Disturbi della nutrizione e dell'alimentazione: "Un problema di salute pubblica in aumento e con un esordio sempre più precoce". I Dna colpiscono "soprattutto tra i giovanissimi, le ragazze in particolare, tra i 12 e i 17 anni", ma "in alcuni casi" compaiono "anche prima, verso gli 8-9 anni". Ancora bambini, già malati. A segnalare il fenomeno è la Sinpia, Società italiana di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza, in occasione della Giornata nazionale del fiocchetto lilla (15 marzo).
"L'esordio dei disturbi legati all'alimentazione riguarda nella maggior parte dei casi l'età evolutiva, in particolare adolescenza e preadolescenza - afferma la presidente Sinpia Elisa Fazzi, direttore Uo Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza Asst Spedali Civili e università di Brescia - ed è quindi il neuropsichiatra infantile il medico principalmente coinvolto nei processi di diagnosi e cura. A tutti questi disturbi viene riconosciuta una genesi primariamente psichiatrica: è la mente la prima a soffrire, anche se in questi casi la sofferenza psichica si esprime con il comportamento alimentare alterato e quindi la sofferenza del corpo rappresenta l’espressione finale di un dolore psichico altrimenti indicibile. Per questo, anche se spesso chi è vicino alla persona affetta da un Dna tende ad allarmarsi per le manifestazioni fisiche del disturbo come l’eccessiva magrezza o per contro obesità, non bisogna mai dimenticare di tenere il focus principale dell'attenzione sulla persona nella sua globalità, quindi intesa come corpo e mente", precisa la specialista.
Il continuo abbassamento dell'età in cui ci si ammala rende "imprescindibile, come suggerito da tutte le più importanti linee guida internazionali, un modello terapeutico incentrato sulla famiglia e che coinvolga figli e genitori in modo massiccio e continuativo dalla fase di consultazione fino al termine della riabilitazione", sottolinea Renato Borgatti, direttore Sc Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza della Fondazione Mondino Irccs di Pavia, università di Pavia e membro Sinpia. "Tale modello operativo di presa in carico - evidenzia - conferma ulteriormente l’importanza della neuropsichiatria, da sempre abituata a una presa in carico dell’intero nucleo familiare nei percorsi di diagnosi e cura delle patologie neurologiche e psichiatriche dell'età evolutiva".
Quando si parla di trattamento di Dna l'approccio multidisciplinare è cruciale, prosegue Borgatti: "Il trattamento di tali patologie, che rischiano di mettere concretamente a repentaglio la vita - puntualizza l'esperto - non può prescindere dalla presenza di un'équipe multiprofessionale in cui professionisti afferenti a discipline medico-interniste e psichiatrico-riabilitative interagiscono costantemente. Questo requisito risulta ancora più importante in caso di patologie a elevata gravità dove i Centri di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza dedicati ai disturbi alimentari risultano il riferimento principale per le famiglie maggiormente in difficoltà".
Il ruolo dei team di neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza (Npia) è "di fondamentale importanza - insistono gli specialisti Sinpia - quando i disturbi alimentari sono gravati da un alto tasso di comorbidità psichiatrica, ovvero tendono a presentarsi con altri disturbi psichiatrici come disturbi dell'umore, disturbi d'ansia o disturbi di personalità in strutturazione, e sintomi psicotici e di fragilità del pensiero nelle forme più gravi di malattia".
"In un'epoca in cui i nostri giovani sono bombardati da valori estetici e prestazionali spesso irraggiungibili sui social network - osserva Elisa Colombi, direttore Sc Neuropsichiatria infantile Asl Cuneo 2 ospedale di Verduno Alba, coordinatrice della Sezione Epidemiologia e Organizzazione dei servizi Npia di Sinpia - i disturbi alimentari diventano espressione dell'ambiente culturale in cui viviamo, oltre che sintomo di una sofferenza soggettiva e di un'aspirazione alla perfezione che può diventare malattia. In quest’ottica le strategie preventive devono essere incentrate non solo sull'educazione alimentare - raccomanda - ma soprattutto alla promozione della salute psichica e del benessere globale dei nostri bambini e ragazzi e delle loro famiglie".