
Il 15 marzo è la Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla dedicata ai disturbi del comportamento alimentare, un fenomeno che ha riportato un aumento dei casi del 40% durante i primi 6 mesi di pandemia rispetto allo stesso periodo del 2019. Proprio in questa giornata al Museo dell'ISS si è svolta una tavola rotonda per discutere i nuovi dati e gli aggiornamenti sul tema.
È in continua evoluzione la mappa dell'ISS dedicata ai servizi sui disturbi alimentari, ad oggi sono 108 le strutture accreditate (erano 91 poche settimane fa) su tutto il territorio nazionale (101 del SSN e 7 del privato accreditato): 55 centri al Nord (di cui 19 in Emilia-Romagna), 18 al Centro Italia e 35 tra Sud e Isole. Sono 1.099 inoltre i professionisti che lavorano nei centri, tutti formati e aggiornati: soprattutto psicologi (21%), psichiatri o neuropsichiatri infantili (17%), infermieri (14%) e dietisti (11%). Questi gli ultimi dati rilevati dall'Iss e presentati durante la tavola rotonda dedicata sia agli aspetti epidemiologici, sia alle storie di disagio raccontate nel libro "Affamati d'amore" di
Fiorenza Sarzanini. L'evento è anche l'occasione per fare il punto sugli aggiornamenti epidemiologici dopo due anni di emergenza sanitaria a causa del Covid.
«Facilitare la richiesta di aiuto e informare sull'assistenza sono gli obiettivi della mappatura dei centri - spiega
Roberta Pacifici, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell'ISS - dopo aver censito le strutture del SSN, infatti, l'Istituto ha iniziato a mappare anche i centri del privato accreditato, notando un forte impatto e coinvolgimento su questi disturbi del comportamento alimentare, purtroppo in crescita durante il periodo pandemico».
I dati più recenti parlano, infatti, di un aumento della patologia di quasi il 40% rispetto al 2019: nel primo semestre 2020 sono stati rilevati 230.458 nuovi casi contro i 163.547 del primo semestre 2019. Il carico assistenziale globale dei nuovi casi e casi in trattamento nel 2020 è stato di 2.398.749 pazienti, un dato sottostimato poiché esiste in questa patologia una grande quota di pazienti che non arriva alle cure.
Il censimento in continua evoluzione consente anche di conoscere informazioni relative all'utenza assistita. Risultano in carico al 65% dei Centri censiti quasi 9.000 utenti (8.947), prevalentemente di genere femminile 90% rispetto al 10% di maschi. Fenomeno per lo più giovanile dato che il 58% degli utenti ha tra i 13 e i 25 anni, il 7% meno di 12 anni. Le diagnosi più frequenti sono: anoressia nervosa rappresentata nel 36,2% dei casi, la bulimia nervosa nel 17,9% e il binge eating nel 12,4%.
Si tratta di persone sempre più giovani che fanno fatica a far affiorare il disagio. Un aspetto affrontato nel libro di
Fiorenza Sarzanini, presentato nel corso della tavola rotonda dal vicedirettore del Corriere della Sera, che nel suo libro di storie di disordini alimentari, include anche la sua per dimostrare che questa patologia si può vincere e che se ne deve parlare perché «un'alleanza tra chi fa informazione e chi disegna strategie sanitarie è necessaria. Di questi temi bisogna parlarne, devono diventare un'istanza di salute - dice la Sarzanini - questo è il primo passo perché si possa creare una rete sanitaria e sociale, per i ragazzi e per le loro famiglie, che non lasci solo nessuno e che possa accogliere un percorso di rinascita».
«Durante la pandemia - dice
Laura Dalla Ragione Responsabile Rete Disturbi Comportamento Alimentare Usl 1 dell'Umbria - le persone che soffrivano di un disturbo alimentare si sono aggravate. Magari hanno impiegato mesi per trovare il coraggio di chiedere aiuto o hanno aspettato mesi per un ricovero, aumentando il rischio di cronicizzazione o ricaduta nel disturbo».