Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028 rappresenta «un passo importante», ma la riduzione dei tempi non può essere affidata all’aumento dei carichi di lavoro di medici e professionisti sanitari. È la posizione espressa da CISL Medici sul Piano pubblicato in Gazzetta Ufficiale, che interviene sull’organizzazione della specialistica ambulatoriale, dei ricoveri e dei percorsi di presa in carico.
«È positivo che il problema delle liste d’attesa venga affrontato attraverso un approccio che non sia esclusivamente quantitativo», afferma Luciana Cois, segretaria generale di CISL Medici. Per il sindacato, appropriatezza, governo della domanda, programmazione dell’offerta, gestione delle agende e presa in carico devono rientrare in un unico modello organizzativo.
CISL Medici richiama però l’attenzione sulle condizioni necessarie per attuare il Piano. «Non possiamo pensare di risolvere un problema strutturale attraverso il ricorso sistematico alle prestazioni aggiuntive o aumentando ulteriormente i carichi di lavoro», sostiene Cois. Il sindacato chiede interventi sulle carenze di organico, misure per rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale, anche sul piano contrattuale, e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.
Un altro punto riguarda il coinvolgimento dei prescrittori. Il Piano prevede la partecipazione della medicina territoriale, degli specialisti, dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta alla rivalutazione della domanda secondo criteri di appropriatezza. Per CISL Medici, dirigenti medici e sanitari, MMG e specialisti ambulatoriali devono essere coinvolti anche nella programmazione, nell’organizzazione e nei percorsi di cura.
Il sindacato valuta positivamente anche l’attenzione riservata all’efficienza dei Cup, alla gestione delle agende e ai sistemi di conferma e disdetta delle prenotazioni. «Una parte delle criticità delle liste d’attesa deriva anche da problemi organizzativi, le inefficienze del sistema non possono continuare a essere compensate esclusivamente attraverso il lavoro dei professionisti», afferma Cois.
La principale criticità indicata da CISL Medici riguarda la previsione secondo cui gli interventi devono essere realizzati con le risorse umane, finanziarie e strumentali già disponibili e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. «È questo l’aspetto che ci preoccupa maggiormente», sottolinea Cois, secondo cui è difficile ipotizzare una riduzione strutturale delle liste d’attesa senza investimenti strutturali.
L’attenzione passa ora alle Regioni, chiamate ad adottare entro 120 giorni i propri Piani regionali di governo delle liste d’attesa. CISL Medici chiede che nella fase di attuazione siano coinvolti concretamente professionisti e organizzazioni sindacali nelle decisioni sull’organizzazione dell’offerta sanitaria e del lavoro.