Farmaci
18/03/2024

Alzheimer, studio conferma possibile azione preventiva di sildenafil

Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, ha mostrato una riduzione del 30%-54% della prevalenza tra i pazienti che hanno assunto il farmaco rispetto a quelli che non lo hanno fatto

Alzheimer-cellule

Un nuovo studio fornisce ulteriori prove che il sildenafil, famoso farmaco usato per trattare la disfunzione erettile, potrebbe aiutare a proteggere contro la malattia di Alzheimer (AD).

Lo studio, pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, ha analizzato dati ‘real-world’ provenienti da due database indipendenti, mostrando una riduzione del 30%-54% della prevalenza di AD tra i pazienti che hanno assunto il sildenafil rispetto a quelli che non lo hanno fatto.
Utilizzando dati dal database MarketScan Medicare Supplemental (2012-2017) e dal database Clinformatics (2007-2020), i ricercatori hanno condotto analisi stratificate per punteggio di propensione dopo aver aggiustato per genere, età, razza e comorbilità.
Hanno confrontato tutte le persone a cui era stato prescritto il Viagra confrontando questi dati con quelli che hanno assunto altri 4 farmaci - bumetanide, furosemide, spironolactone e nifedipina. I risultati hanno mostrato che l'uso di sildenafil era associato a una minore probabilità di AD rispetto ai farmaci di controllo.
Ad esempio, dopo l’aggiustamento dei fattori confondenti, l'uso di sildenafil era associato a una riduzione del 54% dell'incidenza dell’Alzheimer nel database MarketScan e una riduzione del 30% della prevalenza di AD nel database Clinformatics rispetto allo spironolattone.

Questo osservazione è stata ulteriormente supportata da studi meccanicistici che hanno mostrato una diminuzione dei livelli di proteine neurotossiche nelle cellule cerebrali esposte all'inibitore della fosfodiesterasi di tipo 5 (PDE5i).
Gli investigatori hanno anche scoperto che il sildenafil riduce l'iperfosforilazione della proteina Tau (pTau181 e pTau205) in modo dose-dipendente sia nei neuroni pluripotenti indotti da cellule staminali (iPSC) sia nei pazienti con AD familiare che sporadica.

Hanno inoltre dimostrato attraverso l'analisi dei dati di sequenziamento dell'RNA che il sildenafil mira specificamente a geni correlati all'AD e a vie patobiologiche, supportando meccanicamente l'effetto benefico del sildenafil nell'AD.

"Abbiamo utilizzato l'intelligenza artificiale per integrare i diversi dati indicando così il potenziale del sildenafil contro questa devastante malattia neurologica", ha osservato Feixiong Cheng, direttore del Cleveland Clinic Genome Center, che ha guidato la ricerca.
"Crediamo che le nostre scoperte forniscono le prove necessarie per sperimentazioni cliniche per esaminare ulteriormente la potenziale efficacia del sildenafil nei pazienti con malattia di Alzheimer e riprogettare questo farmaco verso una patologia che ha grande bisogno di nuove terapie", ha concluso Cheng.

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