L’Italia ha superato il picco stagionale dell’influenza, raggiunto tra Natale e Capodanno. Dopo settimane di forte circolazione virale, i dati più recenti indicano una graduale discesa dei casi, pur con un livello di diffusione ancora elevato. Secondo gli esperti, il freddo intenso e la riapertura delle scuole possono determinare qualche caso in più nelle prossime settimane, ma non ci sono segnali che facciano temere un nuovo picco epidemico. I numeri della sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità parlano chiaro: nella settimana dal 22 al 28 dicembre l’incidenza delle infezioni respiratorie acute è scesa a 14,5 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 17,1 della settimana precedente. Sono stati stimati circa 820mila nuovi casi in sette giorni, per un totale di circa 6,7 milioni dall’inizio della stagione. Un calo che gli esperti attribuiscono in larga parte all’“effetto Natale”, con minori visite dai medici di famiglia e alla chiusura delle scuole, più che a una reale riduzione della circolazione virale.
Il picco, spiegano infettivologi ed epidemiologi, è stato raggiunto proprio tra fine dicembre e i primi giorni di gennaio. “Il massimo dei contagi è ormai passato e nei prossimi giorni è atteso un progressivo calo”, conferma Massimo Andreoni, direttore scientifico della Simit. Tuttavia, avverte, “sono ancora molti gli italiani costretti a letto con febbre, tosse, dolori muscolari e forte stanchezza”, anche perché continuano a circolare diversi virus respiratori oltre a quello influenzale. La riapertura delle scuole e il brusco calo delle temperature possono favorire un temporaneo aumento dei malanni di stagione. “Con il freddo è possibile vedere qualche caso in più di infezioni respiratorie – spiega ancora Andreoni – ma non ci sarà una nuova impennata dell’influenza stagionale. Storicamente, dopo il picco non si osservano seconde risalite significative”. Sulla stessa linea l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, che parla di una “frenata fisiologica” seguita da una possibile stabilizzazione o da lievi oscillazioni, senza però tornare ai livelli di fine dicembre.
Resta alta l’attenzione sul corretto uso dei farmaci. L’Istituto superiore di sanità ha ribadito, nelle sue Faq, che antibiotici e antivirali non vanno confusi: l’influenza è una malattia virale e gli antibiotici non servono, se non in caso di complicanze batteriche prescritte dal medico. “Assumerli senza indicazione – avverte l’Iss – è inutile e contribuisce alla resistenza antimicrobica”. Gli specialisti consigliano antipiretici solo oltre i 38 gradi, riposo, idratazione e un’alimentazione leggera. Nonostante il calo dei casi, l’impatto sul sistema sanitario resta significativo. Il 118 e i pronto soccorso continuano a essere sotto pressione. “Stiamo registrando un aumento rilevantissimo delle chiamate, molte delle quali inappropriate”, segnala Mario Balzanelli, presidente della Sis118, che invita a rivolgersi all’emergenza solo in presenza di sintomi gravi come difficoltà respiratorie o dolore toracico. Nei pronto soccorso, aggiunge il presidente Simeu Alessandro Riccardi, l’influenza contribuisce al sovraffollamento e al fenomeno del boarding, con pazienti fragili costretti a lunghe attese in barella.