Europa e Mondo
18/02/2022

Covid-19, verso la quarta dose ai fragili. Attesa una decisione sul resto della popolazione. Ecco a chi sarebbe necessaria

È fissata per il prossimo 25 febbraio una riunione straordinaria della commissione tecnico scientifica dell'Aifa e in quella occasione dovrebbe essere esaminata la possibilità di autorizzare la quarta dose del vaccino anti Covid ai soggetti fragili. L'esame dei dati sarà avviato in seguito alla richiesta del ministero della Salute. Alcune regioni, come il Piemonte, avevano già posto la questione al Ministero. Ma la quarta dose per chi servirà?

Nel mondo alcuni stati hanno o inizieranno presto a fare la quarta dose: ad esempio da lunedì la Svezia inizierà la somministrazione per gli over 80 e per gli anziani che vivono in casa di riposo e da marzo la Corea del Sud somministrerà questa dose aggiuntiva a tutti i pazienti fragili e agli over 60.

Nonostante l'EMA abbia affermato che non ci fossero prove della necessità di estendere una quarta dose a tutta la popolazione, potrebbe essere probabile una estensione per trapiantati ed immunodepressi. È probabile che queste categorie, che comprendono più di 500mila persone, inizino a ricevere già da marzo una quarta dose addizionale dopo 120 giorni dal ricevimento della terza. Le regioni attendono la settimana prossima nuove indicazioni dal ministero.

Sul fronte della ricerca uno studio dello Sheba Medical Center, di Ramat Gan in Israele, accessibile online sulla piattaforma medRxiv evidenzia come la quarta dose di vaccino a mRNA riporta gli anticorpi contro il virus SarsCov2 ai livelli che si erano raggiunti dopo la terza dose, ma ciò non basta per prevenire le infezioni da Omicron perché la protezione offerta dalla dose aggiuntiva contro la variante non supera il 30%.
La ricerca ha coinvolto 274 operatori sanitari che hanno ricevuto la quarta dose di vaccino Pfizer/BioNTech o Moderna a distanza di almeno quattro mesi dalla terza dose: in quel momento i volontari avevano un livello di anticorpi 6 volte più basso rispetto al picco raggiunto dopo la dose di richiamo.

Passate 2-3 settimane dalla somministrazione della quarta dose, i livelli di protezione si sono alzati di 9-10 volte. Anche la capacità neutralizzante contro la variante Omicron è aumentata notevolmente, pur rimanendo 10 volte sotto quella che si riscontrava contro il virus originario di Wuhan. Nonostante questo risveglio delle difese immunitarie, lo studio ha mostrato che circa un quinto del campione arruolato ha contratto un'infezione da SarsCov2 (28 vaccinati Pfizer/BioNTech e 29 Moderna), una quota appena più bassa rispetto al gruppo di controllo, che aveva tre dosi di vaccino. Secondo le stime dei ricercatori, sulla base di questi dati, l'efficacia della quarta dose di prevenire l'infezione è del 30% per il vaccino Pfizer/BioNTech e dell'11% per Moderna; un po' più alto il livello di protezione verso la malattia sintomatica (43% e 31%). Resta invece confermata l'alta efficacia contro la malattia grave.
Le differenze riscontrate nello studio tra i due vaccini, precisano i ricercatori, sembrano più dovute a oscillazioni statistiche legate ai piccoli numeri della ricerca che a una effettiva differenza di efficacia.

Infine, ad aggiungere argomenti per un'eventuale quarta dose, dalle stime dei Cdc statunitensi arrivano risultati poco incoraggianti sulla protezione della terza dose di vaccino. Lo studio ha confrontato la protezione che offre la terza dose fra il periodo pre-dominanza di Omicron (meno del 50% dei sequenziamenti positivo a questa variante) e post-Omicron (più del 50% dei sequenziamenti).
Secondo i Cdc, durante il periodo in cui la variante Omicron ha dominato, i vaccini hanno fornito un'efficacia dell'87% contro le visite al pronto soccorso e un'efficacia del 91% contro i ricoveri a due mesi dopo il richiamo.Quattro mesi dopo l'iniezione booster, l'efficacia scenderebbe al 66% contro le visite al pronto soccorso e al 78% contro i ricoveri. Invece per la variante Delta la protezione offerta dal ricovero dopo quattro mesi dalla terza dose scendeva dal 97% al 89%.
Tuttavia la variante Omicron sembra di base meno pericolosa di Delta. Infatti, tra i 93.408 ricoveri analizzati, 83.045 (89%) e 10.363 (11%) si sono verificati rispettivamente durante i periodi a predominanza Delta e Omicron.E anche la terza dose mantiene un effetto protettivo dalla possibilità di essere ricoverato: tra le persone ospedale con malattia COVID-19, il 43% non era vaccinato, il 45% aveva ricevuto 2 dosi di vaccino e il 12% aveva ricevuto 3 dosi.
Per gli analisti, questi risultati sottolineano comunque l'importanza di ricevere una terza dose di vaccino mRNA COVID-19 per prevenire i ricoveri COVID-19 e andrebbe fornita a tutti gli adulti.Tuttavia, anche questa analisi, coerente con i dati provenienti da Israele e dei rapporti preliminari del VISION Network, dovrebbe -per i CDC- far prendere in considerazione l'opportunità di ulteriori dosi di vaccino.
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