Infettivologia

mar302012

Infezioni da trematodi in forte crescita

Tre studiosi dell’Università di Basilea hanno effettuato una revisione sistematica della letteratura per verificare la diffusione delle infezioni da trematodi attraverso l’alimentazione e riferiscono che si tratta di malattie trascurate ma di alto impatto

Le infezioni da trematodi – minuscoli vermi piatti della lunghezza massima di pochi millimetri – si trasmettono attraverso l’alimentazione e sono all’origine di una serie di malattie tropicali che tipicamente interessano fegato, polmone o intestino. Tre studiosi dell’Università di Basilea hanno effettuato una revisione sistematica della letteratura per verificare la diffusione delle infezioni da trematodi scoprendo che, nonostante stime prudenziali, si tratta di malattie trascurate ma la cui diffusione è in crescita, con un conseguente forte impatto sanitario. 

Metodo di indagine
I ricercatori svizzeri hanno controllato i contributi scientifici in materia registrati sui principali archivi elettronici dal 1980 al 2008; dopo un primo esame di 33.921 articoli, hanno identificato 181 studi contenenti informazioni quantitative utili che, estratte e riassemblate, sono servite per mettere a punto modelli semplificati di queste patologie ed effettuare analisi statistiche per valutarne il carico complessivo.

Risultati complessivi
Ne è risultata una stima finale di 56,2 milioni di persone che, attraverso l’alimentazione, hanno contratto un’infezione da trematodi nel corso del 2005. Tra queste, 79 milioni ne hanno subito conseguenze gravi e 7.158 sono morte, principalmente in seguito a infezione cerebrale e a colangiocarcinoma. Si tratta di patologie in forte espansione: nel decennio compreso tra il 1995 e il 2005 gli autori hanno calcolato un aumento del 423% per le infezioni da trematode intestinale, del 119% per le clonorchiasi, del 12% per le paragonimiasi e dell’11% per le fascioliasi, mentre le opistorchiasi sono diminuite del 19%. In particolare le stime sono state riviste al rialzo in questi ultimi anni, relativamente ai colangiocarcinomi indotti da trematodi del fegato.

Stime più elevate del previsto
Se nel 1997, ricercatori dell’International Agency for Research on Cancer avevano attribuito solo 800 casi di colangiocarcinoma all’infezione da trematodi, i dati più recenti parlano di 6.000 casi all’anno mentre, secondo i calcoli degli autori della presente revisione, sarebbero attendibili un numero di casi annui variabili tra gli 8.000 e i 10.000, che fanno propria l’opinione secondo cui, «a causa dello stretto legame esistente tra le due condizioni, il miglior modo per controllare il colangiocarcinoma è di tenere sotto controllo i trematodi del fegato». Per quanto si tratti di cifre importanti, i dati riportati in letteratura potrebbero essere solo la punta di un iceberg: alcuni studi hanno ipotizzato 50 milioni di infezioni da trematodi intestinali, oltre 30 milioni di infezioni combinate di Clonorchis sinensis e Opisthorchis spp e 17 milioni di infezioni di Fasciola spp.

Possibile prevenzione
Gli autori sollecitano azioni per prevenire queste patologie, ricordando che sono il risultato di condizioni sanitarie inadeguate, di abitudini alimentari profondamente radicate in certe aree e di alcuni cambiamenti nell’alimentazione, tra cui la diffusione dell’acquacultura: gli abitanti del continente asiatico, nelle regioni pacifiche e in quelle del sud-est risultano essere le persone a maggior rischio.

Lancet Infect Dis. 2012 Mar;12(3):210-21.


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