Attualità
Diabete
11/04/2024

Diabete, diseguaglianze nelle cure e diagnosi tardive. Le proposte di Cittadinanzattiva

Differenze regionali, prevenzione e innovazione, sono queste le sfide da affrontare nella gestione del diabete secondo il think tank promosso da Cittadinanzattiva

diabete infatile

Ancora troppe differenze regionali nella prevenzione, diagnosi e cura del diabete in Italia e malattia diagnosticata tardivamente nei bambini. Sono questi gli aspetti da affrontare con urgenza, insieme alla sfida della prevenzione e dell’innovazione, secondo il think tank su ''Empowerment, prevenzione, accesso all'innovazione delle persone con diabete'', promosso da Cittadinanzattiva in collaborazione con le principali associazioni, società scientifiche e professionali di riferimento delle persone con diabete: Agd; Aniad; Diabete Italia; Fand; Fdg, Amd, Ame, Sid, Simdo, Siedp, Simg, Sip, Fimmg, Fimp, Fnopi, Osdi, Card. Gli esperti hanno messo nero su bianco 7 specifiche raccomandazioni alle Istituzioni, in un documento presentato nel corso di un evento nella Sala Nassirya del Senato, su iniziativa della senatrice Daniela Sbrollini, con il patrocinio dell'Intergruppo parlamentare Obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, e con il sostegno non condizionato di Medtronic.
Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia le persone con diabete sono oltre 3 milioni e mezzo, quasi il 6% della popolazione, con un trend in aumento negli ultimi anni. La prevalenza aumenta al crescere dell’età e raggiunge il 21% tra gli ultra 75enni. Il diabete è inoltre più frequente fra gli uomini che fra le donne (5,3% vs 4.1%), nelle fasce di popolazione più svantaggiate sotto il profilo socioeconomico, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle regioni meridionali rispetto a quelle centrali e settentrionali. La prevalenza nelle regioni del Nord-Est che si attesta al 4,7%, nel Nord-Ovest al 5,3% per salire poi al 6,9% al Sud, con un divario di 4,3 punti percentuali tra la prevalenza più alta della Campania (7,8%), e quella più bassa della Pa di Bolzano (3,5%).
Significativi, si evidenzia, i dati sui ricoveri, espressione della qualità della presa in cura del paziente diabetico, e dei servizi erogati. Guardando alle dimissioni ospedaliere di pazienti con diagnosi principale o secondaria di diabete, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia registrano tassi standardizzati più che doppi rispetto alla Lombardia (27,92x10.000 abitanti). Fotografia confermata, in tutta la sua drammaticità, dai tassi di mortalità. Campania, Sicilia e Calabria si attestano ai primi posti tanto per mortalità maschile (rispettivamente 5,22, 5,07 e 5,00 per 10.000) che femminile (4,70, 4,23 e 4,16 per 10.000), con dati quasi tripli rispetto a quelli registrati nelle Pa di Bolzano e Trento per gli uomini (1,58 e 1,98 per 10.000, rispettivamente) e nella Pa di Trento e in Lombardia per le donne (1,44 e 1,46 per 10.000, rispettivamente).

Non solo. In Italia si stima che siano circa 300.000 le persone con diabete di tipo 1, con una prevalenza dello 0,5% sull'intera popolazione italiana e dello 0,22% tra i bambini, e un’incidenza in costante aumento. Ogni anno si scopre il diabete 1 in 12,26 bambini su 100.000, con maggior frequenza nei maschi rispetto alle femmine. Preoccupa il dato relativo alla prevenzione: in Italia il 40% delle nuove diagnosi di diabete di tipo 1 è successivo a una chetoacidosi diabetica, una complicanza acuta particolarmente grave in età pediatrica, più rara nell'adulto. La prevalenza di questa complicanza in Italia in età pediatrica è una delle più alte al mondo, il dato rilevato in Svezia è 1/3 del nostro Paese. Il rischio è maggiore per i più piccoli e per i bimbi residenti al Sud.

Queste Le sette raccomandazioni presentate oggi:
1. Prevedere nel Piano nazionale Esiti un indicatore per la rilevazione della chetoacidosi diabetica all'esordio del diabete di tipo 1.
2. Promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione sulla importanza della diagnosi precoce del diabete 1 e dei programmi di screening, rivolti alla popolazione; nonché di formazione sulla prevenzione e gestione della chetoacidosi diabetica per gli operatori sanitari.
3. Definire a livello centrale un Obiettivo di piano dedicato alle politiche di tutela della salute delle persone con diabete, con particolare attenzione al riequilibrio dei divari tra le diverse aree territoriali, finanziato con risorse del Fondo sanitario nazionale vincolate, assegnate attraverso accordi e intese con le Regioni.
4. Definire un Piano nazionale per la semplificazione e la sburocratizzazione delle procedure riguardanti le persone con diabete.
5. Promuovere Linee guida, in Conferenza delle Regioni, per l’accesso equo e appropriato alle nuove tecnologie per il monitoraggio in continuo del glucosio e la somministrazione di terapia insulinica con microinfusore.
6. Promuovere Piani di formazione per l’aggiornamento degli operatori sanitari sull'utilizzo delle nuove tecnologie per il monitoraggio in continuo del glucosio e la somministrazione di terapia insulinica con microinfusore.
7. Promuovere Linee guida, in Conferenza delle Regioni, per l'adozione del Value-Based Procurement Process per le procedure di acquisto di tecnologie, dispositivi, presidi e ausili per le persone con diabete, ai diversi livelli.

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