
«La prevenzione è uno dei temi prioritari, soprattutto in un Paese come l'Italia dove l'età media è elevata, è fondamentale imparare sin da piccoli stili di vita adeguati ad avere meno malati e pieno benessere psicofisico», tutto ciò, garantisce anche «la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e migliora la vita delle persone». Queste le parole del ministro della Salute,
Orazio Schillaci, intervenendo alla Conferenza nazionale sulla nutrizione. In questa direzione, «serve un approccio intersettoriale e contrastare la proliferazione di iniziative autonome non supportate da evidenze scientifiche, nonché un ruolo attivo del Ssn e la definizione di una politica alimentare condivisa». La Conferenza nazionale sulla nutrizione che sarà un «confronto tra relatori qualificati, esperti del settore, attori coinvolti e rappresentanti della filiera. Un metodo che dimostra che i grandi cambiamenti si realizzano con il gioco di squadra e l'adozione di scelte consapevoli», ha spiegato Schillaci.
L'alimentazione è uno dei «determinanti della nostra salute insieme agli stili di vita. Nel nostro Paese abbiamo una tradizione legata alla Dieta mediterranea, ma purtroppo non è molto seguita: si tratta invece di una opportunità, ed è anche una valorizzazione dei nostri prodotti, come ad esempio l'olio di oliva, quindi, è importante anche una sinergia con il ministero dell'Agricoltura». Lo ha affermato il presidente dell'Istituto superiore di sanità (Iss),
Silvio Brusaferro, in apertura della Conferenza. «L'attenzione - ha spiegato Brusaferro - riguarda tutto l'arco della vita: sappiamo che l'alimentazione delle madri è importante per la salute dei nascituri ma abbiamo anche evidenza che a fronte di migliaia di centenari nel nostro Paese è necessario modulare il modo di alimentarci a seconda delle fasce della vita». Un problema da affrontare, ha aggiunto, è quello dell'obesità, soprattutto nei giovani, che «comporta una ricaduta futura sulla vita di queste persone». Rilevante è anche il tema della ricerca sulla relazione tra nutrienti e genoma, oltre che sui nuovi alimenti rispetto ai quali «dobbiamo conoscere e anche regolare». Tutto ciò, «si incrocia col tema della sostenibilità ambientale e della personalizzazione dell'alimentazione attraverso scelte consapevoli». «Come ci alimentiamo determina molto della nostra salute, insieme ad altre abitudini come il movimento o abitudini voluttuarie come il fumo o l'alcol, meno salutari», spiega. «La dieta mediterranea è un'eredità preziosa che abbiamo acquisito, ma in realtà in Italia i dati che verranno mostrati, anche quelli del progetto 'Arianna' dell'Iss, dimostrano che non stiamo molto attenti alla dieta mediterranea. Non è un dato positivo, dobbiamo recuperare basandoci su prodotti che poi sono salubri. Dobbiamo essere consapevoli che gli strumenti che ci aiutano a capire meglio come nutrirci sono quelli che devono essere studiati e messi a punto per indirizzarci nelle scelte migliori».
Sulla questione se la pandemia Covid abbia avuto un impatto sull'alimentazione dei più giovani, Brusaferro ha spiegato: «Sono dati che stiamo analizzando sull'obesità infantile e sovrappeso, che però confermano un trend già esistente con un gradiente Sud-Nord attraverso le regioni, fenomeni che già conosciamo, che fanno parte del Paese, ma che sono anche le priorità attraverso le quali intervenire per migliorare qualità della vita». Eppure, ha rilevato il direttore generale della Direzione per l'igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute,
Ugo Della Marta, «in alcune fasce socioeconomiche comincia ad esservi un'alta proporzione si soggetti obesi e, quindi, di futuri candidati a malattie invalidanti. Dobbiamo quindi cercare di affiancare la prevenzione a tutto l'arco di vita delle persone per consentire ai cittadini di fare scelte consapevoli. Va inoltre garantito - ha concluso - un accesso alle scelte alimentari salutari ma che vadano anche incontro alla sostenibilità ambientale».