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01/12/2022

Alzheimer, nuovo farmaco potrebbe rallentare declino cognitivo. I risultati dello studio

Lecanemab, nuovo farmaco sperimentale contro il morbo di Alzheimer, potrebbe essere in grado di rallentare la progressione della malattia, secondo i risultati di un test clinico presentati dalle aziende farmaceutiche produttrici. Eisai e Biogen. Il farmaco sembra abbia rallentato l'evoluzione dei problemi cognitivi dei pazienti nelle prime fasi della malattia.

Attualmente i farmaci disponibili cercano di trattare i sintomi dell'Alzheimer, ma non sono molto efficaci contro la malattia, soprattutto nelle sue forme più avanzate. Per questo da tempo vari gruppi di ricerca sono al lavoro per provare a intervenire sulle cause della malattia - che non sono però ancora completamente chiare - per farla progredire più lentamente. Lecanemab, conosciuto anche con il nome BAN2401, è un anticorpo monoclonale "umanizzato" che mira a modificare la biologia alla base dell'Alzheimer, rallentando la progressione della malattia quando si interviene ad uno stadio precoce. Lecanemab attacca la beta amiloide che si accumula nel cervello delle persone con Alzheimer.
I risultati del nuovo studio clinico, presentati alla conferenza Clinical Trials on Alzheimer's Disease di San Francisco, sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Dai risultati dello studio di fase 3, che ha coinvolto quasi 1800 partecipanti affetti da Alzheimer allo stadio iniziale e durato 18 mesi, è emerso che la terapia ha ridotto i biomarcatori correlati alla beta-amiloide nell'Alzheimer precoce e ha provocato un minore declino nelle misurazioni delle capacità cognitive e funzionali» rispetto ai partecipanti che hanno ricevuto il placebo.
Nel dettaglio, i pazienti che avevano ricevuto lecanemab hanno fatto registrare un declino delle capacità cognitive del 27% più lento rispetto al gruppo di controllo.

Dopo l'infusione intravenosa, che viene effettuata ogni due settimane, alcuni pazienti hanno segnalato sintomi simili a quelli influenzali, diminuiti nel corso del trattamento con le infusioni successive.
Il farmaco ha anche comportato effetti avversi gravi, come accumulo di fluidi nel cervello ed emorragia cerebrale. Gli effetti avversi più gravi hanno interessato il 14 per cento dei pazienti con lecanemab e l'11 per cento nel gruppo del placebo. Poco meno del 7 per cento dei partecipanti alla sperimentazione con il farmaco vero e proprio aveva abbandonato il test a causa degli effetti avversi, circa il doppio rispetto ai pazienti cui era stato somministrato il placebo.

Non si tratta al momento di una nuova cura contro l'Alzheimer, e saranno necessari nuovi studi clinici per confermare l'efficacia e la sicurezza di Lecanemab. Tuttavia, come spiegato dai ricercatori, i dati emersi dai test clinici sono un risultato confortante, che incoraggia la ricerca a spingersi sempre più avanti nell'obiettivo di arrivare quanto prima ad una cura contro l'Alzheimer.
I dati sono già in fase di valutazione da parte della FDA statunitense con la decisione attesa nei primi mesi del 2023. Le società farmaceutiche Eisai e Biogen prevedono, inoltre, di iniziare il processo di approvazione in altri paesi già il prossimo anno.
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