Domenico Galetta1, Raffaella Manzo2, Stefania Vallone3, Enrica Cappelletto4, Teresa Del Giudice5, Marina Gilli6, Alessandro Leonetti7, Ilaria Maggio8, Giulio Metro9, Francesca Rastelli10, Giuseppina Savio11, Diego Signorelli12
1Oncologia Medica Toracica, IRCCS Istituto tumori Giovanni Paolo II, Bari, 2Psicologia Clinica, AO Monaldi, Napoli, 3Associazione WALCE Onlus, Torino, 4Oncologia Toracica, AOU San Luigi Gonzaga – Regione Gonzole, Orbassano (TO), 5UO di Oncologia, AO Pugliese Ciaccio, Catanzaro, 6UOC di Pneumologia ad indirizzo Oncologico, AO Monaldi, Napoli, 7Oncologia Medica, AOU Ospedale Maggiore, Parma, 8Oncologia Medica, Ospedale di Bellaria, Bologna, 9Oncologia Medica, Santa Maria della Misericordia, Ospedale di Perugia, 10Oncologia Medica, Asur Area Vasta 5, Ospedale Mazzoni, Ascoli Piceno, 11Oncologia Medica, ARNAS Ospedale Civico, Palermo, 12Oncologia Medica, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano
Il carcinoma polmonare a piccole cellule (Small Cell Lung Cancer, SCLC) è una patologia particolarmente aggressiva che richiede un percorso assistenziale tempestivo e mirato. I sintomi della malattia, insieme alle comorbidità ad essa associate, rendono molti pazienti non idonei a trattamenti attivi tradizionali. Questo crea la necessità di gestire la sintomatologia in modo efficace, cercando di portare alla curabilità quei pazienti che altrimenti perderebbero importanti opportunità terapeutiche.
L’introduzione dell’immunoterapia ha rappresentato una rivoluzione nel trattamento del SCLC, offrendo nuove possibilità di miglioramento delle prospettive di sopravvivenza e della qualità di vita per i pazienti. Gli inibitori del checkpoint immunitario diretti contro PD-L1, hanno determinato un miglioramento della sopravvivenza globale (OS) quando somministrati in combinazione con la chemioterapia durante la fase di induzione e successivamente come monoterapia nella fase di mantenimento. Lo studio IMpower133 è stato il primo a valutare l’impiego dell’immunoterapia nel trattamento dei pazienti con ES-SCLC aggiungendo atezolizumab alla chemioterapia standard. I risultati di questo studio hanno mostrato che la combinazione di atezolizumab con carboplatino ed etoposide ha migliorato significativamente la sopravvivenza globale (OS) rispetto alla sola chemioterapia.1 La OS mediana per i pazienti trattati con atezolizumab è stata di circa 12-13 mesi. Il tasso di sopravvivenza a 18 mesi è stato del 34% nel gruppo trattato con atezolizumab, rispetto al 21% nel gruppo di controllo che ha ricevuto solo chemioterapia.
Inoltre, i dati osservati nello studio di estensione IMbrella A, riportano un eccezionale tasso di OS a 5 anni del 12%, confermando che la percentuale di pazienti lungo-sopravviventi è significativamente più elevata tra coloro che hanno ricevuto la chemio-immunoterapia. Questo miglioramento non solo ha allungato la durata di vita dei pazienti ma ha migliorato anche la qualità della vita, offrendo una nuova speranza a coloro che sono affetti da questa forma particolarmente aggressiva di neoplasia polmonare. Al recente Congresso ESMO Asia (2024) i dati a 6 anni dello studio IMbrella A, mostrano un ulteriore miglioramento portanto il tasso di OS dell’11%.2
Data la crescente complessità nel trattamento dei pazienti affetti da ES-SCLC, è sicuramente fondamentale un approccio integrato che tenga conto di numerosi aspetti. Di fatto, oltre alle sfide in ambito medico, i pazienti oncologici e i loro caregiver affrontano numerose difficoltà organizzative, psicologiche e sociali.
