Governo e Parlamento
09/05/2023

Farmacisti Ssn pronti a nuove competenze su trial e percorsi ospedale-territorio

Se in Italia ci fosse un numero di farmacisti ospedalieri adeguato alle competenze che hanno acquisito in questi anni, questi protagonisti dell'assistenza ospedaliera e distrettuale Asl non sarebbero gli attuali 2852 - quasi tutte donne-bensì il quadruplo, circa 10 mila. Certo, sarebbe una spesa per il servizio sanitario, ma di sicura resa.
È il "cuore" della relazione di Roberta Di Turi presidente di Sinafo, sindacato dei farmacisti dipendenti SSN che con la società Italiana di Farmacia Clinica e terapia Sifact ha organizzato a Roma nei giorni scorsi gli Stati generali della professione farmaceutica ospedaliera e territoriale pubblica. L'indagine presentata da Di Turi parte dai numeri sugli annuari: 603 mila i dipendenti Ssn, di questi tre quarti sono professionisti sanitari; fatta cento la torta di questi ultimi, per il 58% è costituita da infermieri e per un quarto da dirigenti con contratto specifico; di questi 134 mila e rotti professionisti, 120 mila sono medici, il resto sono altre figure, ed i farmacisti sono un quinto di questo resto. Ma in Asl e ospedali hanno compiti di complessità notevole, dalla dispensazione diretta alla gestione della spesa per medicine e pure dispositivi medici, dalla verifica delle prescrizioni dei medici del Servizio sanitario pubblico (551 milioni nel 221) ai nuovi compiti che nel tempo si sono spostati dalla valutazione del bene-farmaco a quella dell'uso del bene e degli esiti delle terapie, avvicinandosi fisicamente al paziente ma anche richiedendo competenze in tema di management sanitario, controllo sulle prestazioni, autorizzazioni ed ispezioni, per finire alle valutazioni di farmacoterapia. «Nel 2017 producemmo e consegnammo all'allora ministra della Salute Beatrice Lorenzin un manuale con criteri generali per definire gli standard della dirigenza, e relativamente alla nostra attività indicammo 106 linee suddivise in 16 macro-aree per la farmaceutica ospedaliera e 96 linee articolate in 16 macro aree per quella territoriale», racconta Di Turi. «Contando il numero di ospedali, ambulatori dove necessita la figura del farmacista, distretti Asl e pesando queste strutture per letti, complessità, volume di attività - ad esempio un ospedale medio ha bisogno di 18 farmacisti, uno grande almeno di 21, un distretto Asl da 11 a 16 - abbiamo calcolato un fabbisogno di 8124 unità in ospedale e di 1558 sul territorio per un totale di 9682, 6830 in più di quante ne contiamo oggi. Figure che sarebbero determinanti sostanzialmente in due ambiti chiave: più facile accesso ai farmaci anche innovativi e più appropriatezza prescrittiva».

Il vicepresidente Fofi Luigi D'Ambrosio Lettieri sottolinea come in parallelo al moltiplicarsi delle attività della farmacia ospedaliera, il nostro Ssn già alle prese con problemi di finanziamento, oggi risente della carenza sia di medici sia di farmacisti, che non si risolve né "in due mesi" né solo con la programmazione dall'alto, ma con un cambio di visione culturale degli stessi professionisti della salute. «Oggi si lavora per sylos, ognuno per sé, a dispetto delle necessità di continuità ospedale-territorio. Serve da parte nostra un cambio culturale sull'approccio di lavoro, servono team multidisciplinari ed interprofessionali che si ispirino a percorsi condivisi». A livello amministrativo, gli svantaggi dei tetti di spesa sul personale nelle regioni sono testimoniati dal neo-governatore del Lazio Francesco Rocca che riconosce ai farmacisti SSN un ruolo centrale nel garantire equo accesso alle cure. Nella sua lettura magistrale, Nello Martini, primo presidente Aifa, individua tre spazi chiave per il farmacista del futuro: la nuova assistenza territoriale, la medicina rigenerativa (terapie Car-T e geniche dove si gestisce la malattia a partire dal difetto genetico connesso)e la medicina mutazionale. Nelle case di comunità, ineludibili per Martini, «il farmacista SSN sarà chiamato ad utilizzare dati di interesse dell'Asl anonimizzati sui ricoveri ospedalieri, sulla spesa farmaceutica tra territorio ed ospedale, sulla specialistica. Noi abbiamo curato sempre le ricette ma ora -dice Martini- occorre integrare i database per stratificare il rischio della popolazione con cronicità e valutarne i diversi gradi di fragilità programmando l'assistenza di prossimità. E ancora, negli screening oncologici il farmacista sarà chiamato a valutare gli esiti delle cure e ciò richiederà integrazione tra farmacista territoriale ed ospedaliero. Infine, nel garantire il percorso del farmaco, il farmacista non si limiterà a gestione e monitoraggio ma entrerà nell'analisi dei costi di terapia. Il secondo processo di cambiamento sta nella decodificazione del genoma, chi meglio del farmacista può fare da garante del percorso assistenziale dei pazienti in cura e del pagamento per "outcome", da sostenere solo se il paziente dopo 6 o 12 mesi è in regressione? Infine, la genomica in oncologia: nei prossimi anni il tumore non si curerà a partire dall'organo, né solo con l'attuale modello agnostico che usa farmaci attivi su specifiche mutazioni riscontrabili in più tumori d'organo, ma con terapie operative su più alterazioni genomiche; servirà un aggiornamento che porti il farmacista a rivestire un ruolo nei molecular tumor board preposti alla scelta di queste terapie, e in prospettiva a costruire una piattaforma genomica nazionale». Infine, nella sua relazione sull'informazione indipendente e il farmacologo Silvio Garattini ricorda come il farmacista SSN sia essenziale nel risparmio del servizio sanitario. «La maggior parte delle malattie sono evitabili ma grandi interessi impediscono la prevenzione, servirebbe una grande rivoluzione culturale, così com'è il SSN non è più sostenibile».
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