Nel 2023 l’Italia ha registrato una delle più alte densità di medici dell’Unione europea, con 5,4 professionisti ogni 1.000 abitanti, oltre il 25% in più rispetto alla media comunitaria. Restano però forti criticità nella medicina generale, nell’assistenza territoriale e nel personale infermieristico. È quanto emerge dal report “State of Health in the EU – Italy Country Health Profile 2025” realizzato da Ocse, Commissione europea ed European Observatory on Health Systems and Policies e presentato al Cnel.
Secondo il rapporto, la densità degli infermieri praticanti in Italia si ferma a 6,9 ogni 1.000 abitanti, oltre il 20% sotto la media Ue di 8,4. Il rapporto infermieri-medici è pari a 1,3, uno dei più bassi d’Europa. L’Ocse collega questo squilibrio alle difficoltà storiche nel rafforzamento della professione infermieristica, aggravate dall’invecchiamento della popolazione, dai pensionamenti, dall’emigrazione e dal calo dei nuovi laureati.
Tra il 2013 e il 2022 il numero di laureati in infermieristica è diminuito di oltre il 3% all’anno. Tra il 2020 e il 2022 il numero di infermieri entrati nel mondo del lavoro è risultato inferiore a quello dei medici. Un lieve recupero è stato osservato nel 2023, quando i laureati in infermieristica sono tornati a superare quelli in medicina.
Il report evidenzia inoltre problemi di attrattività economica della professione. Mentre nella maggior parte dei Paesi europei gli infermieri guadagnano circa il 20% in più rispetto al salario medio nazionale, in Italia le retribuzioni risultano sostanzialmente allineate alla media salariale generale.
Accanto alla carenza infermieristica, l’Ocse segnala criticità nella medicina generale. Negli ultimi dieci anni la densità complessiva dei medici è cresciuta di oltre l’1% all’anno, ma quella dei medici di famiglia è diminuita di circa il 13%. Il deficit nazionale di medici di medicina generale viene stimato tra 2.910 e 5.897 professionisti, pari a una carenza compresa tra l’8% e il 16%.
Le disparità territoriali risultano particolarmente marcate nelle regioni del Nord. Secondo il rapporto, solo in Lombardia sarebbe necessario un aumento del 20% del personale di medicina generale per rispettare le soglie previste dagli accordi nazionali.
L’Ocse osserva inoltre che molti giovani medici tendono a evitare specializzazioni considerate critiche per il sistema sanitario, come medicina d’urgenza e anestesiologia, orientandosi verso aree che garantiscono migliori condizioni di lavoro e maggiori opportunità nel settore privato.
Secondo il report, la carenza di infermieri rappresenta “un ostacolo strutturale” alla transizione verso modelli assistenziali più integrati e sostenibili, in particolare nell’assistenza territoriale e nelle aree rurali e remote.