
Con la pubblicazione della determina Aifa (Agenzia italiana del farmaco) n. 424 nella Gazzetta del 22 giugno 2023, è stata ufficializzata la rimborsabilità di maribavir, farmaco orfano per il trattamento dell'infezione/malattia da citomegalovirus (Cmv) refrattaria (con o senza resistenza) a una o più terapie precedenti, tra cui ganciclovir, valganciclovir, cidofovir o foscarnet, in pazienti adulti che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche (Hsct) o di organo solido (Sot). Con la decisione dell'agenzia regolatoria nazionale, maribavir, il primo trattamento orale che inibisce la proteina chinasi UL97 specifica del Cmv e i suoi substrati naturali, è classificato in Fascia A-Pht, a carico del Sistema sanitario nazionale.
Il Cmv è causa di una delle infezioni più comuni riscontrate nei pazienti riceventi trapianto, con un tasso di incidenza globale stimato tra il 16 e il 56% nei pazienti sottoposti a Sot e tra il 30 e l'80% nei riceventi Hsct. In Italia, il tasso di incidenza è paragonabile, con una stima pari al 23,5% nei SOT e tra il 18 e l'82% negli Hsct. Sebbene la prevenzione e la gestione dell'infezione da Cmv, nei pazienti sottoposti a Sot e Hsct, con le terapie disponibili, possano contribuire a migliorare gli esiti, anche con la profilassi possono verificarsi infezioni e alcune possono non rispondere al trattamento. Inoltre, le terapie antivirali attualmente disponibili possono risultare inadeguate a causa delle gravi tossicità a esse associate.
«A seguito di un trapianto, i pazienti devono aderire a regimi di farmaci immunosoppressori, anche per tutta la vita» ha spiegato
Alessandra Fionda, medical & regulatory head di Takeda Italia. «Questi farmaci, tuttavia, inibiscono la risposta immunitaria, rendendo l'organismo vulnerabile alle infezioni. In queste persone, le infezioni da Cmv possono portare a diverse complicazioni, al rigetto dell'organo e a un aumento dei tassi di ospedalizzazione, con un impatto significativo sulla vita del paziente e sul Ssn. La notizia della rimborsabilità di maribavir, dunque, è un grande traguardo per l'accessibilità di un farmaco che rappresenta un valore per questa categoria di pazienti e per il Sistema Salute».
L'autorizzazione all'immissione in commercio si basa sui risultati dello studio di fase 3 Solstice, che ha valutato l'efficacia e il profilo di sicurezza di maribavir rispetto alle terapie antivirali convenzionali - ganciclovir, valganciclovir, cidofovir o foscarnet - per il trattamento di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche o di organo solido con infezione da Cmv refrattaria (con o senza resistenza) a una terapia precedente. Lo studio Tak-620-303/Solstice (Nct02931539, Eudra Ct 2015-004725-13) è stato uno studio globale, multicentrico, randomizzato, in aperto, con controllo attivo, che ha confrontato il trattamento con maribavir o quello assegnato dallo sperimentatore (Iat, terapia antivirale convenzionale) in 352 pazienti adulti sottoposti a Hsct e Sot con infezione da Cmv refrattaria (con o senza resistenza) a una terapia antivirale convenzionale o a una combinazione delle stesse: ganciclovir, valganciclovir, foscarnet o cidofovir. I pazienti sono stati sottoposti a un periodo di screening di 2 settimane, seguito dalla randomizzazione 2:1 a maribavir (n=235) (400 mg, due volte al giorno) o alle terapie antivirali convenzionali (n=117) per un massimo di 8 settimane. Dopo il completamento del periodo di trattamento, i soggetti sono stati sottoposti a una fase di follow-up di 12 settimane. L'endpoint primario di efficacia era la clearance della viremia da Cmv confermata in due prelievi consecutivi a distanza di 5 giorni (concentrazione plasmatica del Dna del Cmv al di sotto del limite inferiore di quantificazione (Lloq minore di 137 UI/ml) alla settimana 8.
«La rimborsabilità in fascia A di maribavir rappresenta un nuovo traguardo per Takeda Italia, che da sempre si pone come obiettivo centrale l'attenzione all'intero percorso del paziente. Il trapianto è un dono che deve essere preservato attraverso l'attenzione al paziente lungo tutto il percorso di cura: la gestione dei rischi post-trapianto, tra cui l'infezione da Cmv, ne è una parte fondamentale e critica. Questo si traduce nella necessità di cambiare la prospettiva del trapianto, dal successo di una procedura chirurgica a un beneficio a lungo termine per la tutela della vita, affinché la donazione sia una ricchezza non sprecata» ha dichiarato
Annarita Egidi, amministratore delegato di Takeda Italia.