
Nel Regno Unito è stata rilevata una nuova variante del Covid-19. La Uk Health Security Agency (Ukhsca) ha annunciato, infatti, di stare monitorando una nuova variante, Xe, una mutazione ricombinante dei ceppi BA.1 e BA.2. Lo riporta 'The Independent'. Al momento gli esperti dicono che è troppo presto per stabilire se è più contagiosa delle altre. Le prime stime indicano per questa 'variante mix' un possibile "vantaggio del tasso di crescita di circa il 10% rispetto a BA.2, ma questo dato richiede un'ulteriore conferma". Lo spiega l'Organizzazione mondiale della sanità, nell'ultimo aggiornamento diffuso sull'andamento globale di Covid-19. Benché si ipotizzi dunque un 10% in più di contagiosità per Xe rispetto a Omicron 2, l'Oms precisa che, finché non verranno riportate «significative differenze nella trasmissibilità» del mutante «e nelle caratteristiche della malattia» che provoca, inclusa la gravità, Xe verrà considerata una variante appartenente alla 'famiglia' Omicron. L'agenzia delle Nazioni Unite per la sanità fa sapere che continuerà a monitorare questa e altre mutazioni del coronavirus pandemico.
La nuova variante è stata rilevata per la prima volta nel Regno Unito il 19 gennaio scorso e da allora sono oltre 600 le sequenze segnalate e confermate come corrispondenti al nuovo mutante. La nuova variante Omicron Xe «sembra più contagiosa» e «una persona che oggi ha 2 dosi, non è praticamente vaccinata». Lo sottolinea
Walter Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica e consulente del ministro della Salute, questa mattina ospite di 'Agorà' su Rai3. «E' ancora troppo presto per capire se e quanto ci deve preoccupare la variante Xe di Sars-CoV-2», mutazione ricombinante di Omicron 1 e Omicron 2, segnalata in Gran Bretagna, dice all'Adnkronos Salute Ricciardi. «Si sta valutando, soprattutto in Inghilterra, che è ancora una volta il Paese da dove arriva una variante», sottolinea. Questo però ci dice che «le varianti continueranno a selezionarsi e per questo dobbiamo stare attenti. Per evitare varianti dobbiamo vaccinare il mondo, cosa che non stiamo facendo. Se poi alcuni Paesi come la Gran Bretagna fanno finta che sia finita, allora diventa il paradiso delle varianti». Le mutazioni, ammonisce Ricciardi, «si selezionano o nei Paesi dove ci sono pochi vaccinati o nei Paesi dove non ci sono precauzioni. È chiaro che nel meccanismo evolutivo il virus cerca di bypassare le nostre resistenze, diventando sempre più contagioso. Impara. E quindi dobbiamo da una parte vaccinare il mondo e dall'altra parte evitare di far finta che la pandemia sia finita».
Al momento «non c'è il timore di una massiccia quinta ondata», anche perché, spiega l'epidemiologo e docente dell'Università degli Studi di Milano,
Carlo La Vecchia, a 'La Stampa', «gran parte della popolazione è già venuta in contatto con Omicron e la bella stagione è alle porte». «Chi è stato contagiato dalla Omicron 1 ha molti meno rischi di contagiarsi nuovamente con la 2 buona parte dei casi che abbiamo registrato negli ultimi tre mesi e mezzo sono stati contagiati da Omicron», spiega. Al momento il nostro sistema sanitario sta reggendo alla Omicron, a metterlo «in difficoltà», precisa La Vecchia, sono state «più che altro le assenze dovute ai contagi del personale». Ora abbiamo «circa il 60% in meno di casi su media settimana rispetto a metà gennaio con la 1. Se dovesse arrivare anche qui, diffondendosi, potrebbe prolungare la fase Omicron, mantenendo alto il numero dei casi, che altrimenti andrebbe verso una discesa», sostiene l'esperto. L'evoluzione del virus «comporta non solo che ci sia la formazione di una nuova variante ma che la variante sia selezionata, cioè che ci siano degli elementi che la fanno diventare prevalente. Se questa selezione non c'è, vuol dire che non è una variante di successo e quindi è mancato quel meccanismo di selezione naturale che poi la porta a prevalere sulle altre», sostiene
Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, sentito dall'Adnkronos Salute. In precedenza, continua Clementi, «le varianti che hanno avuto questo ruolo» dominante «sono state tutte varianti che si trasmettevano meglio, che replicavano di più, che avevano un qualche vantaggio. Quindi il meccanismo di selezione è imprescindibile per considerare una variante» e l'impatto che potrebbe avere. «Adesso mi pare presto per fare queste valutazioni sulla Xe, che è stata identificata in qualche centinaio di casi in Gb», conclude Clementi.