La gestione clinica del SCLC, così come quella di altre neoplasie aggressive e a rapida evoluzione, deve essere efficiente e ben coordinata. Ciò implica una diagnosi precoce, l’accesso tempestivo ai trattamenti innovativi e un monitoraggio continuo dell’efficacia delle terapie.3 È poi essenziale migliorare la comunicazione tra i diversi specialisti coinvolti nel trattamento del paziente oncologico per garantire un approccio multidisciplinare integrato. In aggiunta, la semplificazione delle procedure amministrative e l’accesso facilitato alle cure possono ridurre lo stress e il carico di lavoro per i pazienti oncologici e i loro caregiver.4-8
Pertanto, è fondamentale individuare le aree in cui è possibile ottimizzare il percorso di cura. Solo attraverso una valutazione approfondita delle principali criticità, infatti, è possibile definire e avviare modifiche migliorative del “patient journey” del paziente con SCLC, offrendo un supporto concreto ed efficace anche ai familiari che lo accompagnano nel complesso iter terapeutico.
In questa ottica, è stato istituito il progetto Science Clinic Life Collaboration, un progetto che ha coinvolto un Board scientifico di 12 esperti di rilievo nazionale e 40 oncologi nel campo del microcitoma.
La struttura del progetto e dell’attività svolta dal gruppo di lavoro “Pazienti e Percorsi”, che nello specifico ha portato alla realizzazione di questo documento, è riportata in figura 1.
FIGURA 1. Struttura del progetto Science Clinic Life Collaboration e metodologia applicata nel workshop “Pazienti e Percorsi”

Negli ultimi anni, è diventato evidente che per migliorare gli esiti di salute dei pazienti oncologici è necessario adottare una strategia integrata che tenga conto non solo delle esigenze cliniche ma anche di quelle psicosociali.
È essenziale fornire a ciascun paziente il supporto necessario per affrontare le sfide psicologiche che si presentano lungo il percorso di cura in parallelo ai bisogni fisici. Anche raccomandazioni a livello nazionale ed europeo invitano a valutare, riconoscere e monitorare il distress del paziente oncologico durante tutto il percorso di malattia.
Un approccio integrato è ormai riconosciuto come essenziale per gestire le difficoltà che sia i pazienti sia i professionisti sanitari devono affrontare quotidianamente. Si ritiene infatti che solo attraverso il ricorso a coordinamento e multidisciplinarità sia possibile migliorare le condizioni cliniche e la qualità della vita per i pazienti affetti da una neoplasia aggressiva.9-12
Il carcinoma polmonare a piccole cellule è noto per la sua natura aggressiva e rapida evolutività.13 Tali caratteristiche richiedono un monitoraggio continuo e una pianificazione proattiva degli interventi terapeutici successivi. Infatti, una delle sfide principali nel trattamento del microcitoma è la gestione della recidiva e della progressione della malattia, che rappresentano momenti cruciali nel percorso di cura del paziente.14-17
I caregiver svolgono un ruolo fondamentale nel supporto ai pazienti durante queste fasi. Tuttavia, anche se i caregiver sono generalmente informati sulla possibilità di recidiva e progressione della malattia, spesso non sanno come riconoscere i segnali o affrontare questa eventualità. Possono quindi sentirsi impreparati a gestire i cambiamenti nel quadro clinico del paziente, e questo può aumentare il disorientamento e l’ansia associati alla cura.18-21 Fornire risorse e supporto emotivo è essenziale per ridurre lo stress e il carico di lavoro. Una comunicazione chiara e compassionevole da parte del team sanitario è quindi fondamentale per aiutare i pazienti e i loro familiari a comprendere la situazione, le opzioni terapeutiche disponibili e le aspettative realistiche riguardo all’andamento della malattia.22
La gestione della progressione del SCLC richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga oncologi, pneumologi, radioterapisti, infermieri specializzati e supporto psicosociale. Questo documento, in particolare, rappresenta il risultato di un workshop approfondito e multidisciplinare, focalizzato sul percorso di cura del paziente affetto da carcinoma polmonare a piccole cellule. Sono state considerate tutte le implicazioni della malattia, non solo dal punto di vista clinico ma anche da quello psicologico e sociale. La partecipazione di una delle principali Associazioni pazienti ha permesso di portare alla luce le esperienze vissute dai malati e dai loro familiari, evidenziando le sfide quotidiane e le necessità non ancora soddisfatte. Questa prospettiva ha arricchito il workshop fornendo un quadro completo delle esigenze reali dei pazienti e delle loro famiglie.
A partire dalle esperienze di ciascuno dei partecipanti, questo approccio metodologico ha consentito di evidenziare le varie fasi del “patient journey” del paziente con SCLC e di analizzare per ciascuna di esse alcuni fondamentali aspetti, tra cui la situazione attuale, gli attori coinvolti, i bisogni di pazienti e caregiver, le principali criticità e opportunità di miglioramento.
Diagnosi
Nella gestione del microcitoma, gli specialisti coinvolti nella fase diagnostica includono radio-oncologi, endoscopisti, psicologi, palliativisti, oncologi. A seconda del tipo di Centro, esistono diversi punti di accesso, come il broncoscopista o altre figure professionali, anche esterne. Il carico della malattia è spesso così rilevante da richiedere un intervento rapido, che può iniziare persino prima del completamento dell’iter diagnostico. Da subito, il paziente desidera un miglioramento dei sintomi, come la riduzione della dispnea e del dolore causato dalle metastasi ossee, e ha bisogno di essere rassicurato sul fatto che la malattia possa essere gestita. Utilizzare un linguaggio chiaro e semplice, evitando termini medici complessi, può facilitare la comprensione della situazione.
L’oncologo deve svolgere un ruolo attivo nel guidare il paziente attraverso le opzioni terapeutiche disponibili, condividendo le opportunità offerte dalle terapie innovative e identificando i Centri che possono fornire questi trattamenti avanzati. Tale approccio non solo migliora le prospettive cliniche, ma garantisce anche un significativo supporto psicologico, contribuendo a una migliore qualità della vita dei pazienti con SCLC. È necessario che ci sia un oncologo dedicato alla gestione del paziente con SCLC per anticiparne i bisogni e definire le soluzioni adeguate.
La fase di informazione del paziente sulla diagnosi è un momento fondamentale nel percorso di cura, spesso coincidente con la comunicazione delle opzioni terapeutiche e della prognosi. Questo momento è estremamente delicato e carico di implicazioni emotive e psicologiche, poiché non sempre è possibile attendere che il paziente metabolizzi la comunicazione della diagnosi prima di procedere con ulteriori informazioni sulla terapia. In effetti, la necessità di iniziare rapidamente il trattamento può significare che il paziente riceva informazioni dettagliate sulla diagnosi e sulla terapia quasi contemporaneamente. Questo può causare uno stato di shock o incredulità. Pertanto, è essenziale offrire supporto psicologico immediato per aiutare il paziente a controllare le emozioni iniziali e facilitare la comprensione delle informazioni ricevute. Coinvolgere i familiari o i caregiver nelle sessioni informative può garantire che le informazioni siano comprese e ricordate correttamente, garantendo un ulteriore supporto emotivo e pratico al paziente. La presenza di psicologi durante la comunicazione iniziale può assicurare un supporto immediato al paziente, aiutandolo a gestire le reazioni emotive, in un momento in cui è più vulnerabile emotivamente. La comunicazione con il paziente deve essere costruita nel tempo, passo dopo passo, poiché le necessità del paziente si delineano gradualmente. Infatti, man mano che il paziente assimila le informazioni e affronta le varie fasi della malattia, i suoi bisogni informativi ed emotivi si modificano. Una comunicazione personalizzata garantisce che questi bisogni siano costantemente soddisfatti e che si instauri un rapporto di fiducia tra il paziente e il team sanitario, elemento essenziale per una gestione efficace della malattia.
