
A poche ora dall'istituzione, da parte del Parlamento, della commissione bicamerale di inchiesta sul Covid, sono molte le critiche rivolte all'utilità dell'iniziativa. Tra le principali accuse c'è quella di utilizzare la Commissione a scopi puramente politici e «non con l'obiettivo di approfondire e conoscere la verità», come dichiara all'Adnkronos Salute
Walter Ricciardi, docente di Igiene all'Università Cattolica di Roma. Se l'obiettivo è «indagare sui vaccini, è una follia. E' pazzesco, il mondo va al contrario: si fa una commissione d'inchiesta sulla soluzione invece che sulla causa», non piace neanche ad
Andrea Crisanti, professore di Microbiologia e senatore Pd, l'impostazione che sembra profilarsi per l'attività d'indagine. D'accordo sul tema vaccini anche il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri,
Filippo Anelli che però considera «opportuno» e «utile» una valutazione «di quanto accaduto durante il Covid, al fine di fare una valutazione di tutti gli insegnamenti per migliorare la gestione di una pandemia».
«Nessuno sapeva che effetto avrebbe potuto avere un lockdown o se i provvedimenti legislativi avrebbero inciso in maniera notevole sull'andamento della pandemia. È chiaro che una situazione totalmente nuova poneva una serie di rischi anche nella gestione», spiega Anelli. Quanto alla possibilità che tra i temi oggetto di indagine possano rientrare anche le vaccinazioni, Anelli ha sottolineato che è «chiaro che dalla pandemia ne siamo usciti grazie ai vaccini. Anche la spagnola a un certo punto è finita, ma con milioni di morti». Inoltre, sul mancato voto a favore di PD e 5stelle, il presidente Fnomceo ha commentato: «I politici fanno il loro mestiere, ai professionisti e a chi come noi gestisce la sanità, l'interesse è che si comprendano le dinamiche per imparare una migliore gestione per il domani». Per l'epidemiologo
Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all'Università del Salento, la Commissione è «una pessima iniziativa: una entrata a gamba tesa della politica su aspetti tecnici delicatissimi, fra cui la campagna vaccinale. Tutto ciò porterà in futuro ad atteggiamenti difensivi da parte di ogni organo tecnico che sarà chiamato a difendere il Paese da una minaccia pandemica». «La Commissione, con tale impianto, di certo non contribuirà a creare il clima di serenità che sarebbe invece stato necessario per valutare oggettivamente quanto di giusto e di sbagliato ci sia stato nella risposta italiana alla pandemia», conclude.
Fra i punti più contestati c'è l'aspetto che riguarda le Regioni. Da quanto emerso sul testo base approvato in Commissione Affari sociali della Camera, sembrerebbe che non si allarghi la riflessione sulla gestione della pandemia anche alle Regioni e al loro operato. E per Crisanti, se questa è la linea, non va bene: «Le Regioni sono state quelle che poi la pandemia l'hanno gestita quotidianamente. Io penso che una Commissione d'inchiesta sul Covid che abbia l'obiettivo di restituire una verità e che non è un'inchiesta di carattere giudiziario, non può non tenere conto di tutti gli aspetti. E' chiaro che deve cercare di essere più vasta e più ampia possibile, altrimenti restituisce di nuovo una verità parziale», osserva. Per lo scienziato-senatore dem, «veramente c'è il rischio di sprecare questa occasione. E' evidente - riflette - Noi siamo qui, abbiamo risolto il problema grazie ai vaccini e facciamo una commissione d'inchiesta sui vaccini?», si chiede, riferendosi a quanto sembra indicare il testo base riguardo alle indagini su questo capitolo della gestione pandemica. «Primo: i vaccini sono stati la soluzione e non meritano nessuna riflessione, a meno che non si voglia ammiccare ai no-vax - precisa Crisanti - e, secondo punto, indagare sull'azione del Governo, svincolata da quella delle Regioni, non ha nessun senso per come è impostata la sanità in Italia e per come vengono prese le decisioni».