Oltre 1.200 Case di comunità risultavano operative al 31 agosto 2026, secondo i dati ministeriali presentati dal ministro della Salute Orazio Schillaci al 58° Congresso nazionale Sumai Assoprof, in corso a Roma. La sfida, ha sottolineato, è garantire che le strutture funzionino in modo omogeneo in tutte le Regioni, con personale e dotazioni adeguati. Sul fronte delle risorse, il ministro ha ricordato i 250 milioni di euro stanziati per il 2025 e i 350 milioni per il 2026 per le assunzioni nelle Case di comunità e negli Ospedali di comunità. "Le Case di comunità sono il progetto più ambizioso della sanità italiana dell'ultimo decennio", ha dichiarato Schillaci, indicando nell'avvicinamento dei servizi ai cittadini e nel riequilibrio tra ospedale e territorio gli obiettivi della riforma. Il ministro ha rivendicato l'accelerazione registrata nel primo semestre del 2026 in diverse Regioni e il raggiungimento dei target previsti dal Pnrr, sottolineando tuttavia la necessità di proseguire nell'attuazione e di sostenere i territori che incontrano maggiori difficoltà.
Rispondendo alle preoccupazioni sul rischio di strutture prive di personale, Schillaci ha ricordato che il Pnrr inizialmente finanziava soprattutto le infrastrutture. "È come se le persone si curassero con gli edifici e non con il personale e con le dotazioni tecnologiche", ha osservato, evidenziando gli interventi successivi per finanziare anche le assunzioni. Le Case di comunità, ha aggiunto, dovranno diventare punti di riferimento anche per la prevenzione e la presa in carico degli anziani e delle persone più fragili. Proprio sulla disponibilità di professionisti si concentra la proposta del Sumai. Il segretario generale Antonio Magi ha chiesto maggiori risorse economiche e misure per rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale, soprattutto per i giovani chiamati a garantire il ricambio generazionale. "La presa in carico delle patologie complesse la fanno gli specialisti, non può farla soltanto la medicina generale. Bisogna creare équipe multiprofessionali e multidisciplinari e renderle realmente operative", ha affermato.
Il sindacato propone un contratto unico per la specialistica convenzionata, articolato in due sezioni: una per le attività sul territorio e una per quelle ospedaliere. Il modello consentirebbe di superare gli attuali vincoli di incompatibilità e di spostare gli specialisti tra i diversi contesti assistenziali in base alle necessità. Secondo le stime presentate da Magi, la riforma potrebbe generare risparmi per circa un miliardo di euro l'anno, da reinvestire nel personale senza dover reperire nuove risorse. Anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sostenuto il rafforzamento della specialistica nelle Case di comunità. Gli specialisti convenzionati, insieme ai medici di medicina generale e agli infermieri di comunità, sono "necessari per rendere il Servizio sanitario sempre più performante", ha dichiarato. Gemmato ha ricordato la presenza di 1.065 strutture sul territorio e il contributo che i professionisti del Sumai possono offrire alla presa in carico e alla gestione dei pazienti cronici.