L’équipe che prende in carico il paziente deve essere adeguatamente e continuamente formata per affrontare le complesse esigenze dei pazienti con SCLC. Le competenze comunicative migliorano l’efficacia delle interazioni con i pazienti, riducendo il rischio di malintesi e aumentando la soddisfazione del paziente.
La disponibilità di un numero maggiore di figure specializzate nella gestione delle problematiche psicologiche dei pazienti con SCLC è fondamentale per affrontare le sfide emotive e psicologiche che accompagnano questa malattia aggressiva. Il lavoro in team multidisciplinare permette di offrire un percorso di cura integrato e coordinato, e un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) ben strutturato è fondamentale per assicurare l’efficacia della multidisciplinarità. Il PDTA deve essere chiaro, aggiornato e facilmente applicabile da parte di tutti i membri del team.
L’implementazione delle cure palliative in ambito territoriale, supportata da una figura di collegamento dedicata, può significativamente migliorare la continuità assistenziale e l’integrazione tra ospedale e territorio, offrendo un modello di cura più coordinato e assicurando una migliore qualità di vita ai pazienti con SCLC. La figura di collegamento dedicata, operando come un intermediario tra i vari attori del sistema sanitario, ha il compito di garantire che le informazioni e le cure necessarie siano trasmesse in modo efficiente e tempestivo tra i diversi livelli di assistenza.
Presa in carico
La presa in carico del paziente con SCLC richiede un approccio tempestivo e completo, coinvolgendo diverse figure professionali e risorse di supporto. La tempestività permette di avviare rapidamente le terapie necessarie e migliorare le prospettive di trattamento, e gli oncologi e i medici palliativisti giocano un ruolo chiave in questa fase. Le Associazioni pazienti possono assicurare un supporto rilevante nel facilitare l’accesso alle cure e nell’offrire sostegno emotivo al paziente e alla sua famiglia. È importante fare conoscere al paziente gli eventi avversi che possono verificarsi durante il trattamento e fornire informazioni dettagliate su come gestirli attraverso specifici interventi farmacologici. Gli oncologi e gli altri specialisti devono collaborare strettamente per identificare le migliori opzioni terapeutiche per ciascun paziente e facilitare una pianificazione efficace e personalizzata di esami e trattamenti, che è essenziale per garantire una gestione ottimale della malattia. Questo può alleviargli il peso organizzativo, consentendo al malato di concentrarsi sulla sua salute e sul suo benessere.
Per i pazienti che vivono da soli, è fondamentale comprendere come organizzare l’assistenza domiciliare e attivare il supporto sociale necessario. Le Associazioni pazienti possono garantire preziose risorse e informazioni su servizi di assistenza domiciliare e altre forme di sostegno disponibili nella comunità locale. Inoltre, è importante ottimizzare gli spostamenti. Gli spostamenti dal domicilio al luogo di cura possono rappresentare un onere significativo per il paziente con SCLC. Pertanto, è essenziale informare il paziente sul supporto logistico disponibile tramite le Associazioni pazienti e definire soluzioni pratiche per alleviare il peso organizzativo degli spostamenti. Per i pazienti più fragili, può essere necessario identificare strutture intermedie che fungano da ponte tra le cure ospedaliere e quelle domiciliari. Queste strutture offrono un ambiente sicuro e confortevole per i pazienti che richiedono un monitoraggio continuo e un supporto specialistico.
