
La velocità delle
vaccinazioni contro la capacità del virus di cambiare. Per Israele il combattimento contro il Covid-19 è una lotta contro il tempo. Se il Paese, 10 milioni di abitanti, raggiungesse al più presto l'immunità di gregge, ossia l'80% di immunizzati con la terza dose - e potrebbe riuscirci in 2 mesi secondo il ministero della Salute locale - ci sono chance di arginare l'espandersi del virus e della temuta variante Lambda che in Occidente non è ancora arrivata.
Gli ultimi studi riferiti da Channel13 sostengono che le persone che hanno ricevuto la terza dose sono protette al 96% dal Covid-19. Al momento, visto dalla sponda di Levante del Mediterraneo, il dibattito sul vaccino contro il coronavirus in corso nel nostro Paese, anche in Parlamento, appare un po' anacronistico. Da noi ci si chiede perché in uno stato di 10 milioni di abitanti con tanti vaccinati la pandemia mieta 11 mila contagi ufficiali al giorno, insinuando dubbi sull'efficacia dei vaccini. Intanto però in tutto il Medio Oriente le popolazioni sono alle prese con la nuova variante lambda, ancora più contagiosa della "nostra" delta. Un flagello che in Europa potrebbe arrivare in autunno e avere un grave impatto sulla popolazione non vaccinata oltre che uno non indifferente sugli stessi vaccinati la cui protezione anticorpale sia "scaduta". Con la "lambda" ogni dibattito sull'eticità dell'introduzione della terza dose "quando il resto del mondo ancora ha bisogno della prima", diventa un po' anacronistico, come spiega
Enrico Mairov, presidente di Nuova Udai 10.0, associazione nata per promuovere le relazioni tra Italia ed Israele, ma innanzi tutto medico esperto su tematiche relative all'emergenza. «In Israele non c'era più tempo per porsi domande già a luglio, quando è partita la campagna di richiamo vaccinale che ad oggi ha raggiunto circa 2 milioni di cittadini. A giugno aveva ricevuto le due dosi l'88% della popolazione target. Dal vaccino sono escluse alcune categorie e in particolare i bambini sotto i 12 anni, che sono quasi 2,5 milioni: solo ora si dibatte se inserirli nel programma vaccinale. A inizio luglio, dunque erano 1,2 milioni i cittadini non ancora vaccinati, distribuiti per metà tra appartenenti alla popolazione araba e per metà al resto dei residenti. In questi due mesi, complici i disastri della variante lambda, a quanto pare svariate volte più infettiva delle precedenti, altri 300 mila cittadini hanno cambiato idea rispetto al vaccino e si sono immunizzati con le due dosi».
Due cose sono assodate: tra i vaccinati la malattia si trasmette meno e si trasmette in forma più leggera. Almeno nei mesi di copertura. «I dati che condividiamo parlano in tutto il mondo di 250 milioni di vaccinati e oltre 7 miliardi di non vaccinati», dice Mairov. «I primi non figurano che in percentuali minime tra i contagiati e soprattutto tra i ricoverati e i deceduti. I perplessi ci sono anche in Israele, ma gli argomenti per essere scettici sulla vaccinazione sembrano sempre meno». Tuttavia, oggi Israele registra dati elevati sui ricoveri e sugli ingressi in terapia intensiva. «Sono tanti per Israele 700 decessi registrati in questa ondata», ammette Mairov. «Tuttavia, dei deceduti, l'80-85% non era vaccinato e il 15% lo era, in genere anziano o con poli-patologia».
Il problema è che dopo 6-7 mesi, la protezione del vaccino cala, con buona pace del prolungamento a 12 mesi della validità del green pass decisa in Italia. Ha affermato
Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia dell'Università di Padova: «Israele ha iniziato a immunizzare le persone a metà dicembre ed evidentemente non sono più protette. La protezione dei vaccinati dal contagio è intorno al 20-30%, molto bassa, per questo stanno facendo la terza dose. Resta una protezione significativa contro le complicazioni, però per mesi non hanno avuto decessi e adesso viaggiano con numeri relativamente più elevati». Mairov conferma indirettamente: «La terza dose è necessaria per "ricaricare le pile" del sistema immunitario. Per non correre il rischio che la copertura scadesse, il precedente premier
Bibi Netanyahu l'aveva prenotata già a giugno; l'avvicendamento al governo ha però rallentato la fase organizzativa di risposta al virus, siamo ripartiti a luglio e il ritardo, anche se di non tanti giorni, può avere in qualche modo contribuito all'incremento dei contagi. Al momento si procede con rapidità, con punti vaccinali aperti al pubblico, anche senza necessità di prenotazione. E le speranze di un impatto molto positivo di questa campagna sono fondate».
Mauro Miserendino