
Un vaccino, somministrato ai pazienti appena prima o dopo l'arrivo in ospedale, che possa proteggerli dai batteri letali che si annidano negli ambienti sanitari: è questo l'obiettivo di un'immunizzazione sperimentale ideata da un team guidato dall'Usc, University of Southern California, e brevettato dall'Università.
I ricercatori hanno progettato una formula per prevenire infezioni gravi da agenti patogeni resistenti ai farmaci. E un nuovo studio, pubblicato su Science Translational Medicine, mostra che una singola dose, in modelli murini, mette le cellule immunitarie in modalità molto potenziata, fornendo una protezione rapida contro otto diverse specie di batteri e funghi. I vaccini tipici inducono l'organismo a produrre anticorpi contro un agente patogeno specifico. Quello sperimentale adotta invece un approccio diverso: intacca la riserva preesistente di macrofagi che 'divorano' gli agenti patogeni chiamate macrofagi. Queste cellule immunitarie, presenti in tutti i tessuti, neutralizzano rapidamente gli invasori in arrivo che altrimenti potrebbero moltiplicarsi rapidamente e sopraffare le difese dell'organismo.
Il vaccino è composto da tre ingredienti, due dei quali sono già utilizzati nei vaccini approvati dalla Fda, l'ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici. Un terzo componente è un minuscolo frammento della superficie di un fungo che si trova comunemente sulla pelle umana. Testato in due laboratori indipendenti, il vaccino funziona entro 24 ore e dura fino a 28 giorni. Nei modelli di laboratorio, il numero di cellule immunitarie che si nutrono di agenti patogeni nel sangue è aumentato. I primi dati suggeriscono che una seconda dose potrebbe estendere la finestra temporale per prevenire l'infezione. Il prossimo passo è presentare una richiesta di sperimentazione di un nuovo farmaco nel 2024. Il primo studio verrebbe condotto su volontari sani per trovare la giusta dose di vaccino che sia sicura e innesca lo stesso tipo di risposta immunitaria nelle persone osservata nei topi.