Il 12% dei nuovi casi di tumore diagnosticati nel mondo nel 2024 è attribuibile a un'infezione, pari a circa 2,3 milioni di casi. È la stima di un'analisi dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell'OMS pubblicata su The Lancet Oncology.
I ricercatori hanno usato i dati di incidenza 2024 del database GLOBOCAN del Global Cancer Observatory. Su questi dati hanno stimato frazioni attribuibili di popolazione (PAF), numeri assoluti e tassi di incidenza standardizzati per età (ASIR) dei tumori legati ai 12 agenti infettivi classificati come cancerogeni di gruppo 1 dalle Monografie IARC. Rispetto alle stime del 2018 l'analisi include 16 nuove coppie infezione-tumore. Tra queste ci sono i tumori causati da HIV e dal poliomavirus delle cellule di Merkel, oltre a nuove sedi tumorali associate a EBV, HBV, HCV e all'herpesvirus del sarcoma di Kaposi.
Il primo agente per numero di casi è H. pylori, con 760.000 casi (PAF 4%), quasi tutti carcinomi gastrici non cardiali: l'85% di questi tumori è attribuibile al batterio. Segue l'HPV con 750.000 casi (4%), di cui 600.000 tumori della cervice uterina, considerati attribuibili al virus nella loro totalità. Al terzo posto c'è l'HBV con 360.000 casi, soprattutto epatocarcinomi. L'EBV è al quarto posto con 260.000 casi e supera per la prima volta l'HCV, fermo a 160.000. Il sorpasso si spiega con le nuove evidenze sul ruolo dell'EBV in una quota di tumori gastrici e in alcuni linfomi non Hodgkin. L'ASIR complessivo è di 22,7 casi per 100.000 anni-persona. Per tutti gli agenti tranne l'HPV i tassi sono più alti negli uomini che nelle donne, in ogni regione.
Lo studio riporta forti differenze regionali nella distribuzione dei casi. Complessivamente i Paesi a basso e medio reddito raccolgono il 77% dei casi.
L'Asia orientale concentra da sola 990.000 casi, il 42% del totale mondiale, e al suo interno il 15% dei tumori ha origine infettiva, soprattutto per H. pylori ed epatite B. Le quote sono alte anche nel Sud-est asiatico (16%), in Asia centro-meridionale (12%) e in Asia occidentale (9%). In Africa subsahariana un tumore su quattro è legato a infezioni, in gran parte all'HPV, mentre in Nord Africa (16%) pesa l'epatite C, concentrata in Egitto.
Nelle Americhe la quota va dal 5% del Nord America al 12% del Sud America e al 13% di Caraibi e America centrale, con HPV e H. pylori in testa. In Oceania è del 5%.
In Europa si passa dal 10% dell'area centro-orientale, con un tasso superiore alla media mondiale, al 4-5% di Nord ed Europa occidentale. Lo studio non fornisce stime separate per l'Italia, ma riporta quelle dell'Europa meridionale. Qui i tumori di origine infettiva sono circa 63.000, il 7% delle diagnosi; i principali responsabili sono H. pylori (24.000 casi), HPV (15.000) ed epatite C (11.000). Proprio l'HCV caratterizza l'area: il suo tasso è il più alto d'Europa, circa il doppio di quello dell'Europa occidentale.
Per gli autori la maggior parte di questi tumori è già evitabile con strumenti noti e ben studiati. Tra questi ci sono la vaccinazione contro HPV ed epatite B, il test e il trattamento di H. pylori, HBV, HCV e HIV. Contano anche le pratiche di iniezione sicura, l'accesso a profilassi pre-esposizione e preservativi e lo screening delle lesioni precancerose di cervice e ano. Per l'HPV lo studio sostiene la vaccinazione estesa anche ai maschi. Per il carcinoma gastrico ricorda che diversi Paesi europei stanno sperimentando programmi di screen-and-treat per H. pylori. Resta aperta la sfida dell'EBV, per cui non esistono ancora vaccini: secondo i ricercatori è lì che nuovi investimenti avrebbero l'impatto maggiore.