Da Walter Ricciardi alla Fnomceo, fino ad Anaao Assomed. L’intero mondo sanitario italiano si schiera a favore dell’appello lanciato ieri da 14 scienziati per chiedere più risorse per il Servizio sanitario nazionale in crisi perché sottofinanziato. “Senza finanziamenti non si possono assumere le persone, non si possono remunerare bene, non si possono ristrutturare gli ospedali, non si possono dare prestazioni adeguate". Così all'Adnkronos Salute Ricciardi, docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma, commenta l'intervento degli importanti ricercatori italiani. "È chiaro che da solo il finanziamento non basta a tutelare la sanità pubblica - continua - ma ormai siamo arrivati a un livello in cui il finanziamento al nostro sistema sanitario nazionale è simile a quello dei Paesi dell'Est. E questo ci offre un quadro molto problematico". Per questo, spiega Ricciardi, "condivido pienamente l'appello degli scienziati. Hanno ragione. Lo indica anche la recente esperienza con il Covid. Non aver imparato la lezione significa non considerare la sanità prioritaria, non dargli adeguati finanziamenti e non gestirla al meglio”.
Dello stesso parere anche Pierino Di Silverio, leader dei medici ospedalieri dell'Anaao Assomed, ma evidenzia come "il disinvestimento nella sanità pubblica non nasce oggi, ma ha radici profonde. Nasce quasi 20 anni fa. La presa di posizione degli scienziati ci trova quindi d’accordo, ma sarebbe stata più utile se fosse stata fatta prima". Per Di Silverio, "lo scarso finanziamento che si è protratto per quasi due decenni - spiega all'Adnkronos Salute - produce oggi i suoi effetti devastanti. E sarebbe sbagliato affermare che la crisi nasce oggi. Era già manifesta anni fa, ma nessuno l'ha reputata tale nonostante le denunce di noi medici. Oggi che siamo quasi al capolinea, evidentemente, non si può far finta di niente", aggiunge il segretario Anaao che evidenzia come, tra chi ha governato, "di qualsiasi colore politico", non c'è "nessuno che possa dichiararsi innocente. Tutti sono corresponsabili del progressivo disinvestimento rispetto al Ssn". Per quanto riguarda uno dei punti più dolenti, la carenza di personale, "ricordiamo - precisa di Silverio - che il problema comincia con il blocco delle assunzioni nel 2006-2007, non ieri. Una misura che si è prolungata per anni, si è preferito dare spazio alle cooperative. Oggi, malgrado il Covid, malgrado le tante promesse, osserviamo gli effetti catastrofici. Senza personale, senza risorse e senza infrastrutture - conclude- purtroppo non si può curare come necessario". Anche Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, esprime la stessa preoccupazione: “Il nostro è uno dei pochi sistemi al mondo che riesce a mettere tutte le persone sullo stesso piano davanti alla salute e va salvaguardato. Quindi bene hanno fatto gli scienziati a sottolineare questo aspetto, ma credo che questo tipo di attenzione sia comune a larghi strati della popolazione italiana". L'appello, per Anelli, "può rappresentare un forte stimolo perché il Governo ponga tra le priorità dell'agenda proprio la sanità". E anche per ricordare l'importanza del personale sanitario quale "grande patrimonio" del sistema. "Investire sui professionisti è fondamentale. Sono stati messi in campo 15 miliardi con il Pnrr sulle strutture, nuove Tac, risonanze. Strumenti che però, senza i professionisti, non potranno funzionare. Anche per le liste d'attesa, se non si aumentano i professionisti, se non si valorizzano, non si risolverà il problema", aggiunge Anelli sottolineando gli interventi necessari da attuare subito.
Le motivazioni che hanno spinto i 14 scienziati a questo appello sono, dunque, tanti. "Voglio continuare a vivere in un Paese in cui una persona, se si ammala, debba preoccuparsi solo di guarire. Non di quanto costa la sua cura, o di cosa fare quando scade l’assicurazione". Un Paese dove tutti hanno diritto a curarsi, dove poterlo fare non sia una cosa per ricchi. Così l'immunologo Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas e docente alla Humanitas University, spiega in un'intervista a 'la Repubblica' perché ha deciso di firmare l'appello. "Chiediamo più risorse, controllo sulla qualità clinica ed efficienza", evidenzia l'immunologo. "Se getti più risorse in un sistema che spreca, non farai grandi passi avanti. C'è bisogno di meno burocrazia", prosegue Mantovani: "Come chi va in montagna, dobbiamo toglierci i sassi dagli zaini. E serve un uso più appropriato di esami e farmaci, a partire dagli antibiotici. È anche vitale sostenere molto di più la ricerca. Stanno arrivando terapie molto efficaci, come le Car-T contro i tumori e contro alcune malattie autoimmuni, che sono anche molto costose. Produrle in Italia, evitando di doverle comprare sempre e solo all'estero, le renderebbe più sostenibili". Tema ribadito anche da un altro firmatario dell’appello: Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. Abbiamo deciso di diffondere questo appello per sensibilizzare tutti, e non solo la politica, sul tema del Servizio sanitario nazionale". È "un patrimonio di questo Paese" e ogni cittadino deve contribuire a "garantire la sostenibilità di questo bene comune attraverso il pagamento delle tasse dovute", chiarisce. Proprio perché oggi "la medicina è sempre più evoluta dal punto di vista tecnologico - analizza il numero uno del Css - richiede molte risorse". Che però "vanno spese in modo appropriato - precisa - ad esempio per quanto riguarda gli esami diagnostici, e questo va detto a medici e cittadini". Perché, se "è vero che certi medici prescrivono esami in eccesso per difendersi dal rischio di eventuali contenziosi, anche i pazienti non dovrebbero fare pressioni per ottenere certi esami, ma lasciarsi guidare dalla competenza". Infine "la prevenzione", che soprattutto in un contesto demografico in cui aumentano gli anziani "è fondamentale. Pensiamo soltanto alle malattie cardiovascolari e oncologiche". Eppure, fa notare Locatelli, "gli investimenti sono appena il 5% della spesa complessiva e neanche tutte le risorse destinate alla prevenzione vengono spese".