Infine, il paziente con SCLC può avere bisogno di informazioni e aiuto per la richiesta di invalidità e altre tutele assistenziali correlate. Le Associazioni pazienti possono essere un importante punto di riferimento per fornire assistenza pratica e orientamento legale in questo processo. In sintesi, la presa in carico del paziente con SCLC richiede un approccio integrato e coordinato che coinvolga diverse figure professionali e risorse di supporto. Attraverso una collaborazione efficace tra medici, associazioni pazienti e servizi territoriali, è possibile assicurare una gestione ottimale della malattia e migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Terapia
Il trattamento del SCLC richiede strumenti efficaci per identificare i pazienti che potrebbero beneficiare dell’immunoterapia in tempi rapidi. È altresì importante considerare l’estensione dell’immunoterapia anche ai pazienti con un punteggio di performance status più scaduto (PS 2), che potrebbero essere esclusi dagli studi clinici, ma che rappresentano comunque una quota significativa dei pazienti nella pratica clinica quotidiana. Inoltre, è richiesto di considerare la possibilità di ritrattare i pazienti che hanno avuto una recidiva dopo essere stati trattati per malattia limitata, offrendo loro nuove opzioni terapeutiche.
Nel percorso terapeutico del paziente con SCLC sono coinvolti una varietà di specialisti. In particolare, oncologo, pneumologo, radio-oncologo giocano un ruolo chiave nella definizione del piano terapeutico. In aggiunta, è importante il supporto da parte di un nutrizionista, in quanto una buona gestione nutrizionale può favorire una adeguata risposta al trattamento, riducendo il rischio di complicanze e migliorando la qualità della vita dei pazienti.23 Inoltre, può favorire una maggiore tolleranza alle terapie, riducendo il rischio di interruzioni del trattamento e, dunque, ottimizzando gli esiti complessivi per i pazienti.
I caregiver svolgono un ruolo fondamentale nel supportare il paziente durante il trattamento. Allo stesso modo, le Associazioni pazienti possono fornire risorse pratiche, supporto emotivo e informazioni aggiornate sulle terapie disponibili.
Poiché alcuni pazienti con SCLC possono sviluppare complicanze legate al metabolismo, la consulenza endocrinologica o diabetologica può essere necessaria per affrontare queste comorbilità. In aggiunta, il supporto palliativo e psicologico è essenziale per affrontare le sfide emotive e psicologiche associate alla malattia e al trattamento, in quanto questi specialisti possono garantire sostegno emotivo, gestione del dolore e consulenza per migliorare la qualità della vita. Sicuramente, la fase della terapia è accompagnata da notevoli aspettative e, nel caso in cui la malattia sia sotto controllo, il paziente acquista fiducia. Tuttavia, al sentimento di fiducia si aggiunge a volte quello di paura e incertezza riguardo al mantenimento dei benefici offerti dalla terapia stessa.
I pazienti devono essere educati a un atteggiamento proattivo nei confronti degli eventi avversi e devono essere informati su come affrontarli. Opuscoli e materiale informativo possono essere utilizzati per fornire informazioni chiare e dettagliate.
È importante considerare anche il tema del fumo e il senso di colpa/stigma del fumatore che deve essere attenuato. Inoltre, poiché non sempre il paziente con microcitoma riesce a smettere di fumare, è necessario supportarlo attraverso un opportuno counselling per la cessazione dell’abitudine tabagica, che dovrebbe essere offerto come parte integrante della gestione della malattia, in quanto il fumo, oltre a impattare sulla sopravvivenza, determina anche riacutizzazioni della malattia peggiorando la qualità di vita.
Infine, gli infermieri svolgono un ruolo fondamentale nella gestione quotidiana del paziente durante la terapia. Di fatto, avendo un contatto diretto con il paziente possono offrire supporto pratico, aiuto nella gestione degli eventi avversi e comunicazione proattiva con gli altri membri del team.
Da ultimo, ma non per importanza, è importantissimo implementare studi clinici per valutare nuove linee terapeutiche e opzioni di trattamento successive alla prima linea. Questi studi contribuiscono all’avanzamento della ricerca e all’identificazione di nuove strategie terapeutiche per migliorare gli esiti dei pazienti con SCLC.
