La trasmissione autoctona di Dengue, Chikungunya e West Nile è oggi una realtà consolidata nel territorio italiano, sostenuta dall'espansione del vettore e da condizioni climatiche sempre più favorevoli alla replicazione virale e al ciclo riproduttivo di Aedes albopictus. È il quadro tracciato al congresso "Arbovirosi: nuove sfide per l'Italia", organizzato dall'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar con la partecipazione di ISS e Ministero della Salute.
Il dato è trasversale a tre studi internazionali pubblicati su Frontiers in Climate, Tropical Medicine and Infectious Disease e Parasitology & Vector-Borne Diseases: nella fascia termica compresa tra 23 e 32°C, ogni incremento di un grado centigrado si associa a un aumento medio superiore al 20% della trasmissibilità delle principali arbovirosi.
Come spiega Federica Gobbo, medico veterinario del Laboratorio di entomologia sanitaria dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie: "Punto chiave delle anomalie climatiche è l'effetto combinato sul ciclo riproduttivo delle zanzare tigre, che diventa più rapido, e sulla stabilità di temperature più miti durante l'inverno, non più in grado di decimare le larve, come avviene in Italia, con l'effetto di una stagione attiva anticipata e prolungata."
Un'analisi di 1.145 casi di West Nile registrati in Italia tra il 2012 e il 2020 identifica la temperatura media dell'aria come principale predittore climatico, con un incremento del rischio del 32% per grado; una revisione sistematica di 34 studi sperimentali conferma l'impatto sulla trasmissibilità della Chikungunya, con effetto più marcato al di sopra dei 28°C. L'aumento delle temperature agisce su più livelli del ciclo di trasmissione. Accelera il ciclo riproduttivo di Aedes albopictus, riduce la mortalità larvale invernale, con conseguente anticipazione e prolungamento della stagione attiva e potenzia la capacità di replicazione virale all'interno del vettore.
Il congresso ha posto l'accento sulla necessità di un approccio integrato che estenda il perimetro della risposta oltre il settore clinico. Claudio Cracco, Amministratore delegato dell'IRCCS di Negrar, ha sintetizzato la strategia: "Per limitare la diffusione di queste patologie, la strategia chiave è dunque 'fare rete': da un lato la sinergia tra operatori sanitari e istituzioni a ogni livello, dall'altra una collaborazione più diretta e attiva tra ospedale, territorio e cittadini, in un approccio One Health che integri l'attività tra laboratori di riferimento umani, istituti zooprofilattici e sorveglianza ambientale."
Sul piano della prevenzione individuale e domestica, gli esperti raccomandano l'adozione delle misure preventive oltre le stagioni al periodo estivo, in considerazione del prolungamento documentato della stagione vettoriale. Anna Teresa Palamara, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive dell'ISS, ha definito le priorità istituzionali: "Di fronte a questo scenario, la vera sfida risiede nella capacità di non farsi trovare impreparati: è fondamentale mantenere un monitoraggio costante e una sorveglianza attiva anche in assenza di criticità o di evidenti emergenze epidemiche. Solo attraverso una prevenzione continua e strutturata è possibile intercettare precocemente i segnali di rischio prima che si trasformino in focolai diffusi."
La tempestività diagnostica assume un ruolo critico nella interruzione della catena di trasmissione. Come sottolinea Federico Gobbi, Direttore del Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali dell'Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e Professore associato di Malattie Infettive all'Università di Brescia: "In presenza di febbri estive improvvise associate ad altri malesseri, è fondamentale rivolgersi subito al proprio medico. Ciò consente, in caso di infezione, di attivare la disinfestazione e di fermare in tempo la catena di trasmissione."
Sul piano farmacologico e vaccinale, Gobbi segnala una lacuna rilevante: "A preoccupare gli esperti è anche la mancanza di terapie farmacologiche specifiche per la Dengue e la Chikungunya. Per queste due patologie esistono dei vaccini, ma al momento sono indicati soltanto per viaggiatori che si recano in zone endemiche: è necessario valutare un loro eventuale utilizzo anche in caso di epidemie autoctone. In questo quadro, rafforzare il sistema di sorveglianza e migliorare l'allerta e la rapidità di risposta, con il contributo attivo dei cittadini, consentirebbe di ridurre drasticamente la trasmissione."