire le complicanze croniche del diabete stesso» spiega l’esperto. «Somministrare insulina una volta alla settimana invece che una volta tutti i giorni equivale a un numero dell’85% inferiore nell'arco di un anno di somministrazioni di iniezioni. Al di là di quanto è emerso nei trial di registrazione che comunque hanno dato esiti buoni ma rispecchiano un ambiente sperimentale ci attendiamo che nella vita quotidiana (nel real world) questo farmaco vada a impattare proprio sulla maggiore aderenza».
Non si tratta però solo di vedere diminuire il numero di somministrazioni per il paziente, evidenzia Di Bartolo, «ma si tratta di migliorare notevolmente la qualità della vita perché le persone che somministrano insulina tutti i giorni, al di là dell’atto dell’iniezione, sono costretti a soffermarsi a ragionare e prendere decisioni, cercando di capire se si sono iniettati l'insulina, se hanno fatto la dose giusta, sul valore della glicemia al mattino. Tutto questo si trasforma in un peso, il cosiddetto ‘fardello della malattia’ (burden of disease), che va al di là del ‘bucare la pancia’. Questo fardello, se protratto nel tempo, può condizionare il ‘burnout’, cioè l'abbandono da parte del paziente, con il rifiuto di dover affrontare tutti i giorni questi momenti decisionali. Oltre a questo» aggiunge il diabetologo «va detto che il passare da una somministrazione giornaliera a una somministrazione settimanale è molto probabile che faccia cadere uno degli elementi che oggi costituiscono una barriera per i pazienti nel poter iniziare la terapia insulinica. L’avvio di un trattamento con insulina, infatti, per un paziente ha come chiaro significato l’idea di fare l’iniezione anche più volte al giorno (si pensi all’idea della ‘puntura’ nei bambini). Mettere a disposizione una soluzione di questo tipo sicuramente permetterà al paziente di far cadere le proprie remore, le proprie difficoltà e i propri dubbi e di accettare di entrare in una terapia, quella insulinica, che per definizione è la terapia del diabete».