
«La sanità digitale è un tema centrale rispetto ai cambiamenti necessari che il servizio sanitario nazionale dovrà affrontare per continuare a garantire il diritto universalistico alla salute sancito dalla nostra Costituzione». A sottolinearlo è stato il ministro della Salute Roberto Speranza, in un messaggio inviato in occasione della presentazione a Palazzo Montecitorio del libro 'Sanità digitale: inizia la rivoluzione?' (Edizioni LSWR), di Gianluca Polifrone. Un volume che non solo fotografa la situazione attuale della sanità in materia digitale, ma propone anche un'analisi efficace e critica dei problemi connessi agli strumenti digitali disponibili offrendo delle soluzioni, come l'istituzione di un Ministero ad hoc che guidi la trasformazione digitale.
Ad evidenziare i vantaggi che si possono trarre da una rivoluzione digitale in sanità è anche il presidente dell'Agenzia italiana del farmaco Aifa, Giorgio Palù. «Potremmo accorciare i tempi per la predizione di bersagli molecolari. Stiamo già disegnando i farmaci al computer su strutture tridimensionali e molti ricercatori oggi lavorano solo al computer. Così acceleriamo i percorsi per nuovi farmaci, possiamo predire su marcatori di biologici quella che sarà l'efficacia di un vaccino e quando e come cambiare un vaccino. I trial clinici li potremmo accorciare perché avremmo marcatori, grazie all'intelligenza artificiale, che ci permettono di predire quale sarà risposta. E abbassiamo anche i costi». Un vantaggio, quindi, non solo sanitario ma anche economico. Per Palù la pandemia insegna l'importanza della gestione di una grande mole di dati per lo sviluppo dei farmaci: «Saranno i farmaci che ci daranno una mano per chiudere questo evento pandemico», assicura il presidente di Aifa portando anche un altro esempio: «Nel 2050 avremo forse più morti per malattie prodotte da infezioni antibiotico-resistenti: se avessimo modo di catalogarle tutte a livello centrale, di dire qual è il fenotipo del batterio 'x' e come si comporta, avremmo modo di intervenire in tempo, ma anche di cambiare misure al nostro approccio». E c'è anche un risvolto economico che riguarda la sanità digitale: «Mai come in questa fase il nostro Paese necessita di essere attrattivo per investimenti importanti in sanità e ricerca. Oggi i processi sono molto più rapidi. E il vero fulcro, il coordinatore» in questo flusso di dati, dovrebbe essere «lo Stato», per Palù.
I dati sono un patrimonio, «ci sommergono», continua il numero uno di Aifa citando campi di ricerca come la trascrittomica, la genomica, l'epigenetica. «Ricordo la rivoluzione della sequenza del genoma umano, ci vollero anni. Oggi noi sequenziamo il genoma in poche ore, se non in minuti. La complessità sta in colli di bottiglia e nel tradurre questi dati in informazioni». «Crediamo nella medicina, nella scienza e nello sviluppo. Come suggeriva Churchill noi perdiamo un'opportunità se da una calamità non sappiamo risorgere. La resilienza è un rimbalzo che dobbiamo fare: abbiamo una ricerca molto avanzata però forse molto meno strutturata e con poche opportunità per i giovani che ancora oggi vanno in molti all'estero. Dobbiamo creare in Italia, puntare sull'innovazione per poter attrarre i giovani». Palù lancia un appello a non sprecare quello che di buono si può trarre dal dramma della pandemia che ha investito il mondo. «Abbiamo la prima industria di farmaci come fatturato, però facciamo ancora in gran parte conto terzi e farmaci il cui brevetto è scaduto. Dobbiamo puntare sull'innovazione - ribadisce - per attrarre anche i giovani».