Dopo il parere positivo dell’Ema sul daraxonrasib, si apre una nuova prospettiva per il trattamento del tumore al pancreas metastatico. "Per la prima volta, il clinico potrà proporre non una chemioterapia tradizionale ma un trattamento mirato su target RAS". A sottolinearlo, in un’intervista a Doctor33, è Paolo Tralongo, presidente del Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (CIPOMO), che definisce questa novità "il superamento di un limite storico". La nuova opzione, tuttavia, richiederà un’attenta selezione dei pazienti, considerando le caratteristiche molecolari della malattia e il profilo di tossicità del trattamento.
Professore, che cosa cambia concretamente per gli oncologi e per i pazienti con tumore al pancreas metastatico dopo il parere positivo dell’Ema sul daraxonrasib?
La disponibilità di questo farmaco orale rappresenta per il clinico il superamento di un limite storico, tenuto conto che, per la prima volta, potrà proporre non una chemioterapia tradizionale ma un trattamento mirato su target RAS. Ovviamente è importante la selezione dei pazienti, considerato che tale trattamento va proposto a pazienti con malattia metastatica in progressione dopo un precedente trattamento chemioterapico.
Quali passaggi mancano prima che il farmaco sia disponibile in Italia e quali sono i tempi previsti per completare l’iter di autorizzazione, prezzo e rimborsabilità?
Sì, infatti. Dopo il recente parere positivo espresso dall’Ema, l’Agenzia europea dei medicinali, il 15 ottobre siamo in attesa che la Commissione europea rilasci formalmente l’autorizzazione all’immissione in commercio (AIC), valida per tutti i Paesi dell’Unione.
Purtroppo, però, non è finita qui. Per poter avere la piena disponibilità del farmaco nel nostro Paese sono necessari ulteriori passaggi negoziali, con una tempistica circoscrivibile in 8-12 mesi. In particolare, è richiesta la negoziazione del prezzo con Aifa e la definizione dei criteri di rimborsabilità a carico del Servizio sanitario nazionale. Ricevuto il via libera di Aifa e ottenuta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, dovranno poi attivarsi le singole Regioni per inserire il farmaco nei propri prontuari terapeutici. Se volessimo fare una previsione, possiamo immaginare che il farmaco potrà essere disponibile in clinica nella seconda metà del prossimo anno.
In attesa della disponibilità del farmaco, quali possibilità hanno i pazienti italiani che potrebbero beneficiarne? È possibile ricorrere all’uso compassionevole o all’inserimento in studi clinici?
Nelle more della disponibilità potrà essere attivato un programma di uso compassionevole, qualora si raggiungesse un accordo tra Aifa e azienda produttrice. Un’alternativa è rappresentata dall’inserimento del paziente in uno studio clinico presso i centri autorizzati.
Quali pazienti potranno essere candidati al daraxonrasib e quali elementi guideranno la scelta? Quanto peseranno la caratterizzazione molecolare del tumore e il diverso profilo di tossicità rispetto alla chemioterapia tradizionale?
La scelta di impiego del daraxonrasib deve tener conto della caratterizzazione biomolecolare e del profilo di tossicità potenziale. Il farmaco può essere proposto nel caso di malattia metastatica in progressione dopo un trattamento chemioterapico tradizionale per quei pazienti la cui patologia deve esprimere una mutazione RAS, visto che il farmaco è un inibitore multiselettivo panRAS. Non a caso, la sua efficacia è particolarmente evidente in presenza di mutazioni RAS G12, quali G12V e G12D; tali mutazioni si riscontrano in circa il 92% dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico.
Anche il profilo di tossicità contribuirà a determinare la scelta terapeutica in ragione della capacità del singolo di tollerare i potenziali effetti collaterali. Gli effetti collaterali registrati con il daraxonrasib differiscono da quelli della chemioterapia classica. Per esempio, per il primo l’incidenza di tossicità grave come la neutropenia di grado 3 è estremamente bassa (1,7% contro il 27,6% della chemioterapia), mentre sono di più frequente riscontro le eruzioni cutanee, la diarrea e la stomatite. Diventa quindi importante considerare la riserva midollare da una parte ed eventuali patologie concomitanti dall’altra.
Anna Capasso