
I veleni del
piano pandemico non aggiornato in tempo si sono ripresentati in un question time dello scorso 30 giugno alla Camera. Il ministro della Salute,
Roberto Speranza, risponde ad una interrogazione a risposta immediata del deputato
Francesco Lollobrigida (Fratelli d'Italia) sul rispetto dei principi di trasparenza, condivisione e imparzialità nei processi decisionali relativi all'emergenza sanitaria durante la prima fase della pandemia. Il tema è anche il mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006, sul quale, alla luce della nuova pandemia, il Paese doveva organizzare le risposte prima di trovarsi "sotto attacco" del virus.
La lacuna è emersa con la pubblicazione del Report dell'Organizzazione mondiale della Sanità sulla prima risposta dell'Italia al Covid da parte del gruppo internazionale guidato da
Francesco Zambon, sconfessato dal vicedirettore della stessa Oms
Ranieri Guerra. Con l'emergere della vicenda cresce l'insofferenza di Fratelli d'Italia, partito di
Giorgia Meloni che oggi si ritrova unica opposizione del Governo Draghi, verso "mancata condivisione delle decisioni ministeriali, indecisioni, pareri dei comitati tecnici celati In relazione al mancato aggiornamento del Piano". Fdi in autunno accusa il ministro di opacità fino a chiederne le dimissioni. In parallelo intenta ricorsi al Tar e al giudice ordinario. Uno dei ricorsi nasce da un'intervista di aprile 2020 dove il Direttore programmazione del Ministero rivelava che il Piano era pronto da gennaio. Fdi aveva chiesto il documento al Ministro senza ottenere risposta, ha presentato ricorso al Tar che il 22 gennaio con sentenza ha obbligato Speranza a pubblicare il Piano. In una seconda sentenza più recente di maggio il Tar ha obbligato il Ministero della Salute a pubblicare tutti i documenti inerenti le riunioni della Task force ministeriale istituita a gennaio 2020 sempre su ricorso Fdi, quelli che condussero alla dichiarazione dello stato di emergenza il 31 gennaio.
La replica di Speranza nell'interrogazione è che il governo non è obbligato dalla legge a pubblicare atti interni, eppure se lo sta facendo. Il ministro spiega come dall'inizio della pandemia abbia assicurato la massima trasparenza verso le istituzioni nazionali ed internazionali. «La trasparenza è un valore e un punto di forza nel rapporto tra istituzioni ed opinione pubblica». È fisiologico «che nel dibattito politico si incrociano "teoremi", ma qui i fatti sono chiari e netti. Il più rilevante è che in Italia si pubblicano tutti i verbali del Comitato tecnico scientifico - organo chiave nelle decisioni - nel giro di 45 giorni, e non risulta che altri paesi dell'Unione europea abbiano procedure così rapide e trasparenti».
Quanto al piano pandemico e al ricorso in Consiglio di Stato, «rispettiamo le decisioni prese dai giudici amministrativi ma gli atti interni ai ministeri non sono soggetti ad obbligo di pubblicazione; tuttavia, abbiamo pubblicato tutto sul nostro sito ministeriale, così come sono pubblicati i dati sulla campagna vaccinale regione per regione. So che non sarete soddisfatti ma nell'affrontare una pandemia serve unità e non divisioni e polemiche continue. Nell'interrogazione,
Marcello Gemmato (Fdi) ha sottolineato che «il regolamento sanitario internazionale impegna i governi a dire la verità al popolo» mentre il Ministro «impugna tutte le sentenze del giudice amministrativo e ordinario che gli danno torto e ci si chiede perché».
Mauro Miserendino