Le nuove terapie biotecnologiche richiedono ai medici di medicina generale competenze specifiche per riconoscere i pazienti che possono beneficiarne, orientarli verso i percorsi specialistici e seguirli durante il trattamento. È quanto emerso all'85° Congresso nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG), a Villasimius, nel confronto dedicato alle biotecnologie e alle terapie innovative.
«Il medico di famiglia deve essere protagonista di questa trasformazione, non può limitarsi a osservare l'innovazione dall'esterno», afferma Walter Marrocco, responsabile scientifico FIMMG. «Oggi abbiamo strumenti diagnostici e terapeutici che fino a pochi anni fa sembravano impensabili, ma perché producano benefici concreti è indispensabile che entrino nei percorsi di cura. Il medico di medicina generale rappresenta il collegamento tra il progresso scientifico, gli specialisti e la vita quotidiana dei pazienti».
Anticorpi monoclonali, farmaci biologici, terapie cellulari e geniche e strumenti di farmacogenomica stanno ampliando le possibilità terapeutiche per le patologie croniche, rare e oncologiche. Secondo la FIMMG, la crescente complessità dei trattamenti richiede una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, soprattutto per il monitoraggio delle terapie e la gestione degli eventuali effetti collaterali.
«Non significa trasferire negli studi dei medici di famiglia trattamenti riservati ai centri specializzati», precisa Marrocco. «Significa riconoscere precocemente i pazienti che possono beneficiarne, orientarli verso i percorsi appropriati e seguirli nel tempo. La continuità assistenziale diventa ancora più importante quando aumenta la complessità delle cure».
Un altro aspetto riguarda la sicurezza dei farmaci biotecnologici. Giorgio Racagni, professore emerito di Farmacologia all'Università degli Studi di Milano, richiama l'attenzione sulle caratteristiche di questi medicinali e sulla necessità di conoscerne i possibili effetti indesiderati. «Richiedono conoscenze specifiche, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e il monitoraggio degli effetti collaterali. Un aspetto rilevante è l'immunogenicità, cioè la possibilità che inducano una risposta del sistema immunitario. I medici di famiglia sono spesso tra i primi a intercettare eventuali reazioni avverse e rappresentano un presidio essenziale nella farmacovigilanza e nella continuità delle cure».
In questo ambito si inserisce il progetto formativo ECM promosso da Metis, con la responsabilità scientifica di Marrocco e Racagni. Il percorso comprende quattro moduli di formazione a distanza dedicati a medicina personalizzata, genomica, farmaci biologici e biosimilari, vaccini innovativi, terapie geniche e cellulari e diagnostica molecolare.
«La medicina personalizzata non può diventare una medicina riservata a pochi», conclude Marrocco. «Il rischio è che il progresso scientifico corra più velocemente della capacità del sistema sanitario di renderlo accessibile. Investire nelle competenze dei medici di famiglia significa favorire un utilizzo appropriato delle innovazioni, ridurre le disuguaglianze e trasformare le nuove opportunità terapeutiche in benefici concreti per i cittadini».