
Difficoltà di prenotazione, lunghi tempi di attesa e disponibilità molto limitata. Questi i principali problemi sollevati dai cittadini che usufruiscono della medicina territoriale. Risultato: solo un quarto di loro si dice soddisfatto del servizio. Questi i risultati dell'indagine "Esperienza e percezione degli italiani sulla medicina territoriale", realizzata da Fondazione Onda in collaborazione con l'Istituto partner Elma Research e presentata durante il 6° Congresso Nazionale di Fondazione- Onda, dal titolo
"La medicina territoriale in ottica di genere - La sfida del PNRR", in programma dal 27 al 29 settembre in modalità virtuale. I due anni di pandemia hanno messo in prima pagina le lacune e le disuguaglianze territoriali ancora troppo presenti nel nostro sistema sanitario nazionale. Oggi, come previsto dalla Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR, è giunto il momento di investire per riorganizzare l'assistenza sanitaria e sociosanitaria.
«I dati dell'indagine svolta non sono confortanti, pur essendo stati questi servizi utilizzati dal 90 per cento degli intervistati, solo il 26 per cento si dichiara soddisfatto», afferma
Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda.
Secondo l'indagine, risulta che 9 italiani su 10 si siano rivolti a medico di medicina generale, pediatra di libera scelta, guardia medica e/o consultorio negli ultimi 6 mesi, soprattutto per la prescrizione di farmaci (79 per cento), visite specialistiche o esami (67 per cento), eppure, solo un quarto di loro ne è soddisfatto. Purtroppo, le principali fonti di delusioni sono ancora la difficoltà di prenotazione (58 per cento), lunghi tempi di attesa (53 per cento) e disponibilità oraria molto limitata (43 per cento). Quasi la totalità degli utenti (88 per cento) ha contattato il medico di medicina generale per sé o per familiari negli ultimi sei mesi, mentre solo il 16 per cento ha contattato servizi di continuità assistenziale (es. guardia medica) e il 15 per cento un consultorio. Il 96 per cento della popolazione utilizza una forma di comunicazione digitale come e-mail (70 per cento) e telefonate (68 per cento) per interagire con i servizi offerti dalla medicina del territorio e circa la metà vorrebbe mantenere il più possibile questo tipo di approccio. Attraverso la Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza - PNRR sono stati stanziati 15,63 miliardi di euro per formare un nuovo assetto istituzionale che favorisca la continuità delle cure per i pazienti, rafforzi la rete territoriale di assistenza primaria e uniformi gli standard strutturali, tecnologici e organizzativi così da favorire il rapporto tra i medici e l'assistito e risponda alle mutevoli esigenze. Ma, nonostante ciò, la popolazione ritiene che la medicina territoriale sia estremamente peggiorata (41 per cento) e ha scarse aspettative per il futuro: risulta infatti che il 90 per cento degli intervistati non crede che ci saranno dei miglioramenti efficaci o che si stia facendo qualcosa. Inoltre, 2 persone su 5 non sono a conoscenza di progetti per il risanamento della medicina territoriale.
In base ai risultati dell'indagine, «le cose che stupiscono sono due: la prima che, nonostante buona parte degli intervistati sia affetto da patologie croniche, sembrano non presi in carico con appuntamenti prefissati ed un case manager dedicato, la seconda la scarsa fiducia nel futuro della sanità. Il PNRR nella missione 5 e 6 e con il DM 77/2022 se realizzato correttamente dovrebbe essere la risposta ai problemi messi in evidenza dal questionario», commenta
Flori Degrassi, Coordinatrice Antenne regionali Fondazione Onda, rappresentante Regione Lazio Osservatorio Medicina di genere, Istituto Superiore di Sanità. «A fronte di un aumento stimato del 28 per cento di diagnosi tra depressione e altre patologie psichiche causato da oltre due anni di pandemia soprattutto tra giovani e giovani adulti, si sta andando verso una impossibilità di garantire, in alcune aree, servizi minimi in un settore da tempo in difficoltà», aggiunge
Claudio Mencacci, Presidente Comitato scientifico Fondazione Onda e Società Italiana di Neuro Psico Farmacologia. «La riorganizzazione dell'assistenza territoriale prevista dal PNRR e programmata dal DM 77/2022 costituisce una straordinaria opportunità per migliorare la qualità delle cure primarie. Tuttavia, tale riforma si innesta in un sistema che presenta numerose criticità organizzative ed enormi differenze regionali, di cui è indispensabile tener conto per mettere in atto le adeguate contromisure», conclude
Nino Cartabellotta, Presidente Fondazione GIMBE - Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze.