
Claudio Mencacci, direttore emerito di psichiatria all'ospedale Fatebenefratelli di Milano e Matteo Balestrieri, ordinario di Psichiatria all'Università di Udine sono stati riconfermati all'unanimità co-presidenti della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf). L'annuncio è stato fatto nella giornata conclusiva del congresso, dopo tre giorni di lavori, nelle due sedi di Milano e Venezia-Mestre. Al centro dell'attenzione di questo primo 'congresso diffuso' tutte le novità farmacologiche delle neuroscienze, affiancate da temi dedicati alla prevenzione e all'assistenza ai pazienti che soffrono di malattie mentali.
"La Sinpf per sua natura cerca di creare alleanze con le altre società scientifiche al fine di migliorare la risposta ai disturbi di salute mentale nel nostro Paese - spiega
Claudio Mencacci-. Propone per questo una riorganizzazione delle risorse, la creazione progressiva di una spinta verso azioni di prevenzione e di screening universali soprattutto nella fascia di popolazione più sensibili (adolescenti, giovani adulti, donne e anziani). Inoltre, la Sinpf, insieme alla Società Italiana di Psichiatria, alla Società di Neuropsichiatria infantile e alla Federazione dei Dipartimenti delle Dipendenze, è stata la prima a lanciare l'idea di una Agenzia Nazionale per la Salute Mentale. C'è un bisogno estremo di coordinare le risorse di indirizzarle in maniera adeguata secondo criteri di evidenza scientifica, di avere omogenei in tutte le regioni i protocolli diagnostico-terapeutici e di infondere il concetto di prevenzione in tutta la popolazione".
"I servizi di psichiatria in Italia sono in grandissima difficoltà da molti anni nonostante le nostre denunce e richieste di ascolto - aggiunge
Matteo Balestrieri-: in calo i dipartimenti (da 183 a 141), in calo i posti letto (-400, quindi il 10%), in fuga il personale (tra 2 anni mancheranno mille psichiatri e circa 10 mila tra infermieri e altro personale). Sul territorio, infatti, ne manca circa il 30%. Senza parlare delle risorse, ormai da paesi a 'basso reddito', che restano ampiamente sotto la media europea (2,9% del fondo sanitario invece del 10% indicato in sede comunitaria). In calo anche gli utenti (dagli 850 mila del 2017 ai 730 mila del 2020) e non certo per la diminuzione delle patologie mentali. Anzi, i problemi di salute mentale sono in crescita costante, cui il Covid ha offerto una sponda ancora più forte. Riguardano non solo adulti, ma sempre più gli adolescenti e i giovani adulti, che richiedono interventi urgenti, visite mediche specialistiche e cure specifiche. Non dimentichiamo che i bambini e gli adolescenti di oggi saranno gli adulti di domani".
Nessuna area medica in Italia è oggi in queste condizioni. E tutto ciò inevitabilmente ricade su pazienti, nonostante il gigantesco impegno quotidiano dei medici, degli infermieri e degli operatori dei servizi di salute mentale rimasti in servizio. "Per questo -concludono i due co-presidenti- se non sarà al più presto riorganizzata tutta l'area della salute mentale, in pochi anni non saremo più in grado di curare i pazienti".