La Società italiana di chirurgia (SIC) chiede ad Agenas e al Ministero della Salute di riaprire il confronto sulle raccomandazioni preliminari per l'impiego della chirurgia robotica, pubblicate nell'aprile 2026. Secondo la società scientifica, il documento limita l'utilizzo della tecnologia in numerose procedure e non tiene adeguatamente conto delle evidenze più recenti e della pratica clinica italiana. La richiesta è stata rilanciata in occasione del congresso nazionale della SIC, appena concluso a Roma.
Le raccomandazioni, elaborate dalla Cabina di regia per la valutazione delle tecnologie sanitarie coordinata da Agenas, riguardano la chirurgia generale, la ginecologia e l'urologia. Secondo quanto riferito dalla SIC, su 21 procedure valutate soltanto sei hanno ricevuto una raccomandazione favorevole all'impiego della robotica, mentre nessuna riguarda i trapianti. Per le altre procedure l'utilizzo non viene raccomandato oppure è circoscritto alla ricerca.
«Le raccomandazioni Agenas sono basate su una revisione della letteratura che non ha tenuto conto degli studi più recenti», afferma Ludovico Docimo, presidente della SIC. La società chiede di rivalutare anche gli interventi per obesità ed ernia iatale e le procedure che interessano fegato, pancreas, milza e altri ambiti chirurgici.
A sostegno della richiesta, la SIC richiama i risultati di uno studio del Network Italiano Sanitario (N.I.San.), condotto su 3.798 interventi con tecnica robotica e 10.488 in laparoscopia, eseguiti nel 2024 in otto ospedali. Secondo i dati riportati nel comunicato, la degenza media è risultata di 5,9 giorni per gli interventi robotici, contro 11,5 giorni per quelli laparoscopici. Lo studio segnala inoltre una riduzione dei giorni di terapia intensiva fino all'80%, con una media di un giorno in meno.
Sul piano economico, secondo la SIC, l'analisi evidenzia che, a parità di intervento, i costi complessivi delle due tecniche possono risultare vicini e, in alcuni casi, inferiori con la robotica, considerando le differenze nella durata dei ricoveri, nell'utilizzo della terapia intensiva e nei costi del personale di sala operatoria.
«Valutare la chirurgia robotica solo sul costo dell'intervento è un errore», sottolinea Docimo, secondo cui la valutazione dovrebbe considerare l'intero percorso assistenziale e i costi indiretti.
La SIC ricorda che nel 2024 in Italia sono state eseguite oltre 54.000 procedure robotiche, principalmente in urologia, chirurgia generale e ginecologia. Le raccomandazioni Agenas non hanno valore di linee guida, ma, secondo la società scientifica, possono influenzare le decisioni organizzative ed economiche di Regioni e ospedali.
Tra le preoccupazioni espresse figurano le possibili conseguenze sull'accesso dei pazienti alle procedure, sulla mobilità sanitaria e sulla formazione degli specializzandi. Docimo richiama inoltre la difficoltà di attrarre giovani medici nella chirurgia generale, dove, secondo i dati citati dalla SIC, un terzo dei posti nelle scuole di specializzazione risulta scoperto.
La società scientifica chiede quindi un nuovo tavolo tecnico con la partecipazione dei chirurghi generali, per aggiornare la valutazione delle evidenze disponibili e riesaminare le procedure attualmente non raccomandate o escluse, comprese quelle relative alla chirurgia dell'obesità, agli organi addominali e ai trapianti.