
Il Covid ha abbattuto l'offerta di cure nel Servizio sanitario: le prestazioni delle aziende sanitarie sono diminuite di un terzo in regime di libera professione intramuraria e di oltre un quarto nel canale istituzionale. Lo certifica il Rapporto sull'Attività Libero professionale Intramuraria (Alpi) presentato dall'Agenzia dei Servizi sanitari regionali-Agenas. Se nel 2019 le prestazioni erogate in "intramoenia" erano 4,76 milioni, nel 2020 sono state 3,2 milioni, mentre nel canale istituzionale erano 59 milioni nel '19 e sono state 43 milioni nel '20. La presentazione del Rapporto è stata un'occasione per capire come leggerlo da non addetti ai lavori. Prezioso l'excursus di
Rossana Ugenti DG Risorse Umane Ministero Salute che parte dalla legge 120 del 2007, quella secondo cui l'impegno orario per la libera professione svolta dal sanitario sotto il controllo dell'azienda datrice di lavoro non deve superare il 50% dell'orario totale dell'attività istituzionale. Come si vede dai dati prima citati, in Italia siamo lontani da quei livelli. Ma ci sono delle eccezioni.
La normativa - Dopo la legge 120 vanno ricordati: l'accordo Stato-Regioni del 18 novembre 2010 che chiede di determinare i volumi di attività individuali e di équipe, di valutare eventuali conflitti d'interesse, di istituire organi paritetici con sindacati ed associazioni di cittadini; la legge Balduzzi 189/2012 che mira al superamento dell'Alpi svolta all'esterno degli ospedali ed introduce sia una ricognizione straordinaria degli spazi aziendali - in vista dell'acquisizione da parte dell'azienda di spazi esterni ove mancanti- sia un programma per tracciare l'attività intramoenia allargata legandola a convenzioni tra professionista ed ospedale, al collegamento in rete delle due strutture, alla tracciabilità dei dati; ed infine l'accordo stato-regioni del 17 febbraio 2015 per dettare le regole sui controlli dell'attività svolta. La legge Balduzzi ha anche previsto che la riscossione della tariffa avvenga ad opera dell'azienda anche nell'intramoenia allargata a studi decentrati, e che il 5% degli importi sia trattenuto dall'azienda per essere speso nella sicurezza o nel riequilibrio delle liste d'attesa in attività istituzionale.
Il Report - Il Report sulle Regioni e Province autonome è il risultato delle verifiche condotte ogni anno dalle aziende sui propri dipendenti sanitari e dalle regioni sulle aziende. L'Alpi si è contratta, e da prima del 2020: è oggi esercitata da 45.400 medici, pari al 38,9% dei medici dipendenti e al 42,9% dell'insieme dei medici che ha optato per l'esclusività di rapporto; sette anni fa, quando sono iniziate le rilevazioni, erano 55.500, il 46,1%. Le regioni dell'arco alpino tranne l'Alto Adige si trovano su livelli più alti della media, e il profondo Sud su livelli più bassi. Nelle regioni "mediane" ci sono punte di singole aziende e singole discipline dove la libera professione è straripante. Mentre l'Alpi esterna rispetto al 2013 è passata da circa il 30,5% al 16% dimezzandosi, le modalità di esercizio si stanno adeguando con la crescita degli spazi interni alle aziende, e alcune di esse hanno un'attività eccezionale, come si evince dall'analisi degli indicatori regionali ed aziendali su 14 tipi di visita specialistica e 55 di esame strumentale, riassunta da
Maria Pia Randazzo (Ufficio Statistico Agenas). Le verifiche periodiche, quattro l'anno, sull'impatto dei volumi di Alpi svolta rispetto a quelli di attività istituzionale indicano anomalie.
I maxi-erogatori - Se a livello nazionale il rapporto per le visite specialistiche varia dal 3% dell'oncologia al 29% della ginecologia, e per gli esami strumentali si va da piccole percentuali al 42% delle ecografie ginecologiche eseguite in Alpi, a livello regionale ci sono singole strutture "outliers", sempre più agguerrite nel produrre prestazioni intramoenia, che superano anche di molto i livelli aziendali di attività istituzionale. Specifica
Valeria Fava, responsabile coordinamento politiche della salute di Cittadinanzattiva: «in un'Asl della Campania per una visita cardiologica con ecg si è passati da un rapporto fra attività erogata in Alpi e quella erogata in regime istituzionale pari al 72% nel 2019 e al 206% nel 2020: per una prestazione erogata nel canale istituzionale ce ne sono due erogate in intramoenia; in una azienda marchigiana per la visita urologica il rapporto è passato dal 147% del 2019 al 228 del 2020, per la mammografia in un'azienda piemontese si passa dal 16% nel '19 al 142% nel '20. Inoltre, aggiunge Fava, se è vero che quasi tutte le regioni hanno collegato in rete gli studi - per lo più attraverso il sistema unico di prenotazione aziendale che ha due agende, una per attività istituzionale ed una per quella intramuraria - ancora in 10 regioni vi sono singole realtà in cui si prenota tramite agende cartacee gestite dal singolo professionista o dalla struttura.