Monitoraggio e follow up
Il monitoraggio e il follow-up dei pazienti affetti da SCLC rappresentano momenti particolarmente impegnativi, resi ancora più complessi dalle caratteristiche aggressive e dall’elevato tasso di recidiva della malattia. L’approccio differisce significativamente tra i pazienti con malattia limitata e quelli con malattia estesa.
Nei pazienti con SCLC in stadio limitato, l’80% dei pazienti sperimenta una progressione della malattia entro cinque anni dalla diagnosi. Questo dato sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo e attento per individuare tempestivamente segni di recidiva. Nei pazienti con malattia estesa, la situazione è ancora più critica, poiché tutti i pazienti inevitabilmente sperimentano una recidiva e l’oncologo si trova a constatare che la qualità di vita del paziente precipita, a volte in maniera anche drammatica. La prognosi a lungo termine dei pazienti con ES-SCLC è estremamente sfavorevole: anche se la malattia risponde alla chemioterapia, il tasso di recidiva è alto, con oltre il 90% dei pazienti con malattia metastatica che progredisce entro due anni dal trattamento.24
A guidare le rivalutazioni, che generalmente vengono eseguite ogni tre mesi, è l’andamento clinico del paziente. Durante la fase di monitoraggio, la figura del radio-oncologo è fondamentale per valutare l’insorgenza di eventuali tossicità, tra cui le interstiziopatie polmonari. È altrettanto importante disporre di specialisti dedicati alla gestione delle tossicità derivanti dall’immunoterapia.
È essenziale redigere linee guida e documenti con indicazioni specifiche per il trattamento del microcitoma. Il follow-up è riservato a pochi pazienti con SCLC, ma ci sono casi rari di lungo-sopravviventi che hanno avuto un’ottima risposta al trattamento chemio-immunoterapico. Per questi pazienti, l’oncologo può trovare difficile stabilire il tipo di follow-up più appropriato.
Prevenire e monitorare le tossicità dei chemioterapici, specialmente quelle ematologiche, è cruciale. Una strategia utile può essere la riduzione dei cicli di chemioterapia per evitare ulteriori criticità che potrebbero compromettere la qualità della vita del paziente.
Implementare seminari sulla gestione corretta delle tossicità è un passo importante, e la creazione di un gruppo dedicato, composto da vari specialisti d’organo, può migliorare la gestione delle tossicità.
La transizione dalla fase delle cure attive a quella delle terapie palliative è un momento delicato e spesso sconfortante per il paziente, la famiglia e lo specialista. In tale fase, la presenza delle Associazioni Pazienti è fondamentale per offrire un sostegno pratico ed emotivo. Garantire sempre il supporto psicologico ai pazienti affetti da microcitoma e ai loro caregiver è fondamentale per affrontare le sfide emotive e pratiche associate a questa patologia. Il supporto psicologico contribuisce a migliorare la qualità della vita, riduce l’ansia e lo stress e aiuta sia i pazienti sia i caregiver a gestire meglio l’intero percorso di cura.
In sintesi, una gestione efficace del monitoraggio e del follow-up nei pazienti con microcitoma richiede un approccio multidisciplinare, linee guida ben definite, e un supporto costante da parte delle Associazioni pazienti.

Recidiva e progressione
La recidiva e la progressione rappresentano la fase più critica nella gestione dei pazienti affetti da microcitoma. In questa fase subentra il momento della palliazione e, in alcuni casi, della sedazione.
