giu222012
Chiedere al ministero della Salute e all'Aifa di motivare il ritardo nella commercializzazione in Italia di due farmaci innovativi (Telaprevir e Boceprevir) necessari per la cura di chi è affetto da epatite C e già autorizzati, nel 2011, negli Usa, in Canada, Germania, Francia, Scandinavia, Inghilterra, Olanda e Austria. È questo l’oggetto di una interrogazione al ministro della Salute, Renato Balduzzi, presentata da Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale, nonché chirurgo dei trapianti di fegato, insieme ad altri 32 senatori di tutti gli schieramenti politici. «Nel nostro Paese» spiega Marino «si contano 20 mila decessi all'anno causati da cirrosi e da tumore epatico e si eseguono oltre 1.000 trapianti di fegato di cui almeno la metà causati da virus Hcv. In Europa occidentale, l'Italia è il Paese con il più alto numero di malati di epatite C e proprio per questo dovrebbe essere più attivo di altri nel predisporre misure volte a limitare i danni che la malattia produce in ambito sanitario, sociale ed economico». I principi attivi la cui autorizzazione è ferma «possono ragionevolmente raddoppiare la possibilità di guarigione con tassi di risposta prossimi all'80%, mentre oggi i farmaci disponibili in Italia si fermano intorno al 40%». Marino ricorda che «l'Aifa non ha esercitato la sua funzione istituzionale per oltre 100 giorni, un’inattività che incide pesantemente sulla vita di pazienti a rischio (come chi è affetto da cirrosi epatica con Hcv, i trapiantati di fegato con recidiva aggressiva da epatite C o coinfettati da Hiv) che solo fino a un certo momento potranno essere curabili. Per loro il fattore tempo è fondamentale».