Le malattie croniche continuano a crescere nei Paesi dell’Ocse e dell’Unione europea e rappresentano una delle principali sfide per la pratica clinica e l’organizzazione dei servizi. È quanto emerge dal report The Health and Economic Benefits of Tackling Non-Communicable Diseases pubblicato nel 2026.
Secondo l’analisi, la prevalenza di tumori, malattie cardiovascolari, diabete e broncopneumopatia cronica ostruttiva è aumentata negli ultimi decenni, con una crescita marcata del diabete nella popolazione. Il trend è sostenuto da tre fattori principali: aumento dell’obesità, invecchiamento della popolazione e maggiore sopravvivenza dei pazienti, che vivono più a lungo con patologie croniche.
Per i clinici, il dato più rilevante riguarda la gestione della multimorbidità. L’incremento dei pazienti con più patologie croniche comporta una maggiore complessità assistenziale, un aumento delle terapie e la necessità di un coordinamento più stretto tra cure primarie e specialistiche. Il report evidenzia che i pazienti con più condizioni croniche presentano una minore qualità di vita e una maggiore difficoltà nella gestione autonoma della malattia.
Sul piano degli esiti, le malattie croniche sono responsabili di una quota rilevante della mortalità prematura e incidono anche sulla salute mentale, con un aumento del rischio di depressione nei pazienti affetti da queste condizioni.
L’analisi sottolinea che la riduzione dei fattori di rischio produce benefici più ampi rispetto al solo miglioramento degli esiti clinici. Interventi su obesità, fumo, alcol, dieta e attività fisica hanno un impatto maggiore sulla riduzione della mortalità e sul carico di malattia rispetto agli interventi centrati esclusivamente sulla gestione dei pazienti già diagnosticati.
In questo contesto, il ruolo della medicina generale e delle cure primarie è indicato come centrale lungo tutto il percorso assistenziale: dalla prevenzione primaria alla diagnosi precoce, fino alla gestione a lungo termine delle patologie croniche e alla promozione dell’aderenza terapeutica.
Il report evidenzia inoltre che interventi mirati su uno o due fattori di rischio prioritari possono generare una quota significativa dei benefici complessivi, suggerendo la necessità di strategie selettive e integrate nella pratica clinica e organizzativa.
Tra i fattori di rischio, l’obesità emerge come quello con il maggiore impatto potenziale sulla riduzione dei nuovi casi e delle complicanze, seguita da fumo, dieta non equilibrata, inattività fisica e consumo dannoso di alcol.
Per la pratica clinica, i dati indicano la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e di integrare la gestione delle cronicità con approcci multidisciplinari, in grado di rispondere alla crescente complessità dei pazienti.