Necessario “un provvedimento straordinario di 432 milioni di euro, con alla base l'aumento dell'indennità di specificità infermieristica”. È questa richiesta rivolta al Governo da parte di Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up che, in una lunga lettera, evidenzia la difficile situazione economica in cui vivono gli infermieri italiani. I dati dell'ISTAT confermano la gravità dello stato in cui si trovano milioni di persone in Italia. Nonostante l'aumento dell'occupazione e l'introduzione dell'assegno unico, il quadro complessivo rimane cupo, con così tante persone in difficoltà e in condizioni di “grave deprivazione”. Il fatto che gli stipendi degli infermieri siano fermi da otto anni è “particolarmente allarmante”, considerando il ruolo fondamentale che svolgono nel sistema sanitario. Le trattative per il nuovo contratto della sanità dovrebbero essere un'opportunità per affrontare questa questione e garantire retribuzioni adeguate agli infermieri.
“Definirci i "nuovi poveri" potrebbe sembrare una forzatura, una esagerazione. Numeri alla mano, però, non è affatto così. I professionisti sanitari italiani dell'area non medica, con il proprio reddito medio di 24.168 euro annui, si attestano nettamente al di sotto della media del reddito nazionale (36mila euro)”, scrive De Palma. “Lo stipendio medio per gli infermieri italiani è di circa 1700 euro mensili. Un salario "che ahimè non tocca certo a tutti gli operatori sanitari, dal momento che è comprensivo di premi e di straordinari, ciò equivale a dire che ci sono quegli infermieri che percepiscono cifre ben inferiori", continua De Palma.
Solo nel 2020, con una inflazione già preoccupante, ma non certo alta come quella di oggi, alla luce della sua magra retribuzione, l'infermiere era collocato ampiamente al di sotto della soglia di povertà ISTAT per una città del Nord Italia, pari ad euro 1700 circa. “L'aumento vertiginoso delle responsabilità dei professionisti della salute e l'arrivo dell’emergenza Covid, ci ha proiettati in un sistema sanitario che ci ha letteralmente risucchiato e ingabbiato in turni massacranti, e questo non fa certo il paio con una valorizzazione che da anni segue il vergognoso e inspiegabile percorso del "vorrei ma non posso" e delle pacche sulle spalle”, spiega.
Oggi, “con una inflazione che non ha mai conosciuto un picco del genere dal lontano 1995: i rincari vertiginosi delle utenze domestiche, e adesso anche l'aumento dei beni di prima necessità, a partire dal carrello della spesa, proiettano gli infermieri italiani, con il loro magro stipendio, in una situazione di estremo disagio. È un dato di fatto, la politica nazionale e regionale ci ha letteralmente voltato le spalle. Siamo agli ultimi posti in Europa per retribuzione media. L'arrivo del "ciclone inflazione" e l'aumento del costo della vita non hanno certo fatto il paio con la revisione degli stipendi dei professionisti dell'assistenza. E se al Sud chi ha la fortuna di avere "casa di famiglia" o paga un affitto ragionevole, riesce a reggersi o galla, al Nord, con il caro abitazioni, scatta una vera e propria battaglia per la sopravvivenza. De Palma conclude con una disamina dei dati della povertà in Italia. Il rapporto sulle condizioni di vita e sul reddito delle famiglie nel 2023, fotografa un paese meno fragile e meno diseguale, sia pure con le solite differenze a livello geografico. Scende al 18,9% la percentuale di popolazione a rischio povertà per mancanza di un reddito adeguato (era il 20,1% l'anno precedente). Segue un andamento analogo, con una riduzione dal 24,4% al 22,8% la quota di persone a rischio povertà ed esclusione sociale (che incrocia i fattori economici con la bassa intensità di lavoro). In quadro tutto sommato positivo si segnala però un lieve aumento della popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,7% rispetto al 4,5%). “L'aumento dell'occupazione nel 2022 ha portato a una decisa contrazione rispetto all'anno precedente della quota di individui (8,9% da 9,8%) che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (indicatore Europa 2030), ossia con persone che hanno solo per poco tempo nel corso dell'anno (meno di un quinto). Il miglioramento riguarda tutte le ripartizioni geografiche, in particolare il Nord-ovest (4% rispetto al 5,2 dell'anno precedente) e il Centro (7,7% rispetto a 8,8%)”, conclude De Palma.