Le nuove approvazioni europee di upadacitinib ampliano le possibilità terapeutiche per la vitiligine non segmentale e l’alopecia areata grave. Con le decisioni della Commissione europea, il JAK inibitore diventa il primo farmaco sistemico approvato nell’Unione europea per la vitiligine non segmentale. Le novità sono state al centro del media tutorial “Oltre la pelle: Vitiligine e Alopecia areata, le malattie invisibili che tutti vedono”, organizzato da AbbVie a Milano il 22 settembre.
«Sia l’alopecia areata grave che la vitiligine non segmentale sono malattie autoimmuni croniche e imprevedibili», ha spiegato Giovanni Pellacani, presidente della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST). Secondo Pellacani, le maggiori conoscenze sui meccanismi alla base delle due patologie si accompagnano alla necessità di assicurare «una diagnosi tempestiva, una valutazione accurata della malattia e una presa in carico adeguata alle caratteristiche di ciascun paziente».
Sul significato delle nuove approvazioni è intervenuto Antonio Costanzo, vicepresidente SIDeMaST. «La sfida successiva sarà trasformare l’innovazione scientifica in percorsi di cura appropriati, accessibili e centrati sulla persona, tenendo insieme diagnosi, valutazione della severità, trattamento, monitoraggio e qualità di vita». Costanzo ha inoltre auspicato che la nuova opzione terapeutica, somministrata per via orale una volta al giorno, possa essere resa disponibile ai pazienti italiani.
In Italia sono circa 152.000 le persone con diagnosi di vitiligine non segmentale. La patologia è autoimmune e cronica ed è caratterizzata dalla comparsa di lesioni bianche sulla pelle dovute alla distruzione selettiva dei melanociti. La forma non segmentale è la più comune e può presentare un andamento imprevedibile. Il costo sociale annuo è stimato in circa 500 milioni di euro, il 55% dei quali sostenuto direttamente da pazienti e caregiver. Il 49% dei pazienti italiani dichiara di nascondere frequentemente le manifestazioni della malattia attraverso trucco, abbigliamento o altre strategie e il 35,5% riferisce una diagnosi di ansia.
Per l’alopecia areata si stimano invece poco meno di 120.000 persone in Italia. La malattia autoimmune può determinare una perdita dei capelli variabile, dalle chiazze circoscritte alle forme più estese. L’esordio è spesso precoce: il 70% dei casi insorge prima dei 30 anni e uno dei principali picchi riguarda l’età pediatrica. Una metanalisi internazionale citata nel materiale stima una probabilità di ansia 2,5 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Oltre il 60-65% dei pazienti italiani riferisce inoltre comportamenti di evitamento sociale legati alla perdita dei capelli e allo stigma.
Per Claudia Cassia, presidente dell’Associazione Italiana Pazienti Alopecia & Friends (AIPAF), alle nuove possibilità terapeutiche deve affiancarsi una presa in carico che consideri i bisogni complessivi delle persone. L’associazione chiede inoltre che la realtà dell’alopecia areata venga riconosciuta anche nei Livelli essenziali di assistenza.