Governo e Parlamento
09/06/2021

Vaccini Covid, corsa dei giovani ma scienziati sconsigliano somministrazione di Astrazeneca a under 40

Continua la corsa dei giovani per vaccinarsi, di quale siero si tratti poco conta, l'importante è riuscire ad arrivare per le vacanze immunizzati. Gli esperti, però, frenano sugli Open Day, in particolare quelli con le inoculazioni di Astrazeneca, che porterebbero ad un rischio di trombosi «più alto del Covid-19». Un gruppo di 24 medici vaccinatori ha lanciato un appello, dicendosi contrario alla scelta di aprire ai più giovani le vaccinazioni con gli Open day Astrazeneca, «perché la somministrazione di questo vaccino ai soggetti minori di 40 anni, in particolare di sesso femminile, potrebbe comportare più rischi che benefici, causando anche se raramente complicanze potenzialmente mortali».

Eppure, le Regioni continuano ad immunizzare i più giovani con qualsiasi tipo di siero: negli "eventi vaccinali" appositamente dedicati non si utilizzano soltanto gli Rna (Pfizer e Moderna), ma soprattutto quelli a vettore virale (Astrazeneca e Johnson & Johnson, raccomandati dall'Aifa per gli over 60). La Campania, il Friuli Venezia Giulia e l'Umbria sono quelle che hanno somministrato il maggior numero di dosi ai giovani tra i 20 e i 29 anni, coprendo rispettivamente il 26,1%, 21,8% e 21,3% di questa fascia di popolazione. In questa graduatoria, che comprende anche la province autonome di Trento e di Bolzano, quest'ultima ha raggiunto già il 30,3% mentre la Lombardia è al 20,7%, la Sicilia al 20,3% e la Basilicata al 20%.
È necessaria una «riflessione» sulla somministrazione del vaccino Astrazeneca ai giovani. Lo dice coordinatore del Cts e presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, a Rainews24. In Italia, il vaccino è raccomandato agli over 60. L'ulteriore riflessione, dice Locatelli, si rende necessaria soprattutto dopo il caso di trombosi individuato recentemente: una ragazza di 18 anni è in condizioni gravi. In precedenza, le era stato somministrato il vaccino. «Vi è in queste ore un'attenzione suprema per cogliere tutti i segnali che possono allertare su eventuali effetti collaterali che portino a considerare dei cambiamenti di indicazione. Il vaccino di Astrazeneca è già preferenzialmente raccomandato per i soggetti sopra i 60 anni di età, perché il rapporto tra i benefici derivanti dalla vaccinazione ed eventuali rischi diventa incrementale con l'età e particolarmente favorevole sopra questa soglia», dice il coordinatore del Cts. Stessi avvertimenti da Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe, secondo il quale l'esigenza di vaccinare la popolazione andrebbe contemperata con la possibilità di somministrare, in questo momento, altri tipi di vaccini ai giovani. Con il siero a vettore virale, andrebbe immunizzato «quel 28% di 60-69enni e 17% di 70-79enni che ancora non hanno ricevuto la prima dose di vaccino», aggiunge Francesco Broccolo, virologo dell'Università Bicocca di Milano. In Italia oltre tre milioni di over 60 invece non hanno ricevuto neppure la prima dose, nonostante siano la fascia più esposta ai rischi letali del Covid.

Immunizzare contro il Covid solo i ragazzi e bambini con determinate patologie pregresse. Questa la raccomandazione dell'autorità vaccinale del Robert Koch Institut, l'equivalente del nostro Istituto superiore di sanità, la Stiko. Ad anticiparlo è il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, dopo aver preso visione di una bozza di decisione che verrà pubblicata giovedì. La valutazione riguarda i vaccini mRna e in particolare quello prodotto da Biontech-Pfizer. Secondo l'autorità tedesca il rischio di un decorso complicato dopo aver contratto Covid-19 riguarda giovani dai 12 ai 17 anni che hanno malattie accertate come obesità o patologie del sistema immunitario. Il vaccino è consigliato a chi ha insufficienza cardiaca pronunciata, alcune forme di ipertensione e per le malattie in cui la funzione polmonare è permanentemente compromessa. Anche per la sindrome di Down, una restrizione della funzione renale, malattie tumorali maligne e malattie croniche del sistema nervoso. In Italia però i pediatri, in attesa della versione definitiva del documento, per poter capire anche quali siano le eventuali motivazioni legate alla decisione, spiegano di «rimanere fermi alle decisioni Ema». Lo evidenzia Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), secondo cui «non si possono cambiare opinioni su ogni presa di posizione». «La scienza deve far fede a quelle che sono le indicazioni ufficiali: il vaccino è stato, dopo gli studi necessari, le sperimentazioni necessarie, giudicato positivamente per la somministrazione alle fasce di età 12-16 anni, e per i bambini più piccoli gli studi sono ancora in corso. Ne sapremo qualcosa in più tra qualche mese. In questo momento credo sia giunta l'ora di iniziare le vaccinazioni anche in questa fascia di età».
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