
Alla convenzione che porterà i
medici di famiglia a vaccinare i pazienti contro il Covid-19 mancherebbe un tassello fondamentale: il coinvolgimento dei medici di continuità assistenziale. Mentre il documento del Ministero della Salute e delle regioni è allo studio dei sindacati medici
Tommasa Maio responsabile della continuità assistenziale del sindacato Fimmg chiede al ministro
Roberto Speranza di coinvolgere i 17.500 medici di continuità assistenziale nell'ipotesi di accordo da far partire nei prossimi giorni a livello nazionale.
Al momento non sarebbero inclusi eppure per "rendere sinergiche ed ottimizzare le risorse professionali giaÌ presenti sul territorio, e raggiungere nei tempi piuÌ rapidi possibili gli obiettivi di salute pubblica" servirebbe il loro apporto, visto che questi medici "per loro naturale vocazione assistenziale sul territorio garantiscono, in continuità metodologica e temporale ai medici di famiglia, un'assistenza capillare e di prossimità inseribile agevolmente nei piani vaccinali regionali sulla base delle necessitaÌ assistenziali delle diverse aree del nostro Paese". Nella bozza di accordo circolata negli ultimi giorni ma per il momento "sconfessata" sia dal Ministero sia dalle Regioni si parla di medici di medicina generale in senso lato, richiamando l'accordo nazionale del 2018 e i compiti prioritari dei medici convenzionati come la partecipazione alla attuazione degli obiettivi di politica sanitaria nazionale; non si parla di medici di continuità assistenziale in nessun punto. Eppure, come spiega Maio, "giaÌ in un recente passato abbiamo operato nelle campagne vaccinali di diverse regioni ed eÌ quindi naturale pensare che oggi, nel momento in cui si sta definendo un protocollo di intesa per la partecipazione della Medicina generale, si venga coinvolti nella vaccinazione anti-Covid in maniera strutturata e uniforme su tutto il territorio nazionale".
Garantire la vaccinazione anti-Covid a tutti i cittadini nel piuÌ breve tempo possibile eÌ oggi l'obiettivo principale da perseguire. Un concetto condiviso anche dal leader del sindacato Snami
Angelo Testa "Siamo in emergenza. Perché si continua a procrastinare e perdere tempo quando la posta in palio è così importante?" Inoltre, "al di là del quantum occorre sapere da dove arriveranno i finanziamenti per effettuare una vaccinazione di massa che sarà costosa, anche perché molte regioni invocano finanze nazionali non avendo disponibilità economica". Sul "chi vaccinerà", "lo Snami ha invocato l'intervento di molteplici figure sanitarie: medici di famiglia, medici di continuità assistenziale, medici dell'emergenza urgenza, medici dell'igiene pubblica e tutti i medici volontari che vorranno partecipare. Medici libero professionisti, medici pensionati, medici precari ed altri Colleghi che intendano dare il loro contributo in quella che dovrebbe diventare una storica vaccinazione di massa, veloce, continua ed organizzata. Chi ha mal informato gli addetti ai lavori che la Medicina di famiglia potrà da sola farsi carico di una vaccinazione di tale portata non sa quel che dice e non ha idea della non praticabilità di tutto ciò in tempi congrui, cioè celermente e con una garanzia del risultato".
Snami conferma che al momento non ha ricevuto alcuna bozza d'accordo. Circolano bozze che all'oggi il Ministero ha disconosciuto ma su cui andrebbe indagato chi le fa circolare, per quale motivo perverso e con quali secondi fini». Snami vorrebbe sapere anche dove si vaccinerà: "Chi millanta pubblicamente che un Medico di famiglia potrebbe vaccinare 10 pazienti al giorno ignora che significherebbe svolgere 4-5 ore in più di ambulatorio per lunghissimo tempo in un contesto in cui la maggior parte dei medici è impegnato 10-12 ore di lavoro quasi ininterrottamente...Risultato: vaccinazione lenta e ritmi di impegno e carico lavorativo non sostenibili. I centri vaccinali con personale di segreteria, infermieristico e medico potrebbero invece funzionare h12, sette giorni su 7, ed avere una capacità per medico di una inoculazione ogni 5 minuti. In un contesto come questo il volontariato e la società civile darebbero sicuramente una mano per la componente burocratica e un centro vaccinale organizzato avrà nell'equipe sanitaria le figure preposte in caso di monitoraggio e pronto intervento per reazioni avverse al vaccino".