
Gli psicofarmaci, insieme a un percorso terapeutico a 360 gradi, sono fondamentali per curare le malattie mentali anche nei giovani e nei giovanissimi; se però questi farmaci sono usati con modalità non corrette possono avere ripercussioni negative. Non a caso il problema dell'uso di psicofarmaci sottratti e utilizzati da parte di giovani e giovanissimi, senza alcun controllo e per uso 'ricreativo', è stato uno degli argomenti al centro dell'attenzione durante il XXIV Congresso nazionale della Società italiana di neuro-psico-farmacologia (Sinpf), in corso a Milano e Venezia Mestre. Si tratta di un fenomeno in crescita costante, anche per la facilità di reperimento di questi farmaci che, secondo lo studio Espad dell'Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), sono troppo spesso disponibili in casa (42%), acquistati facilmente su Internet (28%) o recuperati per strada (22%), sfuggendo al controllo di adulti e medici. Consumi che nell'ultimo periodo, a seguito anche dell'effetto pandemia, avrebbero superato abbondantemente il 6%, almeno nel 10% dei giovani, alimentando così la dipendenza associata anche agli effetti collaterali di altre sostanze psicoattive (tabacco, energy drink, benzodiazepine e sostanze stupefacenti), e lo sviluppo di comportamenti pericolosi
. Questa situazione ha quindi portato gli esperti della Sinpf non solo a lanciare l'allarme ma anche a fornire una serie di consigli attraverso un vademecum dedicato a cittadini, genitori, ragazzi e medici: 1) no al 'fai da te', no alla cosiddetta 'assunzione per opportunità': rivolgersi sempre al medico; 2) non sottovalutare la potenza terapeutica e le importanti ricadute collaterali degli psicofarmaci; 3) tenerli fuori dalla portata di chiunque possa farne un cattivo uso; 4) avviare campagne di sensibilizzazione e counselling mirati ai pazienti e alla cittadinanza in generale (ai giovani in particolare); 5) in caso di disturbi come ansia, depressione, disturbi dell'umore, seguire sempre le indicazioni dello specialista.
«Questi psicofarmaci rappresentano per molti un'ancora di rassicurazione per aumentare le performance scolastiche e i livelli di attenzione, per migliorare l'aspetto fisico quando combinati a farmaci dietetici, per potenziare i livelli di autostima, per sentirsi in forma, migliorando sonno e umore» spiega
Matteo Balestrieri, ordinario di Psichiatria all'Università di Udine e co-presidente della Sinpf «e spingono quindi i giovani ad assumerli sfuggendo al controllo in famiglia, reperiti in luoghi sicuri, come la casa in caso di familiari che già ne facciano uso, o in altri molto più insidiosi, come il web e la strada, sedi di un nuovo e più moderno spaccio, con reali rischi di overdose. Un trend, purtroppo, sempre più generalizzato tra i giovani e da cui non sono esenti neppure i ragazzi italiani, come dimostrano i dati dello studio Espad e le motivazioni che nei giovani alimentano il fenomeno».
Con questi farmaci, sottolinea
Claudio Mencacci, direttore emerito di Psichiatria all'Ospedale Fatebenefratelli di Milano e co-presidente Sinpf «molte patologie curate per tempo nei giovani, garantiscono loro un futuro. Se invece queste cure vengono usate con modalità e intenzioni diverse non aiutano e soprattutto possono avere ripercussioni negative. Preoccupa perciò tutti noi la facilità con cui i ragazzi riescano a procurarsi psicofarmaci al di fuori dei canali ufficiali, la conoscenza dei luoghi e le modalità per ottenerli. Da qui la necessità, prioritaria, di avviare campagne di sensibilizzazione e informazione sul fenomeno e i rischi associati alla possibile dipendenza da abuso di psicofarmaci, tanto più grave se fuori controllo medico, e di azioni educazionali che ne favoriscano il contrasto, anche con il coinvolgimento delle Istituzioni: dalla scuola alle famiglie e alla classe medica, dai medici di medicina generale agli specialisti».
Dallo studio del Cnr emerge come le tipologie di psicofarmaci senza prescrizione medica (Spm) maggiormente utilizzate nel corso dell'ultimo anno sia stata quella per favorire il sonno (5%), per i disturbi dell'umore, per favorire la perdita di peso (1,7% per entrambe le tipologie) e per stimolare l'attenzione (1,2%). Le studentesse utilizzano in percentuale maggiore tutte le tipologie di psicofarmaci analizzate, con un rapporto di genere minimo pari a 1,8 in relazione ai farmaci per l'attenzione e un rapporto massimo più che triplo (3,4) quando si valutano quelli impiegati nelle diete. Lo studio Espad riferisce inoltre che il 18% degli studenti ha utilizzato almeno una sostanza psicoattiva illegale nel corso del 2021; il 2,8% ne ha fatto un uso frequente e che quasi il 10% degli studenti è un "poliutilizzatore", assumendo almeno due sostanze negli ultimi 12 mesi. La sostanza illegale più diffusa è la cannabis, seguita dalle cosiddette 'new psychoactive substances', sostanze sintetiche che mimano gli effetti di altre sostanze più note.