
In tutta Europa, per ora, quella vaccinale contro il
Covid-19 è una campagna di guerra dipendente non dal valore dei soldati ma dal rifornimento di armi, cioè di vaccini. E il coinvolgimento dei medici di famiglia risente dei problemi di approvvigionamento, che a loro volta, in base alle indicazioni - l'AstraZeneca per i più giovani entro i 65 anni, Pfizer e Moderna per i più anziani - condizionano le convocazioni dei candidati alla somministrazione. Delle regioni che hanno concluso accordi con i Mmg - una quindicina - sono in partenza quelle del Nord e quelle del Centro tranne l'Abruzzo e, al Sud, Puglia e Basilicata. Sono invece stati firmati ma non ancora realmente attivati gli accordi in Campania e Sicilia.
Ma quali sono i vaccini disponibili? Sulla carta, i Mmg avrebbero dovuto utilizzare Astra Zeneca più facile da conservare nei frigo di studio, e non avrebbero vaccinato anziani. Invece, al momento, a seconda della regione sono mobilitati ora sugli anziani tra 70 e 79 anni ora sui cittadini tra 55 e 65 anni ora sui docenti che sono la punta di iceberg di questa seconda classe d'età. In Piemonte si parte ora con 150 mila dosi per iniziare a coprire una popolazione di 70-79enni bisognosa di circa un milione di dosi complessive di Pfizer o Moderna. Emilia Romagna e Trentino hanno assegnato ai Mmg il personale delle scuole con AstraZeneca e poi tocca ai 65-79enni; in Liguria con lo stesso criterio le sedi vaccinali messe a disposizione dai medici sul territorio sono mirate sui "giovani" mentre per i 70-79enni si pensa ad un accordo con le farmacie. In Toscana i Mmg praticano invece i vaccini Pfizer agli ultraottantenni a un ritmo importante. Più la regione è grande più la fenomenologia si amplia: in Lombardia i medici sono chiamati a raccogliere le adesioni degli over 80 e in qualche caso (Pavia) a vaccinarli di persona collaborando alla campagna degli ospedali. La Protezione Civile intanto ha virato sui docenti da vaccinare con AstraZeneca in hub appositi come il Parco Trenno a Milano; molti medici attendono non solo di vaccinare ma anche di sapere chi e con cosa vaccineranno. Marche, Umbria e Basilicata sono impegnate sugli over 80. Nel Lazio fino alla scorsa settimana erano stati vaccinati dai Mmg 25 mila sessantacinquenni, primi della classe d'età 55-65 anni, coperta da AstraZeneca, che viene convocata in base alla data di nascita ed in ordine decrescente.
Ma c'è un problema di uniformità vaccinale oltre che di dosi scarseggianti, tanto che Fimmg invita la Regione a prendere esempio da
Angela Merkel, in una lettera dove denuncia difformità di comportamenti tra un'Asl e l'altra. La cancelliera tedesca nel coinvolgere i medici di famiglia ha concordato con i Land di distribuire loro dosi in relazione ai fabbisogni dettati dai trend sui contagi, maggiori verso i confini con Francia, Repubblica Ceca, Austria. Fimmg Lazio chiede che i Mmg siano nel gruppo di lavoro regionale sulla campagna vaccinale e chiede un coordinamento per la distribuzione delle dosi. In primo luogo, «a fronte di pochi medici che hanno somministrato fin qui anche 80 dosi vaccinali la maggior parte ha somministrato anche 0 dosi pur avendole chieste nei modi e nelle forme stabilite dalle singole aziende sanitarie». In secondo luogo, c'è anarchia distributiva: «A Rieti - scrive Fimmg - ci viene riferito che l'Asl ha posto limiti nella distribuzione di Pfizer e che è stato realizzato un portale diverso da quello regionale, a Viterbo mancherebbero i vaccini Pfizer, a Latina sarebbero stati distribuiti ad altri enti determinando mancanza di dosi per la medicina generale. A Frosinone e all'Asl Roma 3 si pubblicano bandi per medici vaccinatori a 60 euro ora cui parteciperebbero medici di assistenza primaria e di Continuità assistenziale rendendo inutili gli accordi regionali recenti. Alla Roma 1 i vaccini Pfizer sono distribuiti solo per le somministrazioni domiciliari. Per risolvere il problema, a nostro avviso sarebbe più utile che ogni medico fornisse la stima del fabbisogno delle categorie interessate e, in relazione alle dosi disponibili, si disponesse un piano di consegne settimanale, magari delegando, come per la campagna antinfluenzale, colleghi dell'Ucp o del distretto sia al ritiro dei vaccini che alla somministrazione».
In Toscana la medicina generale si dice pronta all'arrivo di un elevato numero di vaccini. Alla vigilia del congresso regionale il presidente della Società di medicina generale
Claudio Cricelli avverte: per consentire alle "Cure Primarie" di fornire appropriate risposte diagnostiche e terapeutiche sia ai pazienti cronici sia agli acuti gestibili sul territorio servono tecnologia, percorsi diagnostico-terapeutici condivisi con la medicina specialistica, ed il superamento delle difficoltà prescrittive legate ad adempimenti burocratici amministrativi per fondamentali classi di farmaci come anticoagulanti, per la cura del diabete, alcuni broncodilatatori inalatori. «Affinché tutto questo si concretizzi, diventa necessario anche innalzare il livello di competenza del medico di medicina generale, sia a livello clinico che sotto il profilo comunicativo e gestionale, per un approccio alla professione che diventi più trasversale».
Mauro Miserendino