La comunicazione con il paziente e i suoi familiari è un punto importantissimo. Non possono essere stabilite delle regole generali per la comunicazione con il paziente affetto da SCLC, poiché ogni caso è unico e richiede un approccio personalizzato. Tuttavia, è universalmente riconosciuto che questo è un momento estremamente delicato. I professionisti sanitari devono muoversi con sensibilità, tenendo in considerazione le specifiche caratteristiche e le necessità del paziente. Sarebbe auspicabile l’implementazione di corsi di formazione pratici sugli aspetti legati alla comunicazione con il paziente, che possano aiutare i clinici a sviluppare competenze fondamentali per ascoltare attivamente, comprendere le emozioni, e gestire le proprie emozioni. Infatti, la relazione con il paziente oncologico può essere emotivamente impegnativa anche per i clinici stessi. I corsi di formazione possono includere tecniche di gestione dello stress e delle emozioni, aiutando i professionisti a mantenere un equilibrio emotivo e a prevenire il burnout. Investire in queste competenze non solo favorisce un’assistenza più umana e personalizzata, ma supporta anche il benessere e la resilienza dei professionisti sanitari. In questo modo, si crea un ambiente di cura più positivo e sostenibile, benefico per pazienti e clinici.
La continuità assistenziale è essenziale in questa fase. Il paziente non deve sentirsi abbandonato e deve essere supportato attraverso una transizione adeguata verso le strutture che continueranno a seguirlo, come le unità di cure palliative e gli hospice. Il caregiver ha un ruolo cruciale, fungendo da mediatore tra il paziente e il medico. È importante che il caregiver aiuti il paziente a comprendere che l’obiettivo delle cure non è più il controllo della malattia, ma la gestione dei sintomi. Questo supporto può ridurre l’ansia e migliorare la qualità della vita del paziente.
L’accettazione delle cure palliative è fondamentale per ridare dignità al paziente in un ambiente idoneo, che può essere l’hospice o il proprio domicilio con un’adeguata assistenza. Le cure palliative mirano a migliorare il comfort del paziente, gestendo efficacemente il dolore e altri sintomi debilitanti. In aggiunta, l’implementazione di una rete tra Associazioni Pazienti e Società Scientifiche è fondamentale per aiutare i pazienti a trovare trattamenti appropriati e a navigare attraverso le opzioni disponibili. Questa rete può fornire risorse preziose e informazioni aggiornate sui trial clinici e le terapie innovative.
La gestione della recidiva e della progressione nel microcitoma è una sfida complessa che richiede un approccio multidisciplinare e una comunicazione efficace. La formazione dei clinici, il supporto continuo e l’integrazione di cure palliative sono elementi chiave per garantire una qualità di vita migliore per i pazienti e un supporto adeguato per i loro caregiver.
Conclusioni
Le indicazioni emerse durante il workshop “Pazienti e Percorsi”, parte del Progetto Science Clinic Life Collaboration, sottolineano la rilevanza di una strategia integrata e multidisciplinare nella gestione del SCLC per l’ottimizzazione del “patient journey”.
Lo SCLC richiede un approccio assistenziale olistico, che tenga conto sia delle necessità cliniche sia dei bisogni psicosociali dei pazienti. Data la sua natura aggressiva e la rapida evoluzione, è essenziale pianificare in modo proattivo gli interventi terapeutici e monitorare costantemente il paziente. La gestione del microcitoma implica una sfida significativa durante il momento della recidiva e della progressione della malattia, quindi è davvero importante fornire un supporto psicologico continuo ai pazienti e ai loro caregiver. In generale, un adeguato sostegno psicologico aiuta notevolmente ad affrontare la complessità della malattia, contribuendo a ottimizzare l’iter diagnostico-terapeutico.
Standardizzare il percorso assistenziale e integrare le cure attive con quelle di supporto può offrire risposte efficaci ai bisogni quotidiani del paziente, migliorando così la qualità e la durata della vita. Le Associazioni Pazienti possono rappresentare un punto di riferimento importante per fornire assistenza pratica ed emotiva nel percorso del paziente con SCLC.
In conclusione, la gestione del paziente con SCLC richiede un approccio integrato e coordinato che coinvolge diverse figure professionali e risorse di supporto. Un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale ben strutturato è fondamentale per garantire l’efficacia della multidisciplinarità. Oltre all’oncologo e al medico palliativista, le Associazioni Pazienti svolgono un ruolo essenziale. Assicurare il supporto psicologico e una continuità assistenziale adeguata contribuisce a migliorare la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
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