
Il Codice degli appalti ha sei anni ma ne dimostra di più. Ha avuto difficoltà a tenere dopo due anni di Covid e dopo l'incremento dei costi derivanti dagli aumenti di energia, gas e materie prime. Costi che, aumentati fra il 400 e il 600%, se all'inizio dei contratti erano il 6-10% della tariffa a cui era aggiudicata la gara, ora sono saliti fino al 70%, come ha sottolineato
Silvano Mei numero due di Assosistema Confindustria alla recente tavola rotonda dal titolo "Appalti pubblici in Sanità: la tenuta del Codice e l'industria dei servizi alla salute".
I privati che forniscono servizi alla sanità pubblica in molti casi non ce la fanno più. Si dovrebbero rivedere i capitolati e i relativi oneri per Asl, ospedali, regioni. Ma dopo la pandemia le regioni sono già in apnea per 4 miliardi. La sanità è forse il settore messo più a rischio dall'aumento dei costi dei servizi: dalle mense ai camici, dai kit protettivi al riscaldamento. Affiancato, c'è il capitolo dei cantieri previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza che potrebbero avere problemi irreversibili dal rialzo dei prezzi delle materie prime. La settimana scorsa è diventato legge il testo sulla revisione dei contratti pubblici: una misura che l'Europa ci chiede e che entro un anno andrà completata da un decreto attuativo di dettaglio insieme alla revisione del codice degli appalti. Tra le norme chiave, la ridefinizione dei requisiti delle stazioni appaltanti e del personale in esse operante e la semplificazione della disciplina applicabile ai contratti pubblici i lavori, servizi, forniture d'importo inferiore alle soglie di rilevanza europea. Con il presidente
Egidio Paoletti, Assosistema, rappresentanza delle imprese produttrici e distributrici di medical device, Dpi, servizi di sanificazione, mense, chiede lo scorporo delle regole relative alla disciplina di forniture e servizi, che nei rapporti con il Servizio sanitario rappresentano fino al 78% del "traffico", da quelle relative ai lavori ed opere pubbliche. Tutto il percorso sarà poi completato dall'entrata in vigore a inizio 2024 del sistema nazionale di e-procurement. Per Assosistema, federata in Confindustria, le norme che regolano i lavori pubblici sono troppo macchinose. Due esempi:
Fulvio Bonavitacola vicepresidente Regione Campania sottolinea come il legislatore abbia raggruppato insieme appalti per opere pubbliche e gare per forniture. «Ma lavori pubblici e servizi non hanno nulla a che vedere tra loro, nelle forniture di beni e servizi non possono valere le regole delle grandi opere per l'attestazione Soa che certifica la capacità di un'impresa di tutti i requisiti normativi per lavori a base d'asta sopra 150 mila euro». «Nel nostro mondo di fornitori - aggiunge Mei- non esistono referenti delle stazioni appaltanti, ispettori. Abbiamo altri interlocutori: servizi di igiene pubblica, direttori sanitari».
La risposta che offre per ora il governo con il sottosegretario all'Economia Federico Freni è che dividere il codice tra appalti per servizi e forniture e per lavori non è opportuno né in linea con le regole comunitarie. «Il pregio del nostro ordinamento è nell'unitarietà della visione del fenomeno appalto. E' vero che il legislatore si è dimenticato dei servizi in corso di esecuzione in questi anni, è vero che il Piano nazionale di ripresa e resilienza mette molto al centro i lavori e non i servizi, e che specie in sanità è doveroso attivare meccanismi di revisione delle attuali norme per venire incontro alle esigenze di cassa delle imprese fornitrici. Servono coperture ma in questo momento non è semplice trovarne. Quanto si prevede è un adeguamento del Codice alle regole europee che semplificheranno l'andamento delle opere pubbliche». In altre parole saranno gli appalti per lavori con le relative semplificazioni ad avvicinarsi a quelli per i servizi; e per i contratti futuri cambierà qualcosa, ma per quelli vigenti, stipulati quando le materie prime avevano un prezzo sei volte inferiore, difficilmente ci sarà paracadute.
Giuseppe Busia presidente dell'Authority Anti-Corruzione ANAC, sottolinea l'importanza di nuove disposizioni in grado di adattarsi alla molteplicità dei contratti. «La possibilità di rivedere i prezzi è essenziale. Quanto va salvaguardato però in ogni contratto è l'equilibrio tra ciò che il committente chiede e ciò che ottiene in relazione ai tempi stabiliti». Resa inoltre una miriade di stazioni appaltanti -39 mila-e in sanità prosegue il sovrapporsi di Consip e centrali d'acquisto regionali e d'Asl. E' invece anche necessario semplificare e, come hanno sottolineato Busia,
Anna Finocchiaro presidente dell'associazione "Italia Decide" e
Stefania Vecchi di Masan SDA Bocconi, far sì che nella pubblica amministrazione - come nella controparte privata - ci siano competenze e formazione adeguate per riconoscere la validità degli interlocutori. Molto aiuterà la banca dati da realizzare entro il 2023 che accanto ad un taglio della burocrazia (il partecipante alla gara non dovrà presentare gli stessi dati ogni volta) istituirà un Registro in grado di assicurare la tracciabilità di ogni fornitore con notizie pregresse sui suoi rapporti