C’è stata una massiccia adesione allo sciopero indetto oggi, davanti al Ministero della Salute, da medici, i veterinari, i farmacisti, gli psicologi, i biologi e i dirigenti sanitari di AAROI-EMAC, FASSI, FVM e CISL Medici per manifestare il proprio dissenso rispetto a una legge di Bilancio che tradisce tutte le dichiarazioni che il Governo di oggi e quelli di ieri si sono sprecati, in particolare da tre anni a questa parte, a declamare a favore del rilancio del SSN Pubblico, solidale e universalistico, e della valorizzazione dei suoi professionisti, “eroi” fino a ieri ma oggi per l’ennesima volta trattati come un costo e non come una risorsa, mentre al contempo se ne favorisce l’appalto al lucro privato di chi fa della sanità un business a spese di un’imposizione fiscale che grava soltanto sui redditi dei soliti noti. Con lo sciopero di oggi “stimiamo che siano saltati, esclusi quelli eseguiti dai gettonisti, 9 interventi chirurgici non urgenti su 10 e che ci sia stato un massiccio blocco delle macellazioni, con una percentuale di adesione del 90% del personale dipendente non contingentato. La responsabilità di questi forti disagi per la popolazione ricade unicamente sui decisori politici che ci hanno costretto al blocco degli ospedali e della filiera agroalimentare”, affermano Alessandro Vergallo, AAROI-EMAC, Roberta Di Turi, FASSID, Aldo Grasselli, FVM, Benedetto Magliozzi CISL Medici.
“Ci fermiamo per non fermarci per sempre. Il sistema sanitario è agonizzante, mancano specialisti e i pochi che si avvicinano scappano perché il lavoro è mal organizzato. Cinquemila specialisti ogni anno vanno verso 'mercati' che sono più gratificanti, mancano 16 milioni di camici bianchi nel mondo e noi siamo diventati dei formatori gratuiti a danno dei nostri cittadini? Non riusciamo a dare più una risposta al diritto alla salute e noi non ci possiamo stare e non rimarremo inermi di fronte a questo smantellamento della sanità pubblica. Le colpe sono in 25 anni di tagli dissennati, ma oggi vanno fatte delle scelte per cambiare rotta". Così Magliozzi della Cisl Medici, oggi in presidio davanti il ministero della Salute.
“Rischiamo di avere sempre più ospedali vuoti di medici e pubblici dipendenti e sempre più appaltati a servizi esterni”, dice Vergallo di Aaroi-Emac, che rappresenta anestesisti rianimatori e medici dell'emergenza-urgenza. " Il Fondo Sanitario Nazionale è sempre più sottofinanziato, perché quel misero incremento che viene pubblicizzato in realtà non basta a coprire l'aumento di rischio - sottolinea Vergallo, riferendosi alla manovra- . Il costo di rischio per la tecnologia che serve è sempre in evoluzione e chiaramente comporta dei costi in più. Questo vuol dire che il personale verrà pagato sempre di meno sotto la voce personale. Verrà sostituito col personale gettonista che solo per un trucco di bilancio, perché viene scritto nella voce beni e servizi, non figura come costo".
Anche per il sindacato Fassid con la coordinatrice nazionale Di Turi la priorità è "salvare il servizio sanitario nazionale che oggi è in grandissima agonia, non ce la possiamo fare, la salute si basa sulle gambe di pochi operatori, oramai stremati. Ogni operatore lavora per due e anche per tre e così non si può andare avanti. Ma, oltre a una questione di numeri c'è anche una questione di sottofinanziamento destinato prevalentemente a tutta l'innovazione tecnologica, farmaceutica e tutto quello che ancora serve in termini di diagnosi e terapia". In conclusione "va considerato il servizio sanitario nazionale non un costo ma un investimento, la pandemia dovrebbe avercelo insegnato ma sembra non sia ancora così".