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vaccini Covid la medicina di famiglia resta in secondo piano rispetto agli hub, con consegne a singhiozzo e talvolta estromessa dalle campagne. Ma le scelte delle regioni, se premiano nei numeri, nei fatti sono pericolose. «Nei nostri studi abbiamo il polso di assistiti fragili che gli archivi Asl degli esenti per patologia non riescono ad individuare, e garantiamo numeri solidi, salvo incepparci per motivi "esterni" come le mancate o mal programmate consegne», dice il segretario Fimmg Puglia
Donato Monopoli. Alla vigilia di un consiglio nazionale dove potrebbe dichiarare l'agitazione, il sindacato leader dei medici da più parti denuncia disfunzioni da cui lo studio del Mmg esce male, e non per sue colpe.
In Piemonte il segretario Fimmg
Roberto Venesia denuncia le disparità nell'accesso al vaccino che si generano a volte nella stessa famiglia, con la moglie cinquantenne già vaccinata in precedenza e il marito sessantenne con fattori di rischio che non riesce ad avere la somministrazione dal suo medico per via di consegne a singhiozzo. In Puglia i medici non si sentono più di supportare la campagna alle attuali condizioni. «In forza di un accordo con la Regione, di marzo, abbiamo lavorato sabati, domeniche, Pasqua e Pasquetta per vaccinare quella popolazione estremamente vulnerabile che solo noi individuiamo con chiamata attiva e somministrazione a domicilio», dice Monopoli. «Dall'8 al 14 maggio abbiamo somministrato 93 mila vaccini pur in un contesto di profonda disorganizzazione. Ma dopo due mesi, senza interventi per il potenziamento strutturale e di personale non possiamo più chiedere sacrifici a noi stessi, agli assistenti e agli infermieri». Le consegne delle dosi «sono comunicate pochissimi giorni prima e talora non è possibile programmare le vaccinazioni». Ma la dipendenza dalle Asl per i rifornimenti non è il solo problema dei Mmg.
«La circolare del ministero della Salute che individua le categorie vulnerabili da convocare con priorità non "vede" tutte le situazioni di fragilità. Ci sono nostri assistiti censiti per una sola patologia ma poli-patologici e in condizioni che li rendono prioritari. Ci sono forme di vulnerabilità sociale o disabilità che possono rendere inaccessibile la farmacia sotto casa. Noi conosciamo queste situazioni e dobbiamo affrontarle integrando i nostri elenchi. Una funzione in più rispetto ai più attrezzati centri vaccinali, in una complessa catena che comporta il processo di selezione dei pazienti, prenotazione del vaccino, convocazione e programmazione della seduta in funzione delle dosi, programmazione dei pazienti da tenere "in panchina" nel caso non si presentasse qualcuno dei convocati, somministrazione che richiede la compresenza di due operatori sanitari sull'atto vaccinale (medico ed infermiere) e di un front office (collaboratore di studio), spazi e tempi per l'osservazione breve post-inoculazione, registrazione su portale regionale. Alcuni colleghi oggi vaccinano negli hub; per continuare a tenere "guarnita" la linea vaccinale negli studi e rispettare il tabellino di marcia del Generale Figliuolo ci servono più ore di infermieri e personale; intanto eroghiamo l'attività ordinaria, in un contesto difficile, dove vanno recuperate prestazioni specialistiche per i pazienti non Covid. Paradossalmente, malgrado la dimostrata capacità erogativa, si rischia che se arrivassero tante dosi e si alzassero gli obiettivi numerici non potremmo fare vaccini a sufficienza e magari finiremmo nel tritacarne mediatico. Noi non ci stiamo. La medicina generale ha consentito di salvare anziani e utenti vulnerabili, ma necessita di risorse per conciliare attività ordinaria e straordinaria; chiediamo alla regione di aprire il tavolo di confronto promesso alla firma dell'accordo regionale».
In altre regioni si registrano problemi di mancata consegna delle dosi che mettono in difficoltà la medicina generale. In Sicilia, dove la categoria in alcune aree vaccina metà del target (a Palermo 700 medici aderenti su 900 della provincia, con i Sisp, immunizzano 4500 utenti al giorno su 8000 complessivi) decine di medici che avevano programmato sedute non hanno potuto ritirare le dosi richieste per tempo per i loro pazienti, perché erano tutte finite ai centri ospedalieri, direttamente smistate dall'hub alla Fiera del Mediterraneo. «Commissario all'emergenza e regione hanno dato priorità agli open day di Pfizer e Moderna - spiega il segretario Fimmg continuità assistenziale Sicilia
Luigi Tramonte - e lì però sono confluiti anche cittadini non a rischio, ad esempio over 50 senza fattori di fragilità. In pratica, la Regione inizia ad attingere classi di età che dovrebbe vaccinare in seguito. E se da una parte colma dei gap rispetto ad altre regioni più avanti, dall'altra qualcuno dimentica che i Mmg con quei vaccini dovevano erogare delle seconde dosi a pazienti estremamente vulnerabili e delle prime dosi ai cronici, che comunque hanno priorità rispetto a chi non presenta fattori di rischio». «Il risultato è che la vaccinazione di "prossimità" del medico di famiglia resta in secondo piano ma in questo modo si mette a rischio chi ha più bisogno di tutelarsi dal Covid-19. Chiediamo alla Regione di invertire la rotta - dice il segretario Fimmg
Luigi Galvano - e che siano serviti prima i medici di prossimità e secondariamente i mega-hub che non seguono i pazienti sulla base di un rapporto fiduciario».
Mauro Miserendino