
Le persone risultate positive al COVID-19 sviluppano più frequentemente sintomi associati a malattie cardiovascolari e, come risultato della situazione pandemica, ci si aspetta un aumento del peso sulla pressione e i costi di queste patologie a medio e lungo termine, accompagnato dall' urgenza di rispondere ad un crescendo di bisogni insoddisfatti per il sistema sanitario. A confermarlo è una nuova analisi indipendente condotta dall'Economist e sponsorizzata da Daiichi Sankyo Europa.
Il rapporto "Links between Covid-19 and Cardiovascular Disease" pubblicato dall'Economist Impact ha esaminato le evidenze scientifiche ad oggi disponibili, al fine di misurare l'impatto che la pandemia ha avuto sui pazienti affetti da malattie cardiovascolari, sulla qualità e quantità di cure offerte, nonché le implicazioni del Long- COVID. Con un focus sulle regioni dell'Europa occidentale - in particolare Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito - i risultati del rapporto si basano su molteplici studi e pareri di esperti al fine di identificare le aree di miglioramento necessarie ad affrontare le crescenti esigenze della comunità dei pazienti cardiovascolari.
Oltre alla crescente prevalenza dei fattori di rischio, il rapporto dell'Economist Impact conferma che le persone che sono risultate positive alla Covid-19 sono a più alto rischio di incorrere in patologie cardiovascolari ed eventi correlati, quali insufficienza cardiaca, infarto miocardico, ictus e aritmia. Questo sia a causa della malattia stessa (uno studio britannico su quasi 50.000 persone ricoverate a causa del coronavirus ha rilevato che il 4,8% ha subito un evento cardiovascolare avverso) che a causa delle implicazioni indirette della Covid-19 sul sistema sanitario.
Durante la pandemia, la capacità limitata dei sistemi sanitari, combinata alla paura dei pazienti di esporsi al virus, ha fatto sì che l'assistenza cardiovascolare sia stata ridotta a tutti i livelli, aumentando la mortalità a breve termine e il rischio a lungo termine. Ad esempio, uno studio della Società Italiana di Cardiologia su 54 strutture sanitarie ha riportato che i ricoveri in pronto soccorso per infarto miocardico acuto sono diminuiti del 48% nel periodo 14-21 marzo 2020 rispetto alla stessa settimana del 2019.
Stando ai risultati del report, questo fenomeno è continuato nel medio termine; quasi un anno dopo l'inizio della pandemia, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riportato ancora diffuse interruzioni nella gestione dell'ipertensione e nel trattamento cardiovascolare di urgenza. La ricerca ha scoperto che questa interruzione ha assunto forme diverse a diversi livelli di cura: dall'inevitabile mancanza di servizi di emergenza e gestione dei fattori di rischio ai ritardi nella diagnosi di CVD.
Tra coloro che sviluppano la Covid-19, gli individui affetti da malattie cardiovascolari hanno fino a 3,9 volte più probabilità di sperimentare sintomi gravi e fino a 2,7 volte più probabilità di morire rispetto ai pazienti COVID non affetti da pregresse condizioni cardiovascolari. E queste sono solo alcune delle numerose evidenze riportate nell'analisi dell'Economist. Il rapporto indica inoltre le sfide derivanti dal Long COVID potrebbero accrescere l'onere della gestione cardiovascolare sia a breve che a medio termine. A riguardo la ricerca evidenzia come i sintomi più comuni come la dispnea e l'affaticamento, siano associati a un maggior rischio di eventi cardiovascolari, tra cui l'insufficienza cardiaca e l'infarto.
Commentando il rapporto dell'Economist Impact,
Amitava Banerjee, cardiologo consulente e professore di Clinical Data Science presso l'University College di Londra, ha spiegato che "Stiamo solo grattando la superficie quando si tratta dell'impatto a lungo termine di COVID-19 in ambito cardiovascolare, e probabilmente con il tempo emergerà una maggiore quantità di dati". "Le persone si stanno presentando in fasi molto più avanzate di malattia cardiovascolare, il che significa che trattarli è molto più complicato e sono meno probabili esiti favorevoli. Dobbiamo porre una maggiore attenzione sull'identificazione dei fattori di rischio e rilevare precocemente i sintomi cardiovascolari. Facendo questo possiamo anche alleviare la tensione sui sistemi sanitari già gravati", ha concluso dottor Banerjee.