L'accesso ai farmaci anti-CGRP per la prevenzione dell'emicrania resta limitato in Italia dalle procedure prescrittive e amministrative. A segnalarlo è la Società italiana per lo studio delle cefalee (SISC), che chiede di semplificare i percorsi terapeutici e di consentire il rinnovo delle prescrizioni anche ai neurologi territoriali e ai medici di medicina generale. La posizione è stata presentata al 40° Congresso nazionale della società scientifica, Cefalee 50 anni dopo: dalla tradizione all'innovazione, in corso a Lecce dal 5 al 7 novembre 2026.
Secondo i dati richiamati dalla SISC, i farmaci anti-CGRP, che comprendono anticorpi monoclonali e gepanti, consentono una riduzione di almeno il 50% delle crisi nel 60-70% dei pazienti trattati. In quasi un terzo dei casi la riduzione raggiunge il 75%. I gepanti, disponibili anche in formulazioni orali, possono essere utilizzati, a seconda del medicinale, per il trattamento degli attacchi o per la prevenzione. Il comunicato riporta inoltre tassi di interruzione per effetti avversi compresi tra il 2% e l'8% a 12 mesi.
Nonostante questi risultati, secondo la società scientifica l'utilizzo delle terapie resta contenuto. «Rispetto ad altri Paesi europei, come Germania e Spagna, in Italia l'utilizzo dei farmaci anti-CGRP appare ancora ridotto», afferma Innocenzo Rainero, presidente eletto della SISC e professore ordinario di Neurologia all'Università di Torino.
Rainero richiama le procedure amministrative previste dall'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), che richiedono la registrazione dei pazienti trattati, e la necessità di ricorrere ai trattamenti preventivi tradizionali prima di accedere alle terapie mirate. «Questo percorso può comportare un ritardo anche di sei-dodici mesi nell'avvio di una terapia mirata, con conseguenze importanti sulla qualità di vita delle persone che convivono con l'emicrania», sottolinea.
Un'altra criticità riguarda il rinnovo periodico dei piani terapeutici presso i centri autorizzati. La SISC propone di consentirlo anche ai neurologi territoriali e ai medici di medicina generale, per ridurre spostamenti e difficoltà organizzative dei pazienti.
Il congresso affronta anche le prospettive di ricerca sugli effetti degli anti-CGRP. Marina De Tommaso, presidente della SISC e professoressa ordinaria di Neurologia all'Università di Bari, richiama studi di neurofisiologia e neuroimmagine che hanno osservato modificazioni dell'attività delle aree cerebrali coinvolte nell'elaborazione del dolore. La possibilità che questi farmaci modifichino i meccanismi della malattia resta tuttavia da dimostrare.
Accanto alle terapie farmacologiche, gli specialisti discutono il ruolo degli interventi non farmacologici. Licia Grazzi, dell'Istituto neurologico Carlo Besta di Milano, richiama l'impiego della terapia cognitivo-comportamentale, del rilassamento, del biofeedback e della mindfulness nella gestione dell'emicrania. Filippo Brighina, neurologo dell'Università di Palermo, segnala infine le prospettive della neurostimolazione non invasiva, utilizzabile anche in associazione ai farmaci. Per quantificarne con precisione l'efficacia, precisa, mancano però ancora studi sufficientemente ampi e condotti con metodologie omogenee.